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Al Paese serviva un movimento nuovo

I primi sconfitti di queste elezioni sono i liberali puri. Quelli che cercavano di dare un movimento liberale, intendo: RL e PLI, tanto per fare nomi.
I Riformatori Liberali sono sconfitti perché si presentano solo al senato e solo in tre regioni, il che equivale a zero virgola. Avranno uno o due deputati, cioè niente: giusto il necessario per un po' di finanziamento pubblico. Non hanno solo aderito alla CdL ma hanno stretto un patto quasi personale con Berlusconi: votarli significa votare per chi nella CdL può interpretare il liberalismo senza compromessi, ma Della Vedova (da solo o in coppia con Calderisi) non potrà evitare tali compromessi.

Il Partito Liberale è in una situazione ancora peggiore, anche se sarà più presente di RL: quattro circoscrizioni alla camera e quattro regioni al senato. In compenso, nessun "posto al sole" dentro le liste di Forza Italia, il che ha determinato un comunicato di rottura con la CdL (non rispettato in Lombardia) e l'oscuramento totale nei media, a parte qualche tribuna elettorale poco seguita.

E' naturale che gli elettori istintivamente liberali si stiano rivolgendo ad altri partiti. Che credibilità possono avere due partiti destinati a raccogliere, insieme, meno dell'1%, l'uno perché presente solo in tre regioni e schiacciato dalla propaganda della Rosa nel Pugno, l'altro perché diretto da eminenti personaggi della Prima Repubblica.
Gli elettori liberali che non vogliono Prodi al governo voteranno Forza Italia e Fini (anche "contro" la stessa AN), ma ci sono anche elettori in grave difficoltà perché, ammettiamolo, Berlusconi ha stancato.

In questi giorni continuo a parlare con persone che sono fortemente indecise, che in altre condizioni voterebbero a occhi chiusi per il centrodestra ma stavolta non se la sentono. Molte sono le simpatie per Fini, ma "se voto Fini andrà al governo Berlusconi", mi dicono per giustificare il loro voto alla Rosa nel Pugno.
Incoerenza? No: Rnp e Fini sono accomunati dal pragmatismo e da un progetto mentale del tutto liberale. Rnp sarà la spina nel fianco dell'Unione, è certo. Chi voterà Rnp voterà, in un certo senso, contro l'Unione, perché Rnp avrà quei venti deputati in grado di rompere i coglioni a Prodi e ai suoi alleati di estrema sinistra.

E così, ecco che il segretario proveniente dal Msi e i radicali non sono più incompatibili. Misteri di una politica malata e di una legge elettorale che ingabbia le posizioni non maggioritarie all'interno dei due schieramenti.
Questa era la splendida occasione per dare all'Italia un'alternativa di autonomia liberale. Non ho sondaggi ma nella mia cerchia di conoscenze ci sono almeno quindici persone che, per un motivo o per l'altro, voteranno per un partito dell'Unione (Rnp, tutte quante) ma idealmente vorrebbero votare per il centrodestra.
Tutte quante avrebbero preso in seria considerazione un partito di orientamento liberale fuori dagli schieramenti. Sappiamo che sarebbe stata una fatica immane: niente soldi, quando i soldi sarebbero stati indispensabili, e sbarramenti apparentemente impossibili.
Ma solo apparentemente. Una buona campagna di sensibilizzazione, ne sono convinto, avrebbe portato al successo (cioè a una qualche presenza parlamentare) una lista di quel tipo. A due condizioni, però: che fosse innovativa nel nome e nelle idee e che fosse guidata da persone oneste, capaci, nuove.

Non è tardi. Anche se non si può far più niente per le elezioni politiche, si può ancora fare qualcosa dalle amministrative in poi. Ma bisogna partire immediatamente. Ricordatevi: colori innovativi, nome nuovo, persone in gamba e serie, giovani e motivate. Poteva essere una realtà, è sfumata perché i liberali italiani sono guidati da gente incapace anche solo di scrivere un comunicato stampa che non superi le cinque righe, figuriamoci se capace di questo coraggio.

Per il momento, buon voto. Ma da martedì ci dobbiamo dare una mossa e dobbiamo farci un culo così.

Pubblicato il 8/4/2006 alle 11.15 nella rubrica Politica italiana.

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