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Altissimi coglioni

La parolaccia non è entrata in politica con Silvio Berlusconi, il quale ha apostrofato i moderati che voteranno il centrosinistra come "coglioni che non fanno i loro interessi".
La parolaccia è in politica da molto più tempo.
Una volta, anzi, si risolvevano gli sgarbi a revolverate, o a duello se si voleva essere più cavalieri. Ed esistono in giro dei "bestiari" del Parlamento che raccolgono molte perle. L'Andreotti ne scrisse uno, tanti anni fa: "Onorevole stia zitto". Andò a ruba.
Conteneva gli strafalcioni, ma anche le parolacce vere e proprie.
C'era per esempio un deputato del Pci, di cui non vorrei sbagliare ora il nome, che spesso duettava con Marco Pannella. Una volta uno disse all'altro che stava belando, l'altro gli rispose che era per solidarietà con lui che da un po' ragliava.
Forse la Camera scoppiò a ridere. Altre volte meno, come quando Craxi insultò il segretario del Pli ("un Altissimo coglione"), o come quando Sbardella e Mastella, Dc entrambi ma di diverse correnti, si mandarono a fare in culo urlando in Transatlantico.

Berlusconi ha un problema evidente coi borghesi che voteranno Prodi. Non gli va giù. Non capisce come l'imprenditore leader delle scarpe italiane o il banchiere più forte del Paese possano votare per il centro del centrosinistra, anziché per lui. Forse non lo capirebbe nemmeno se avesse ascoltato le lezioni di diritto pubblico di Giovanni Bazoli alla Cattolica, ad esempio nel 1994-5: un'ora e un quarto di rigore costituzionale, l'ultimo quarto d'ora di attacchi alle leggi del primo governo presieduto dal Cavaliere. Perfino il celebre "decreto Biondi", quello sulla carcerazione preventiva, era incostituzionale per il presidente della futura Banca Intesa.
Vi era, lì, un approccio ideologico fortemente dossettiano di lunga data, ovvio. Ma è evidente che il ventenne sbarbato, appena approdato all'esercizio del voto, trovandosi di fronte un grande banchiere, uno che la mattina lo si vedeva in aula e la sera in tv, si sentiva un po' suggestionato. E dire che il governo Berlusconi sfornava leggi incostituzionali come fossero brioches, era un po' come dire che chi l'aveva votato era uno stupido, sì insomma, uno che non capisce... un coglione, dai.
Stessa cosa se un docente di storia, col sorriso sulle labbra, ti chiede perché nel 1994 avevi votato per il centrodestra. L'uomo nuovo, il sogno liberale... "vi siete sbagliati, perché non avete capito che Berlusconi non è un uomo nuovo". Siete dei coglioni, dai.

Inutile dire poi degli insulti della gente comune. Il più gentile è "non capisco come si possa essere così stronzi da votare per il centrodestra", ogni tanto arrivano anche le minacce ("se vince ancora il nano, vengo a incendiarti la casa"). Bazzecole. Ma che si leggono ogni giorno su internet.
Parlandoci chiaramente, c'è un odio continuato e costante, e costantemente espresso, verso gli elettori di centrodestra. Da Prodi al tabaccaio, passando per i docenti, i professionisti, i comici, i giornalisti e i bloggers, è un fiorire di insulti, spesso rivolti direttamente a Berlusconi ma indirettamente a chi vota per Fi, An, Udc e Lega. Ma come, votate per un mafioso? Per uno che fa il falso in bilancio? Per uno che non si sa dove ha preso i soldi per Milano 2? Per un piduista? Ma siete proprio dei coglioni, eh!

Caso a parte, tra l'altro, meriterebbe proprio la Lega e i leghisti. Martoriati a causa dei loro stessi slogan, molto forti in verità, come quando (timidamente) dicevano: "meglio gli immigrati dei terroni: almeno gli immigrati lavorano". In quel caso se le cercavano un po'. Ma ne erano pure un po' orgogliosi, si sentivano lontani dalla politica rose e fiori delle pacche sulle spalle. Avevano idee forti ed erano contenti d'averle.

Qui non si crede che la borghesia di centrosinistra sia fatta di coglioni. Hanno anch'essi i loro interessi, in realtà, solo che non coincidono con "meno tasse" e cose del genere. Tutti i margheritini che oggi si sono offesi, adesso almeno sanno cosa significa essere colpiti sul tifo politico. Almeno.

Pubblicato il 5/4/2006 alle 11.6 nella rubrica Politica italiana.

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