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Politica ubriaca

Dare dell'ubriaco a qualcuno potrebbe anche risultare simpatico, se in un momento gioviale. Taci tu, che non ti reggi in piedi. Ma che dici, hai bevuto? E così via.
Forse Romano Prodi pensava d'essere, appunto, al bar. In uno di quei bar di paese, fuori dalla Via Emilia, dove a qualunque ora del giorno e della sera trovi i pensionati e il loro quarto di lambrusco, l'Unità o la Gazzetta (di Reggio), il tono dissacrante, le risate, le prese per il culo tra un amarcord e l'altro.
Forse a Romano Prodi manca questo ambiente, che non ha vissuto realmente. Nato in provincia, catapultato a Bologna per l'università e poi a Reggiocity dove giovanissimo era consigliere comunale Dc (e quindi acerrimo nemico del Pci), non ha mai assaporato il gusto di un pomeriggio al caffé di paese.
Dovrebbe provarci. Non è necessario avvinazzarsi fino a stare male, fino a dare i numeri («chi dà troppi numeri è come l'ubriaco sotto il lampione», da oggi non solo più B. Show ma anche R. Prodi). E' sufficiente un bicchiere, le guance diventano rosse, parte la risata e i comunisti diventano amici anche loro.
Non sarà nemmeno un problema avere «un carattere da curato», come dice di sé il professore: l'abbiamo visto tutti in don Camillo che di notte trincava col sindaco Peppone ma non crediate che sia solo un film.

Ad Arcore, possiamo immaginare una cantina speciale curata dallo chef Michele (si chiama così, giusto?), possiamo pensare che Silvio e Veronica (sempre che cenino insieme) si concedano un Chivas Regal dopo il pasto, poi Silvio torna nelle sue stanze e telefona alla chat erotica per un sondaggio poco sessuale, facendosi forse dare del matto o dell'ubriaco dalle ragazze con la voce caliente, ma contento del risultato: sette a due, tiè. Ora per festeggiare mi dò al vino.

Sono le ore cinque di mattina, Isabella Santacroce direbbe le ventinove. Completamente brillo, Silvio prende un foglio e comincia a scrivere i numeri che dirà davanti al professore e a milioni di italiani. Poi chiama Giulio (Tremonti), che da bravo commercialista padano sta già facendo benizina a un automatico del centro di Pavia.
Nell'automatico c'è anche Max Pezzali che tira fuori il deca per il diesel, proprio come ai tempi che era sbarbato.
Silvio parla a Giulio della sua idea, ha l'ok del suo professore, può dirlo in tv: abolirà l'ICI. Giulio gli dà un consiglio: «fingiti ubriaco, prima». Silvio risponde: «non c'è problema eh eh eh ih ih ih».
Staccano. Giulio sfreccia verso Milano mentre Silvio vola a Roma per preparare il faccia a faccia. Mentre scende dall'aereo privato tracanna la bottiglia di vodka che Putin gli spedisce direttamente da Mosca, chiama il taxi e si fa portare a Trastevere: deve andarci a stomaco pieno, agli studi Rai, così niente cali di zuccheri. E giù con il vinello rosso per darsi una botta di vita.

A Romano Prodi non resta che proporre una tassa aggiuntiva sul vino, esentando ovviamente il lambrusco se no perde l'egemonia in Emilia.

Update. Berlusconi dice che quelli che votano a sinistra sono dei coglioni. Una caduta di stile, però in questo caso bisogna "offendersi" e "indignarsi", nevvero?
Per il solo fatto di avere votato CdL al maggioritario nel 2001, mi sono sentito dire di tutto in questi cinque anni. Dal "avete tutti sbagliato" (un docente di storia alla Statale di Milano) agli insulti più vari. E adesso voi v'indignate?

Pubblicato il 4/4/2006 alle 10.59 nella rubrica Politica italiana.

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