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Ucraina: un'altra vittoria per la democrazia

La rivoluzione arancione che condusse più di un anno fa si è spenta? Il presidente dell'Ucraina, Viktor Iushenko, è il grande sconfitto delle elezioni governative. Il suo partito ottiene il terzo posto, a grande distanza dal suo vecchio rivale (l'ex presidente Viktor Ianukovic, filo-russo) e anche dalla sua ex alleata (Julia Timoshenko).
Non va più di moda l'arancione a Kiev?
Sbagliato dedurlo.
La rivoluzione di quattordici mesi fa non è morta. Anzi.

Innanzitutto, quella arancione era stata una rivoluzione "per" la democrazia. In questo senso, non era stata una rivoluzione di parte, ma per tutto il Paese.
Nella democrazia c'è anche alternanza, talvolta gli umori popolari cambiano repentinamente in pochi mesi: nulla di strano.
In secondo luogo non si è affatto sopita la spinta riformatrice che Iushenko aveva portato alla politica ucraina quattordici mesi fa.
La sua sconfitta elettorale è personale, non imputabile alle "premesse-promesse" del suo movimento ma a ciò che egli non ha fatto per mantenerle.
Il suo movimento è stato trascinato negli scandali, nella corruzione. Inoltre la situazione economica non è migliorata: e gli ucraini, invece, si aspettavano un repentino miglioramento.
La recente "guerra del gas" con la Russia di Putin ha solo peggiorato l'immagine (già compromessa) di un presidente che ha portato la nave verso i venti della democrazia e poi l'ha fatta arenare in una politica senza risultati.

Ma il rinnovamento è fuor di dubbio. Innanzitutto, l'Ucraina è oggi una repubblica parlamentare e non presidenziale: e questo, nei Paesi in via di transizione, di solito giova.
Gli osservatori internazionali, poi, concordano nel definire queste elezioni "libere e corrette": elezioni, è bene sottolinearlo, vinte e non perse dagli "arancioni" presi globalmente. I due partiti avranno infatti più seggi del partito di maggioranza relativa, quello Regionalista dell'ex presidente filo-russo Ianukovic.

Gli scenari? Molto probabilmente la Timoshenko tornerà ad essere primo ministro e i due partiti arancioni si alleeranno, assieme ai socialisti che disporranno di una trentina di parlamentari.
Ma c'è da evidenziare anche il mutamento del partito Regionalista. Sempre filo-russo (tanto che vorrebbe il russo come seconda lingua nazionale), sempre anti-Nato ma più teso all'Europa rispetto a prima. Il partito ha avuto un ricambio notevole: circa cinquantamila tra militanti e dirigenti l'hanno abbandonato, un numero molto superiore s'è iscritto per la prima volta.
Taras Chornovil, un dirigente del partito, guida questa discontinuità e dichiara, ogni volta che può, che il suo movimento è interessato alla stabilità di fronte alla evidente crisi economica.

Dunque, l'acceso tifo che dalle nostre parti si faceva per Iushenko e il suo partito "Nostra Ucraina" non era totalmente giustificato, primo perché Iushenko non ha fatto praticamente nulla per l'Ucraina in quattordici mesi, secondo perché quello che più dovrebbe importarci è che l'intera classe politica (e lo Stato) si avviino su un cammino democratico. E questo è avvenuto.

Pubblicato il 28/3/2006 alle 15.0 nella rubrica Regimi.

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