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Blair: affrontare le inciviltà che si annidano in ogni comunità

Tony Blair ha tenuto un importante discorso di politica estera l'altro giorno. Il testo completo presenta l'usuale impostazione: da un lato, il premier inglese ribadisce che altro è la religione islamica, altro è il terrorismo che trae false fonti dal Corano; dall'altro, segna la differenza politica tra progressisti e conservatori, che non è, a suo parere, sulla necessità della lotta al terrorismo, bensì sulle opzioni politiche successive: quali attenzioni, ad esempio, alla povertà nel mondo?
Politicamente è un discorso profondo, completo, rivolto al futuro più che al passato.
S'individuano due linee. La prima sta nello spezzare la trappola della contrapposizione tra le civiltà. Dice Blair:


This is not a clash between civilisations. It is a clash about civilisation.

In tal modo Blair tenta di costituire un fronte unitario antiterrorista che coinvolga cristiani, musulmani, fedeli di altre religioni e anche atei e agnostici: molto diverso da chi, sottoponendosi ai proclami dei fondamentalisti arabi, preferisce acutizzare le differenze culturali tra "noi" e "loro".
La seconda linea sta appunto nel "che fare dopo"?


Progressives are stronger on the challenges of poverty, climate change and trade justice.

Questo passaggio serve forse a Blair per rivendicare le differenze con gli avversari interni, in un momento di scarsa popolarità per il suo governo, ma anche per tentare un riavvicinamento con le tradizioni democratiche di sinistra europee, che finora non l'hanno seguito sulla strada della lotta al terrorismo.
Blair sta cercando di spiegare ai suoi compagni del socialismo europeo che, dopo, come progressista lui s'impegnerà sui temi della giustizia sociale per le popolazioni di Paesi come Iraq, Afghanistan ma anche Iran, Corea del Nord e altri.

Tony Blair, nell'illustrare la differenza tra i terroristi che attingono al Corano le fonti del loro terrorismo e i veri islamici, si è lanciato in un pericoloso paragone interno, che non ha mancato di suscitare violente polemiche.
In buona sostanza Blair ha voluto evidenziare che ogni religione ha i suoi fanatici, anche il cristianesimo:


The extremists who commit these acts of terrorism are not true Muslims. (..) They are no more proper Muslims than the Protestant bigot who murders a Catholic in Northern Ireland is a proper Christian. But, unfortunately, he is still a "Protestant" bigot. To say his religion is irrelevant is both completely to misunderstand his motive and to refuse to face up to the strain of extremism within his religion that has given rise to it.

Apriti cielo. Blair non aveva calcolato che il quarto partito britannico, il Dup, è un movimento unionista-protestante nordirlandese fermamente schierato contro ogni forma di dialogo con i nazionalisti cattolici. La reazione di Ian Paisley Jr., figlio del rev. Ian Paisley (capo indiscusso del Dup), non s'è fatta attendere: Blair ha insultato in modo premeditato l'intera comunità protestante dell'Ulster, ha tuonato.
Ma Blair ha ragione. Paisley è a capo di una chiesa (da lui fondata) che definisce il papa "Anticristo" e la Chiesa cattolica "Bestia di Satana". Secondo alcuni documenti pubblicati anche in Italia (cfr. Silvia Calamati, "Irlanda del Nord. Una colonia in Europa"), il partito di Paisley forniva alla terribile Ruc (la polizia nordirlandese) i nomi e gli indirizzi di repubblicani da "punire".
Blair non ha certamente insultato l'intera comunità protestante che vive in Irlanda del Nord, se non altro perché sempre più gente vuole una pacificazione tra le due comunità: basti pensare che a Belfast una coppia su cinque è mista e il dato è in costante aumento. Blair ha invece fatto bene a richiamare il terrorismo interno, di cui tutti i sudditi della Corona ricordano le conseguenze, giacché è proprio da lì che bisogna partire: non si tratta di un conflitto di cività, ma si tratta di estirpare l'inciviltà all'interno delle civiltà.
Il richiamo all'esperienza terroristica interna è forse duro, ma efficace.

Pubblicato il 23/3/2006 alle 17.16 nella rubrica Scontri (e incontri) di civiltà.

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