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Brogli a Milano?

A Milano i primi risultati ufficiali affluivano alle ore 20 di lunedì, esattamente cinque ore dopo la chiusura dei seggi.
Nelle altre grandi città era già tutto deciso: Torino, Roma, Napoli. L'Unione aveva stravinto e lo si sapeva.

Ferrante e la Moratti avevano dato appuntamento alle ore 17 (due ore dopo la chiusura dei seggi) per le prime valutazioni ma, data la situazione, tutto è rimasto fermo fino a tarda sera. Letizia Moratti, all'una di notte, è tornata a casa senza dire nulla.

A Palazzo Marino, mentre nei tabelloni scorrevano i risultati e le preferenze individuali, nessuno dei militanti e candidati si sbilanciava. Curiosa la presenza di figli (non candidati) di esponenti politici di rilievo, evidentemente dotati di un qualche accredito stampa, ma niente di più.
La sala, popolata prevalentemente da candidati di centro-destra, era tranquilla, l'esito era dato per scontato e le percentuali della Moratti (51,1... 51,0... 50,9) non intimorivano: ed effettivamente era probabile che la parziale discesa fosse dovuta all'arrivo delle schede della Zona 9, Garibaldi-Niguarda, roccaforte di sinistra.

Il mattino dopo, allo sguardo delle preferenze definitive dal sito del Comune, le prime sorprese. Si sa che il voto di preferenza è aleatorio fino all'ultimo e che non ci si può fidare nemmeno del proprio consorte, ma in alcuni casi, diciamolo, la mano sul fuoco possiamo anche metterla. E peraltro, avendo esperienza di seggio, sono abbastanza convinto che ai seggi non si possa barare più di tanto.
Mi è sempre stato raccontato di quando ci si infilava una punta di lapis nell'unghia per tracciare un segnaccio senz'esser notati, e annullare così una scheda "nemica", ma all'atto pratico è molto difficile fare questo tipo di operazioni.

Però è un dato di fatto che a queste elezioni comunali milanesi ci fosse un forte interesse trasversale alla polarizzazione del voto.
Il risultato è chiarissimo. Nonostante otto candidati esterni, appoggiati da una dozzina di liste in tutto, le comunali sono andate esattamente come le politiche di aprile: il 99% dei voti validi è stato diviso tra destra e sinistra.

I politologi possono ora dire che la trasformazione della politica italiana in un sistema bipolare è perfettamente compiuta, ma i militanti di quella dozzina di liste "terze" non ne sono molto convinti.

Parliamoci chiarissimo: all'appello mancano decine e decine di preferenze individuali. E la cosa preoccupante è che non si potrà più scoprire facilmente la verità: le schede possono essere ora toccate solo da un giudice, ma chi mai sosterrà il costo di un ricorso alla magistratura per farsi riconoscere, poniamo, 22 preferenze anziché 20?

La denuncia di Marco Marsili (capolista dei Socialisti-Liberaldemocratici, poco più di 500 voti totali alla lista) è in questo senso destinata a cadere nel vuoto.
Ma la realtà, purtroppo, gli dà ragione.

Si dirà che esistono i rappresentanti di lista e che comunque la composizione dei seggi è statisticamente variegata. Appunto. Ma i rappresentanti di lista rappresentano forse la regolarità dello scrutinio? No, sono di parte ed è logico che lo siano. E quanto agli scrutatori, ci riesce difficile credere che in 1253 sezioni su 1253 vi fossero scrutatori "terzi".
A chi interessa la regolarità dei voti ai Socialisti-Liberaldemocratici, o ai Liberali per l'Italia, o a Vivere Milano? Non certo ai sostenitori di Ferrante o della Moratti, che invece sono ben più interessati a polarizzare il voto il più possibile.

Presidenti di seggio, scrutatori, rappresentanti di lista sono investiti di una funzione pubblica e sono pubblici ufficiali, ma questo non impedisce loro di commettere reati. La regolarità del voto è stata gravemente inficiata. Noi ne siamo assolutamente certi. Forse non andremo al di là della denuncia mediatica, ma moralmente ci vergognamo di appartenere allo stesso Paese di questi pubblici ufficiali a metà.
Non avremo mai le prove, ma nella vita a volte bastano le sensazioni. E quelle che stiamo provando oggi ci fanno davvero schifo.

Pubblicato il 31/5/2006 alle 18.50 nella rubrica Milano e provincia.

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