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Comunali di Milano: elezioni polarizzate

Le elezioni comunali di Milano, politiche che più politiche non si può (ed è un male), hanno segnato una polarizzazione assoluta. Gli altri otto candidati hann preso, insieme, l'1% dei voti.
Sappiamo che Letizia Moratti è il nuovo sindaco, che Silvio Berlusconi è stato stra-votato (la Maiolo seconda in Forza Italia: il nuovo vicesindaco?), sappiamo che Ferrante ha vinto solo in zona 9 (la più rossa), ma di pochissimo.

Tutte le considerazioni politiche su queste elezioni milanesi le lascio a chi ha voluto o ha creduto che fossero elezioni di stampo politico. Io non concordo con questa visione. La centralità del futuro di crescita di Milano è andata a farsi benedire in ragione di una lotta incentrata sulla figura dell'ex ministro e dell'ex premier che, insieme, come da vignetta di Forattini, hanno tentato un volo su piazza del Duomo, senza la scopa di "Miracolo a Milano" (il film di De Sica), ma con la stessa idea di fondo: una fuga verso l'alto, per scappare dalla sconfitta di aprile alle legislative.

La vignetta di Forattini, involontariamente, coglie anche un aspetto direi drammatico di queste elezioni poco amministrative e molto politiche: se Berlusconi e la Moratti scappano da Milano, imitando i senzatetto del film del 1950, stanno scappando anche dai problemi reali della città. Hanno capitalizzato il loro successo meneghino esponendosi in prima persona e tentando una sorta di rivincita, laddove potevano (mentre a Torino, a Roma, a Napoli è stata la disfatta), ma sono fuggiti dalle contraddizioni, dal rilancio della "capitale morale" che vive una fase di transizione non dissimile da quella di tante grandi città del mondo occidentale, che deve trovare una sua identità post-moderna ora che le fabbriche non sono più i punti nevralgici attorno a cui la città è cresciuta.

La miopia elettorale porterà poi Dario Fo in consiglio comunale, escludendo (probabilmente) un Basilio Rizzo che meritava la rielezione nonostante il suo passato in Autonomia Operaia, perché Rizzo ha fatto tanto per le periferie.
La miopia elettorale farà tornare le professoresse Zajczyk e Treu nelle loro università (la Bicocca e il Politecnico), così il consiglio comunale non avrà due grandi esperte di urbanistica e di rapporti sociali urbani.
La miopia elettorale ha fatto perdere la faccia all'associazione Esterni, ma i "46 sindaci" torneranno alle loro attività e sorprenderanno ancora Milano.

Quanto ai Liberali per l'Italia, 800 voti tondi tondi, venticinquesima lista su trentaquattro. La soddisfazione di avere superato De Michelis in centro, di avere superato Marsili praticamente ovunque, di avere fatto fare una figuraccia al PLI di Giampaolo Berni (che porta a casa le briciole dentro la Lista Moratti), ma nient'altro.
E' una grave sconfitta dell'idea di ricostituire un soggetto liberale. E se non ci siamo riusciti a Milano, è certamente perché nessuno voleva sentir parlare di programmi, ma anche perché l'ombra di Berlusconi (incarnata in Letizia Moratti) e l'ombra di Prodi (incarnata in Bruno Ferrante) hanno coperto tutto il resto, senza ovviamente nulla togliere allo spessore dei due principali sfidanti.

Prova ne sia che "Giovani per Milano", la lista civica in appoggio alla Moratti con età media di 27 anni, nata in fretta e furia, ha preso più voti delle varie Vivere Milano e La Tua Milano (che avevano avuto appoggi altolocati: Vivere Milano è nata con una lettera al Corriere).

I partiti di sinistra sono andati malissimo: la Lista Ferrante, quarto partito della città, supera perfino An in alcune zone. E prende voti da Ds e Margherita ma non intercetta nessun moderato. La lista di Dario Fo, invece, con un rispettabilissimo 3% (il Nobel sicuramente dentro, Rizzo forse escluso), cannibalizza i voti di Rifondazione ma supera Comunisti Italiani, Di Pietro e Rosa nel Pugno (che sicuramente non avrà consiglieri).
Mastella fa una figuraccia ma a Milano si poteva prevedere.

I partiti di centrodestra, a parte Forza Italia, hanno perso a favore della Lista Moratti, che con il 5% toglie voti a An e Udc. Adesso sarà estremamente difficile per Riccardo De Corato fare il vicesindaco. Più probabile che sia Tiziana Maiolo a ricoprire questo ruolo, anche per risarcirla della mancata candidatura in parlamento. E così Milano potrebbe avere un tandem tutto femminile alla guida della giunta.

Da oggi, però, basta con la politicizzazione di Milano: questa città ha bisogno di voltare pagina, altro che continuità. Abbiamo da ricostruire il quartiere della Fiera storica, abbiamo da recuperare l'identità di capitale della creatività, abbiamo da risolvere il problema dei riscaldamenti delle abitazioni per diminuire l'inquinamento in vista del prossimo inverno, abbiamo da ricostruire l'immagine culturale e turisitca, abbiamo da creare posti di lavoro flessibili finché si vuole ma non precari.

Ieri sera, mentre mi recavo a Palazzo Marino per seguire i risultati, ho attraversato Piazza del Duomo sotto il diluvio. Il cielo era grigio-blu, uno splendore raro. La facciata del Duomo viene a mano a mano scoperta, e luccica di marmo bianchissimo, sembra quasi neve. Adesso è tempo che Milano si riscopra bella e grande.

Pubblicato il 30/5/2006 alle 12.17 nella rubrica Milano e provincia.

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