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Il Governo Prodi deve già subire un mini-rimpasto

Hanno appena giurato. E già c'è un mini-rimpasto all'orizzonte. E' dalla vicenda di chi si occuperà della Legge Finanziaria che si vede tutta la pochezza della compagnia di governo del professor Prodi.
Se la ricostruzione de "La Stampa" (un quotidiano non certo nemico del centro-sinistra) è corretta, Prodi e Padoa Schioppa si sono accorti di non avere neanche un sottosegretario "esperto di Finanziaria" e devono correre ai ripari in un modo o nell'altro.
Ma soprattutto i lettori si rendono conto di com'è stato fatto il Governo: manuale Cencelli alla riscossa.
Viceministri e sottosegretari all'Economia rispondono infatti alle alchimie d'alleanza: un diessino di maggioranza (Visco), un amico di Prodi (Tononi), un no-global (Cento), un "ciampista" (Pinza).
Prodi alle strette ha chiesto a Enrico Morando, migliorista Ds e relatore di minoranza sulla Finanziaria durante gli anni di Berlusconi, di affiancare gli altri già nominati al ministero, ma l'orgoglioso "no" del piemontese è secco. Motivo? Dopo Napolitano alla presidenza della Repubblica, i Ds hanno scelto di non inserire nessun migliorista al governo: e adesso fatti loro.

Sicuramente è uno stallo di poco conto. Nel giro di qualche giorno una soluzione verrà trovata. Ma è curioso che questa compagine così attenta a declamare il rispetto della Costituzione non abbia pensato in anticipo a chi affidare la Finanziaria, cioè l'unica legge "obbligatoria" in quanto dalla Costituzione espressamente prevista.

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Pubblicato il 22/5/2006 alle 11.2 nella rubrica Politica italiana.

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