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idee e riflessioni


Diario


26 giugno 2006

I verbali delle comunali

Il primo giorno dalle 9 alle 16:30, il secondo giorno dalle 11 alle 12:45. Luogo, l'ufficio elettorale del Comune di Milano.
Poco meno di nove ore per leggere 1253 verbali di altrettante sezioni elettorali. Il motivo principale di tutto questo sbattimento era verificare i voti (e le preferenze) di LPI, naturalmente senza pretesa di grandi sorprese rispetto ai dati ufficiali che, infatti, corrispondono a quelli dei verbali.

Ma durante la lettura è emersa l'esigenza di annotare le irregolarità nella compilazione di questi atti ufficiali, da parte di pubblici ufficiali. E ciò perché le irregolarità sono ben più numerose del previsto.

I verbali infatti vanno compilati per intero, secondo la legge. E un pubblico ufficiale che viola la legge rischia, in teoria, grosso. Noi sappiamo bene che non si tratta di un lavoro appassionante: due verbali diversi (di 140 e 60 pagine circa), ciascuno in due copie.
Ma sappiamo anche che presidente di seggio e scrutatori sono pagati a peso d'oro, e insomma, si tratta pur sempre del loro dovere.

Vediamo in dettaglio i risultati dell'osservazione, relativa ai riepiloghi di lista e ai riepiloghi dei sindaci. Ricordiamo che le sezioni sono 1253.

Verbali completamente in bianco: 6 (*).
Verbali in cui manca il riepilogo dei voti alle liste: 12.
Verbali in cui manca il riepilogo dei voti ai sindaci: 14.
Errori vari: 2.

(*) in un verbale è riportato un riepilogo di lista molto strano, sono infatti segnati 130 voti su 725 elettori.

Ad esse aggiungiamo le dieci sezioni in cui, nel riepilogo di voti alle liste, è segnato che LPI ha anche preferenze ai candidati al consiglio, ma poi queste preferenze mancano nella distinta per candidati: e probabilmente vi saranno altre sezioni che sono incorse in questa irregolarità per altre liste.

Possiamo concludere che 44 sezioni su 1253 hanno presentato verbali irregolari, ma forse ce ne sono anche di più. A me sembra un numero troppo grande.




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12 giugno 2006

Curiosità sui dati di Milano

Ci sono finalmente i dati ufficiali delle elezioni comunali di Milano: quelli usati dall'Ufficio Elettorale per la proclamazione degli eletti.
Diciamo subito che ci sono da verificare molti verbali (alcuni sarebbero completamente bianchi!) e quindi le preferenze ai candidati sono tutt'altro che ufficiali dal punto di vista morale.

Ma possiamo ugualmente curiosare qua e là per trovare le chicche.
Nella sezione elettorale di Dario Fo (1613), la lista del Nobel è al sesto posto (3,2%) anziché al decimo come globalmente. Ma il Nobel non brilla: solo 11 preferenze.
Nella sezione elettorale di Bruno Ferrante (93), le cose sono messe male per il candidato del centrosinistra. La sua lista civica è quinta (globalmente quarta) e la Lista civica della sua avversaria si piazza al secondo posto superando l'Ulivo.
Nella sezione di Letizia Moratti (69), invece, il contrario: seconda è la Lista Ferrante, dopo Forza Italia.
L'avversaria di famiglia, Milly Moratti, prende ben 15 voti "in casa" (sez. 73).




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4 giugno 2006

Milano cambierà volto?

Ci voleva un nuovo sindaco per parlare delle brutture di Milano, o meglio ci voleva l'intervento diretto di Vittorio Sgarbi, assessore "in pectore" all'arredo urbano.
I Liberali per l'Italia hanno costruito la loro comunicazione politico-elettorale sul "pisciatoio" dedicato a Pertini (Via Manzoni-Via Montenapoleone), sull'Arco della Pace bistrattato e su altre cose simili. Ora, il dibattito pare lanciatissimo.

Via all'Ago e Filo in Piazzale Cadorna, ad esempio. Quello costato una sassata di soldi, voluto dall'arch. Gae Aulenti per "firmare" una delle sue peggiori realizzazioni: la famosa era andata un giorno intero in piazza a osservarla, aveva concluso che la viabilità faceva schifo e aveva creato dal nulla un nuovo sistema, per il quale tra l'altro in cinquanta metri puoi essere costretto a cambiare tre corsie, a seconda di dove devi andare e da dove arrivi.

E poi la grande polemica sul Duomo di Milano: nel 2002 furono avviati i lavori (necessari) per restaurare la facciata, perché c'era il rischio che cadessero giù i pezzi. Finora si è fatto tutto senza il biglietto d'ingresso, ma adesso pare che non ce la si faccia più. Il restauro costa troppo e, per fortuna a elezioni politiche avvenute, De Corato (An, vicesindaco uscente) ha dichiarato che, se il Comune ha tolto i fondi alla "Veneranda Fabbrica del Duomo", è per colpa delle Finanziarie di Tremonti.
Lo storico d'arte Arturo Carlo Quintavalle annuncia sul Corriere d'aver cambiato idea: prima era contrario al biglietto d'ingresso, ora lo vede come unica soluzione, così come hanno fatto altrove per il Duomo di Firenze, quello di Pisa e, sottolinea Guido Venturini del Touring Club, per almeno 75 luoghi di culto in Italia (e, aggiungerei qui, per moltissime chiese in Europa).

Intanto si scopre che l'intenzione dell'Assoedilizia (9mila iscritti facoltosi) di devolvere il 5 per mille alla Veneranda Fabbrica non è praticabile perché questa non rientra tra i numerosi enti che hanno stretto accordo con lo Stato in tal senso.

Tutto questo dibattito mostra una città ben poco interessata ad autoproporsi come città culturale. Anche Leonardo è entrato direttamente nella tenzone. Che cosa si sa della Milano leonardesca, proprio nel momento in cui il Cenacolo fa il giro del mondo a mezzo film? Si sa che un suo cavallo è relegato dentro l'Ippodromo, in un luogo tra l'altro magnifico, un vero parco pieno di vegetali magnifici, ma che nessun milanese frequenta se non è appassionato d'ippica.
Per non dire del dibattito relativo alle piazze. A parte Piazza Maggi, dove termina (o inizia, a seconda dei punti di vista) l'Autostrada per Genova, che qui noi difendiamo perché sì, è un vero svincolo autostradale ormai, ma ce n'era assoluto bisogno, a parte questa, sembra che ci si curi quasi esclusivamente di Piazza del Duomo.
Altri luoghi, sia in centro sia in periferia, vengono considerati più che altro come centri di fermata tra una capsula di città e l'altra, anziché come parte integrata di un percorso che unisca i luoghi (e i tempi) e non li divida.

Il fatto che il dibattito sia stato lanciato successivamente all'uscita di scena di Albertini la dice lunga su come il potere politico possa determinare il dibattito sulla città: e se le elezioni hanno dato continuità politica, ci si augura che la discontinuità culturale si evidenzi al più presto, e fortissima.




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3 giugno 2006

Milano: migliorare l'offerta dei beni culturali

A Milano è tutto chiuso. Letizia Moratti ha vinto, probabilmente riconfermeranno il discreto Stefano Zecchi all'assessorato alla cultura (nonostante i pochi voti di preferenza) e daranno a Vittorio Sgarbi la delega dell'arredo urbano.
Ma il discorso culturale non si esaurisce a due nomi. E così vorrei proporre a tutti voi un confronto per parlare di quello che io chiamo "management dei beni culturali", e che di solito fa saltare dalla sedia tutti gli amici laureati in lettere, storia dell'arte, beni culturali et similia.
Purtroppo per questi miei amici, il turismo a Milano diventerà sempre più importante per lo sviluppo della città, quindi ciò che la nostra città possiede va valorizzato al massimo, avendo come faro il "cliente-turista" a cui poter e dover offrire un prodotto di alta qualità non solo in sé e per sé ma soprattutto per il servizio.
Propongo quindi un confronto tra l'Opera di Vienna e la Scala di Milano. Due grandi teatro visitati ogni anno da centinaia di migliaia di persone, che talvolta vengono in Europa quasi apposta per loro. Il confronto, lo dico subito, vedrà molto sfavorita la Scala. Com'era del resto da aspettarsi.

SITO INTERNET
Vienna: tre lingue (tedesco, inglese, giapponese)
Milano: due lingue (italiano, inglese)

INFO ONLINE SULLE VISITE
Vienna: prezzi, orari, informazioni sui tour guidati
Milano: prezzi

TIPO DI VISITE
Vienna: tour guidato di circa 40 minuti, possibilità di aggiungere uno o due musei (museo dell'Opera e/o museo della musica austriaca)
Milano: tour individuale che comprende il museo, in media venti minuti

PREZZI
Vienna: 6.50 euro (teatro e museo dell'Opera), 5 euro (solo teatro), 8 euro (teatro ed entrambi i musei) [tutte visite guidate]
Milano: 5 euro (teatro e museo) [visita solo individuale]

PREZZI PER STUDENTI
Vienna: 3.50 euro, 2 euro, 5 euro rispettivamente
Milano: 4 euro

LINGUE DELLE VISITE GUIDATE
Vienna: tedesco, inglese, francese, italiano, spagnolo, russo e giapponese
Milano: non sono previste visite guidate

VISITA DEL TEATRO
Vienna: seduti in platea mentre la guida spiega; possibilità di visitare il palcoscenico
Milano: si guarda il teatro da un palco, individualmente

POSSIBILITA' DI FOTOGRAFARE
Vienna: ovunque (teatro compreso)
Milano: solo nel salone-atrio del teatro (con due lampadari e qualche busto).




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