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idee e riflessioni


Diario


31 maggio 2006

Brogli a Milano? (2)

i dati che la sezione 614 ha comunicato in Comune sono diversi da quelli che il Comune ha comunicato in seguito.
Questa notizia farebbe cadere il discorso-brogli alla foce (l'ufficio elettorale del Comune) e non alla fonte (le singole sezioni).

Fortissimi dubbi anche per le seguenti sezioni:
438 (Zona 7);
1333 (Zona 6);
800 (Zona 2);
1244 (Zona 2).

Per ora si ha la certezza che si tratti di preferenze mancanti, ma se fossero anche voti di lista mancanti?




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31 maggio 2006

Brogli a Milano?

A Milano i primi risultati ufficiali affluivano alle ore 20 di lunedì, esattamente cinque ore dopo la chiusura dei seggi.
Nelle altre grandi città era già tutto deciso: Torino, Roma, Napoli. L'Unione aveva stravinto e lo si sapeva.

Ferrante e la Moratti avevano dato appuntamento alle ore 17 (due ore dopo la chiusura dei seggi) per le prime valutazioni ma, data la situazione, tutto è rimasto fermo fino a tarda sera. Letizia Moratti, all'una di notte, è tornata a casa senza dire nulla.

A Palazzo Marino, mentre nei tabelloni scorrevano i risultati e le preferenze individuali, nessuno dei militanti e candidati si sbilanciava. Curiosa la presenza di figli (non candidati) di esponenti politici di rilievo, evidentemente dotati di un qualche accredito stampa, ma niente di più.
La sala, popolata prevalentemente da candidati di centro-destra, era tranquilla, l'esito era dato per scontato e le percentuali della Moratti (51,1... 51,0... 50,9) non intimorivano: ed effettivamente era probabile che la parziale discesa fosse dovuta all'arrivo delle schede della Zona 9, Garibaldi-Niguarda, roccaforte di sinistra.

Il mattino dopo, allo sguardo delle preferenze definitive dal sito del Comune, le prime sorprese. Si sa che il voto di preferenza è aleatorio fino all'ultimo e che non ci si può fidare nemmeno del proprio consorte, ma in alcuni casi, diciamolo, la mano sul fuoco possiamo anche metterla. E peraltro, avendo esperienza di seggio, sono abbastanza convinto che ai seggi non si possa barare più di tanto.
Mi è sempre stato raccontato di quando ci si infilava una punta di lapis nell'unghia per tracciare un segnaccio senz'esser notati, e annullare così una scheda "nemica", ma all'atto pratico è molto difficile fare questo tipo di operazioni.

Però è un dato di fatto che a queste elezioni comunali milanesi ci fosse un forte interesse trasversale alla polarizzazione del voto.
Il risultato è chiarissimo. Nonostante otto candidati esterni, appoggiati da una dozzina di liste in tutto, le comunali sono andate esattamente come le politiche di aprile: il 99% dei voti validi è stato diviso tra destra e sinistra.

I politologi possono ora dire che la trasformazione della politica italiana in un sistema bipolare è perfettamente compiuta, ma i militanti di quella dozzina di liste "terze" non ne sono molto convinti.

Parliamoci chiarissimo: all'appello mancano decine e decine di preferenze individuali. E la cosa preoccupante è che non si potrà più scoprire facilmente la verità: le schede possono essere ora toccate solo da un giudice, ma chi mai sosterrà il costo di un ricorso alla magistratura per farsi riconoscere, poniamo, 22 preferenze anziché 20?

La denuncia di Marco Marsili (capolista dei Socialisti-Liberaldemocratici, poco più di 500 voti totali alla lista) è in questo senso destinata a cadere nel vuoto.
Ma la realtà, purtroppo, gli dà ragione.

Si dirà che esistono i rappresentanti di lista e che comunque la composizione dei seggi è statisticamente variegata. Appunto. Ma i rappresentanti di lista rappresentano forse la regolarità dello scrutinio? No, sono di parte ed è logico che lo siano. E quanto agli scrutatori, ci riesce difficile credere che in 1253 sezioni su 1253 vi fossero scrutatori "terzi".
A chi interessa la regolarità dei voti ai Socialisti-Liberaldemocratici, o ai Liberali per l'Italia, o a Vivere Milano? Non certo ai sostenitori di Ferrante o della Moratti, che invece sono ben più interessati a polarizzare il voto il più possibile.

Presidenti di seggio, scrutatori, rappresentanti di lista sono investiti di una funzione pubblica e sono pubblici ufficiali, ma questo non impedisce loro di commettere reati. La regolarità del voto è stata gravemente inficiata. Noi ne siamo assolutamente certi. Forse non andremo al di là della denuncia mediatica, ma moralmente ci vergognamo di appartenere allo stesso Paese di questi pubblici ufficiali a metà.
Non avremo mai le prove, ma nella vita a volte bastano le sensazioni. E quelle che stiamo provando oggi ci fanno davvero schifo.




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30 maggio 2006

Le ultime parole famose di Bobo Craxi

MILANO: BOBO CRAXI, COSTRINGEREMO MORATTI A BALLOTTAGGIO

Roma, 25 mag . - (Adnkronos) - ''A Milano ci sara' una 'maxi sorpresa' politica, poiche' la lista de 'i Socialisti liberaldemocratici' che appoggia il candidato alla carica di sindaco Ambrogio Crespi, esponente che si e' distinto per la sua 'maxi-multa' consegnata ad Albertini, costringera' al ballottaggio la signora Moratti''.


Questo il comunicato del sottosegretario agli Esteri, Bobo Craxi, tre giorni prima del voto.
Il risultato? Ambrogio Crespi è il sesto candidato sindaco su dieci. La lista "Socialisti liberaldemocratici" ha preso 514 voti (0,08%) ed è 29° su 34.
La lista "No ICI" che sosteneva il Crespi ha preso 339 voti (0,06%) ed è 32° su 34.

Perché qualcuno non perde mai l'occasione di tacere?




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30 maggio 2006

Comunali di Milano: elezioni polarizzate

Le elezioni comunali di Milano, politiche che più politiche non si può (ed è un male), hanno segnato una polarizzazione assoluta. Gli altri otto candidati hann preso, insieme, l'1% dei voti.
Sappiamo che Letizia Moratti è il nuovo sindaco, che Silvio Berlusconi è stato stra-votato (la Maiolo seconda in Forza Italia: il nuovo vicesindaco?), sappiamo che Ferrante ha vinto solo in zona 9 (la più rossa), ma di pochissimo.

Tutte le considerazioni politiche su queste elezioni milanesi le lascio a chi ha voluto o ha creduto che fossero elezioni di stampo politico. Io non concordo con questa visione. La centralità del futuro di crescita di Milano è andata a farsi benedire in ragione di una lotta incentrata sulla figura dell'ex ministro e dell'ex premier che, insieme, come da vignetta di Forattini, hanno tentato un volo su piazza del Duomo, senza la scopa di "Miracolo a Milano" (il film di De Sica), ma con la stessa idea di fondo: una fuga verso l'alto, per scappare dalla sconfitta di aprile alle legislative.

La vignetta di Forattini, involontariamente, coglie anche un aspetto direi drammatico di queste elezioni poco amministrative e molto politiche: se Berlusconi e la Moratti scappano da Milano, imitando i senzatetto del film del 1950, stanno scappando anche dai problemi reali della città. Hanno capitalizzato il loro successo meneghino esponendosi in prima persona e tentando una sorta di rivincita, laddove potevano (mentre a Torino, a Roma, a Napoli è stata la disfatta), ma sono fuggiti dalle contraddizioni, dal rilancio della "capitale morale" che vive una fase di transizione non dissimile da quella di tante grandi città del mondo occidentale, che deve trovare una sua identità post-moderna ora che le fabbriche non sono più i punti nevralgici attorno a cui la città è cresciuta.

La miopia elettorale porterà poi Dario Fo in consiglio comunale, escludendo (probabilmente) un Basilio Rizzo che meritava la rielezione nonostante il suo passato in Autonomia Operaia, perché Rizzo ha fatto tanto per le periferie.
La miopia elettorale farà tornare le professoresse Zajczyk e Treu nelle loro università (la Bicocca e il Politecnico), così il consiglio comunale non avrà due grandi esperte di urbanistica e di rapporti sociali urbani.
La miopia elettorale ha fatto perdere la faccia all'associazione Esterni, ma i "46 sindaci" torneranno alle loro attività e sorprenderanno ancora Milano.

Quanto ai Liberali per l'Italia, 800 voti tondi tondi, venticinquesima lista su trentaquattro. La soddisfazione di avere superato De Michelis in centro, di avere superato Marsili praticamente ovunque, di avere fatto fare una figuraccia al PLI di Giampaolo Berni (che porta a casa le briciole dentro la Lista Moratti), ma nient'altro.
E' una grave sconfitta dell'idea di ricostituire un soggetto liberale. E se non ci siamo riusciti a Milano, è certamente perché nessuno voleva sentir parlare di programmi, ma anche perché l'ombra di Berlusconi (incarnata in Letizia Moratti) e l'ombra di Prodi (incarnata in Bruno Ferrante) hanno coperto tutto il resto, senza ovviamente nulla togliere allo spessore dei due principali sfidanti.

Prova ne sia che "Giovani per Milano", la lista civica in appoggio alla Moratti con età media di 27 anni, nata in fretta e furia, ha preso più voti delle varie Vivere Milano e La Tua Milano (che avevano avuto appoggi altolocati: Vivere Milano è nata con una lettera al Corriere).

I partiti di sinistra sono andati malissimo: la Lista Ferrante, quarto partito della città, supera perfino An in alcune zone. E prende voti da Ds e Margherita ma non intercetta nessun moderato. La lista di Dario Fo, invece, con un rispettabilissimo 3% (il Nobel sicuramente dentro, Rizzo forse escluso), cannibalizza i voti di Rifondazione ma supera Comunisti Italiani, Di Pietro e Rosa nel Pugno (che sicuramente non avrà consiglieri).
Mastella fa una figuraccia ma a Milano si poteva prevedere.

I partiti di centrodestra, a parte Forza Italia, hanno perso a favore della Lista Moratti, che con il 5% toglie voti a An e Udc. Adesso sarà estremamente difficile per Riccardo De Corato fare il vicesindaco. Più probabile che sia Tiziana Maiolo a ricoprire questo ruolo, anche per risarcirla della mancata candidatura in parlamento. E così Milano potrebbe avere un tandem tutto femminile alla guida della giunta.

Da oggi, però, basta con la politicizzazione di Milano: questa città ha bisogno di voltare pagina, altro che continuità. Abbiamo da ricostruire il quartiere della Fiera storica, abbiamo da recuperare l'identità di capitale della creatività, abbiamo da risolvere il problema dei riscaldamenti delle abitazioni per diminuire l'inquinamento in vista del prossimo inverno, abbiamo da ricostruire l'immagine culturale e turisitca, abbiamo da creare posti di lavoro flessibili finché si vuole ma non precari.

Ieri sera, mentre mi recavo a Palazzo Marino per seguire i risultati, ho attraversato Piazza del Duomo sotto il diluvio. Il cielo era grigio-blu, uno splendore raro. La facciata del Duomo viene a mano a mano scoperta, e luccica di marmo bianchissimo, sembra quasi neve. Adesso è tempo che Milano si riscopra bella e grande.




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26 maggio 2006

Chi votare alle comunali di Milano

Oggi voglio essere irrituale. Ormai tutti coloro che mi leggono sanno che sono candidato al consiglio comunale per i Liberali per l'Italia.
Ma oggi voglio chiudere (prima del silenzio di sabato) le riflessioni elettorali spluciando le liste altrui al fine di individuare altri candidati a mio parere meritevoli di fiducia.
Non crederei nella politica se non facessi una cosa del genere.

Lista Ulivo (Ds e Margherita)

Francesca Zajczyk detta Zaicic
Sociologa urbana dell'Università della Bicocca, in quanto tale conosce perfettamente i problemi delle città contemporanee e li ha studiati seriamente. Merita un successo personale perché molto importante potrebbe essere il suo apporto nel processo di trasformazione di Milano.
E' la "candidata che avrei voluto nella mia lista".
Il suo sito.

Rosa nel Pugno

Pasquale Cioffi
Presidente uscente della Zona 7 per Forza Italia, ha fatto tanto. Ha ampliato parchi, ha ridisegnato piazze e strade in modo da dar loro un aspetto umano. Ha contribuito alla realizzazione del Contratto di Quartiere San Siro.
Il suo sito.

Lorenzo Lipparini
L'ho conosciuto anni fa, non potevo non citarlo. E' segretario dei Radicali milanesi e consigliere di facoltà a Scienze Politiche. E' uno che fa politica per passione e per idealismo.
Il suo sito.

Lista civica Letizia Moratti

Gisella Borioli
Famosissima giornalista di moda, fondatrice del "Superstudio" e animatrice della "Zona Tortona", il quartiere pulsante attorno a Via Tortona. Chiede più attenzione alla Milano creativa, artistica, culturale e turistica. Il nostro stesso programma.

Walter Cherubini
Presidente del Coordinamento Milano Ovest e della Consulta delle Periferie, ha fatto il consigliere di zona per tanti anni. Nel 2001 ha mancato di un soffio l'elezione in consiglio comunale. E' molto attivo nell'ambito dello studio delle periferie e del loro miglioramento. In questo senso è una voce autorevole.

Stefano Zecchi
Insegna estetica, è assessore uscente alla cultura. Un nome indipendente di garanzia per una politica culturale ai massimi livelli.

Questa è una città

Non indico nomi, anche perché loro preferiscono presentarsi come "46 sindaci". Sono quasi tutti giovani e hanno fondato una lista che è l'emanazione diretta dell'associazione Esterni, il che significa essere ideatori di manifestazioni ad altissimo livello, tra cui il Milano Film Festival.
Hanno un programma interessante, simile al "tutta un'altra città" dei Liberali per l'Italia in quanto all'impostazione e alla mentalità. Non sono personalmente convintissimo della loro idea di città come comunità, che a mio parere è una contraddizione, ma per il resto i loro sogni sono i nostri sogni: vedere Milano tornare grande e competitiva nei settori creativi e culturali, vederla pulsare di vita di giorno e di notte.

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25 maggio 2006

A Torino le liste proliferano

Io credevo che a Milano avessimo dato il meglio (del peggio), ma credo che a Torino ci abbiano "battuti" alla grande.
Stamattina cercavo notizie di "Mucchio Selvaggio", la lista che in teoria doveva essere appoggiata dall'UpL, e mi sono imbattuto nell'elenco ufficiale delle liste.
Mucchio Selvaggio non c'è, ma le liste sono 37, cioè tre in più che a Milano.

Ve le elenco, suddivise per candidato sindaco così la lettura è più agevole.

Sergio Chiamparino:
L'Ulivo, Repubblicani Europei, Verdi, Socialisti Riformisti, Rifondazione, Udeur, Moderati, Comunisti Italiani, Rosa nel Pugno, Italia dei Valori.

Rocco Buttiglione:
Forza Italia, Nuovo Psi, Udc, Dc, Lega Nord, An, Sì Tav, Unione Pensionati.

Ezio Susella:
Stella e Corona.

Carlo Gariglio:
Movimento Censurato e Libertà (chiaro riferimento a "Fascismo e Libertà", ndr).

Paola Balestra:
Partito Umanista.

Nicola Cassano:
La tua Torino.

Lorenzo Varaldo:
No U.E.

Denis Martucci:
Fiamma Tricolore, No Euro, Lista Franco Buttiglione, Pensionati e Invalidi, Immigrati basta, Forza Toro.

Alessandro Lupi:
Sì ad un futuro senza caccia, Noi Meridionali, Lista delle donne per le quote rosa, Veri ambientalisti, Lista granata per il Filadelfia, Torino 2006, Uniti per il Centrosinistra, Uniti per la pace.

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Le considerazioni? Lupi presenta otto liste, il che significa più di ottomila firme raccolte e autenticate in pochi mesi. Da chi le ha prese? Riuscirà a ottenere altrettanti voti?

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22 maggio 2006

Il Governo Prodi deve già subire un mini-rimpasto

Hanno appena giurato. E già c'è un mini-rimpasto all'orizzonte. E' dalla vicenda di chi si occuperà della Legge Finanziaria che si vede tutta la pochezza della compagnia di governo del professor Prodi.
Se la ricostruzione de "La Stampa" (un quotidiano non certo nemico del centro-sinistra) è corretta, Prodi e Padoa Schioppa si sono accorti di non avere neanche un sottosegretario "esperto di Finanziaria" e devono correre ai ripari in un modo o nell'altro.
Ma soprattutto i lettori si rendono conto di com'è stato fatto il Governo: manuale Cencelli alla riscossa.
Viceministri e sottosegretari all'Economia rispondono infatti alle alchimie d'alleanza: un diessino di maggioranza (Visco), un amico di Prodi (Tononi), un no-global (Cento), un "ciampista" (Pinza).
Prodi alle strette ha chiesto a Enrico Morando, migliorista Ds e relatore di minoranza sulla Finanziaria durante gli anni di Berlusconi, di affiancare gli altri già nominati al ministero, ma l'orgoglioso "no" del piemontese è secco. Motivo? Dopo Napolitano alla presidenza della Repubblica, i Ds hanno scelto di non inserire nessun migliorista al governo: e adesso fatti loro.

Sicuramente è uno stallo di poco conto. Nel giro di qualche giorno una soluzione verrà trovata. Ma è curioso che questa compagine così attenta a declamare il rispetto della Costituzione non abbia pensato in anticipo a chi affidare la Finanziaria, cioè l'unica legge "obbligatoria" in quanto dalla Costituzione espressamente prevista.

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21 maggio 2006

I liberali demagoghi e quelli veri

Mi spiace dirlo ma Marco Marsili si è smascherato da solo in questi giorni.
Marsili è il segretario "nazionale" della Federazione dei Liberaldemocratici, già candidato nel 2004 assieme a Ombretta Colli (CdL) e poi nel 2005 da solo alle regionali e nel 2006 alleato di Di Pietro (Unione) alle politiche e, adesso, cioè due mesi dopo, di nuovo da solo per le comunali milanesi. Da solo per modo di dire: ha creato il clone della Rosa nel Pugno con un accordo con Bobo Craxi.

In che senso si è smascherato? Nel senso che, a una settimana dalle elezioni, sta giocando una carta a mio avviso pericolosamente demagogica e ben poco liberale. Il comunicato stampa parla chiaro:

1. Moratoria sulle multe per divieto di sosta (di sei mesi);
2. Sanatoria sulle multe ancora da pagare (ci si libera pagando il 30%);
3. Nel frattempo (in sei mesi!) creare il piano trasporti e parcheggi.

Nei volantini la compagnia ci va giù ancora più duramente:
"No alle strisce gialle e blu, no alla rimozione selvaggia, no all'impiego degli ausiliari. BASTA MULTE".

Ma come sarebbe a dire "basta multe"? Questi liberalsocialisti credono davvero che sia sufficiente dire basta multe, no alle strisce, no alla rimozione, per avere qualche voto in più?
Una città come Milano, il cui problema principale è proprio la triade viabilità-traffico-parcheggi, non può restare sei mesi senza multe per divieto di sosta. Sarebbe un casino allucinante!

Il problema non è una multa in più o in meno. Il problema è dare i mezzi pubblici a chi va alle Colonne di S. Lorenzo alla sera. E' favorire il nascere di altre zone del tempo libero fuori dal centro. E' anche, certo, dare ordine ai Vigili Urbani di essere flessibili in alcuni casi. Ma esclamare "basta multe" è da demagogia pura.

Il volantino peraltro si contraddice. Prosegue infatti così: "La sosta deve essere regolata dalle disposizioni dei consigli di zona e NON dal comune".
Il che significa, come capirebbe anche un bambino, più strisce gialle e blu, più rimozione selvaggia e possibilmente più ausiliari della sosta. Ogni consiglio di zona, infatti, sarebbe pressato dal "Not In My Backyard" (NIMB) rovesciato, ovvero dalle pressioni dei residenti per avere parcheggi quasi interamente riservati a loro.

Pensate a cosa succederebbe nel centro storico, il cui consiglio di zona è eletto da una netta minoranza rispetto a chi il centro storico lo vive effettivamente. Pensateci.

E poi non votate per i demagoghi. Ma per i liberali veri.

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14 maggio 2006

La felicità di Prodi

Tutti ricordano l'appello agli italiani che Romano Prodi pronunciò al termine del primo confronto televisivo con Silvio Berlusconi: si concludeva con la promessa della felicità.
Naturalmente la sua. Come fa notare Marco Taradash, l'anagramma del nuovo presidente della Repubblica è: "gran gioia. Il topo no". Non Giuliano Amato, insomma, ma la "nostra" gioia.
Di felicità in felicità, un due tre, le alte cariche dello Stato sono assegnate.
Adesso il governo.
Poi il resto della felicità.

«Pur essendo tutti miserabili, ci crederemo tutti felici, perché il governo ci dirà che lo siamo».
(Bertrand Russel, "Impatto della scienza nella società", p. 66)

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13 maggio 2006

Irlanda del Nord: il nuovo autogoverno si insedia domani

L'Irlanda del Nord avrà domani, di nuovo, la sua Assemblea. I deputati si riuniranno nella residenza di Stormont, dopo anni di sospensione, soprattutto grazie alla rinuncia alla lotta armata prima da parte dell'IRA e poi da parte di alcuni gruppi protestanti, quali l'UDA.

Il momento è drammatico perché pochi giorni fa è stato ucciso, a Ballymena, un quindicenne cattolico che era tutto tranne che una testa calda, poiché aveva numerosi amici protestanti.
L'aggressione è stata fortemente condannata da tutti, ha fatto risalto  la sua brutalità: rincorso da quattro o cinque persone e ammazzato a colpi di mazza da baseball.

Il rev. Ian Paisley, unionista estremista, leader del primo partito nord-irlandese, il Dup, deputato proprio nel collegio di Ballymena (North Antrim), è stato il primo a telefonare alla famiglia del quindicenne e forse parteciperà oggi al funerale.
Questo è un segnale di distensione, pur nella fermezza politica del Dup.

Dall'altra parte, il movimento nazionalista si è reso conto che più di così non può ottenere. Il Sinn Fein (divenuto da anni il punto di riferimento politico dei cattolici) è stato eccellente nella sua strategia di convincimento presso l'IRA affinché deponesse le armi e le consegnasse, e domani s'appresta a votare proprio Ian Paisley (il nemico storico dei cattolici) come primo ministro a Stormont, chiedendo in cambio il vice-premierato per McGuinness, esponente di primo piano dell'IRA nei caldi anni '70 a Derry.

Paisley è noto per avere sempre fatto muro contro muro sul dialogo con il Sinn Fein e fu anzi, negli anni '90, lui a far fallire ogni trattativa trilaterale (tra i partiti nord-irlandesi, il governo di Londra e quello di Dublino) proprio per la compresenza del partito indipendentista nel futuro auto-governo delle sei Contee.
Ora i suoi toni sono nettamente più morbidi: l'80enne leader unionista chiede, semplicemente, che il Sinn Fein supporti totalmente le Forze dell'Ordine.

In passato esisteva la Royal Ulster Constabulary, una famigerata colonna della polizia intenta in astratto a riportare la pace nelle sei Contee, in concreto a imporla ai cattolici, con azioni a volte non esattamente imparziali.
La RUC è sciolta dal 2002, diversi esponenti unionisti hanno ammesso che era una polizia di parte. Quindi la condizione perché il Sinn Fein dichiari un generico appoggio alle Forze dell'Ordine esiste.

Salvo sorprese, domani a Stormont Ian Paisley sarà nominato nuovo premier dell'Irlanda del Nord con i voti del Sinn Fein e, a questo punto, anche degli altri partiti (il cattolico partito socialdemocratico e il protestante partito unionista dell'Ulster).

La politica del nuovo autogoverno sarà però tutt'altro che facile. Alla domanda se si rende conto che molti cattolici storcono il naso a saperlo premier, Ian Paisley risponde (sull'Irish Times di stamani): «Non sarei l'unionista che sono, se non storcessero il naso!».

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10 maggio 2006

Sinistra allo sbando a Milano

Non sanno più come recuperare i voti persi. Mancuso (Ds), a "Prima Serata" su Telelombardia, continuava a interrompere il candidato a sindaco di "Questa è una città", lista civica nata dall'Associazione Esterni.
Alberto Beniamino Saibene, il candidato in questione, stava spiegando perché la sua è una lista di "46 sindaci" e il disturbatore d'occasione gli ha dato dell'imbroglione in quanto, ufficialmente, legalmente, il candidato a sindaco è uno solo, quello che gli elettori troveranno sulla scheda.

Questioni puramente burocratiche (non deve infatti sfuggire che i "46 sindaci" sono una mera provocazione) che hanno tenuto banco per almeno dieci minuti.
Con sana pubblicità per una lista civica che nelle sue impostazioni programmatiche è più a sinistra che a destra.
Questo la dice lunga, anche, sull'incapacità per la televisione locale di generare dibattiti civili e intriganti per il pubblico, ma siamo su un piano diverso.
La difficoltà che la sinistra incontra a Milano è, del resto, la stessa che ha incontrato per le elezioni politiche: dispersione dei voti, nulla coesione tra gli alleati, programmi diversi. Con il peggiorativo che qui, per loro, si tratta di recuperare consenso, perché adesso come adesso stanno sotto.

Intanto a Roma occupano le cariche dello Stato, due Pci e un sindacalista.
E il centrodestra risponde con 300 schede bianche. Se questa non è una resa...

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9 maggio 2006

Il linguaggio di Fassino

FASSINO: LA CDL CONVERGA SU NAPOLITANO
''Spero che il centrodestra riesca a risolvere le proprie divisioni interne e psosa decidere quello che e' ragionevole cio' di unire i suoi voti a quelli del centrosinistra per fare presidente Giorgio Napolitano, una figura di alto profilo politico istituzionale per cui non c'e' una buona ragione di buon senso che spieghi perche' non si dovrebbe votare Giorgio Napolitano presidente della Repubblica, speriamo che queste buone ragioni prevalgono''.

(Ansa)

Abbastanza curioso questo ragionamento. Personalmente credo che Napolitano sia effettivamente "una figura di alto profilo politico istituzionale"; ma il linguaggio poco politico e piuttosto minaccioso di Piero Fassino è - a mio avviso - preoccupante.

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8 maggio 2006

Tutta un'altra città: inizia la campagna dei Liberali per l'Italia a Milano

I Liberali per l'Italia si presentano.
L'appuntamento è per stasera alle 18, a Milano, al Circolo della Stampa (C.so Venenzia 16).
Gabriele Pagliuzzi, candidato sindaco, concluderà il convegno.
Chiunque è invitato, da Milano e da fuori.

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3 maggio 2006

Al consiglio comunale

Mi candido al consiglio comunale di Milano, per la lista "Destra Liberale - Liberali per l'Italia".

La mia pagina su Rete Civica di Milano è
qui, mentre il blog specifico non è stato ancora attivato
.

Naturalmente continuerò a scrivere su questo blog. A presto!




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1 maggio 2006

La morte del PLI a Milano

Il 10 febbraio a Milano fu presentata la lista "Liberali, Repubblicani, Riformatori Liberali". Deus ex machina principale, il segretario cittadino del PRI, De Angelis. Un battesimo con la partecipazione della Moratti, un'analisi socio-politica sull'elettorato laico di Milano, 29 pagine di programma in parte copiato da quello di LPI.

Li avevamo chiamati "gli strateghi dello 0,6%", questi alto-borghesi col fazzoletto bianco nella giacca che, ancora minorenni, sono già incravattati per il Rotaract.
Adesso che le liste sono state depositate in comune, non c'è più traccia di questa lista, nata negli augusti locali della Fondazione De Ponti (che fu senatore Dc), morta evidentemente sul nascere.
L'avvocato Gianpaolo Berni, ex FI ora PLI, in compenso è piazzato in alto (per l'ordine alfabetico) nella Lista Civica Letizia Moratti: un posto assicurato in consiglio comunale? No, dovrà sudarselo.
Per ora, infatti, non abbiamo a disposizione i curriculum e le liste complete, ma almeno un repubblicano dovremmo trovarlo in giro, magari dentro Forza Italia; stessa cosa per un riformatore liberale.
Quindi la lista unitaria laica s'è già spaccata, con buona pace per l'analisi socio-politica e le sfavillanti parol del trio De Angelis - Morandi - Della Vedova.

Entrare nella Lista Moratti non è stato, per Berni, un grande successo, per almeno tre ragioni. La prima, banale, è che la sua elezione non è scontata e i voti dovrà sudarseli: anche ammettendo che riesca a prenderne tremila, non si può quantificare il successo della sua lista.
La seconda è che entrare in quella lista dalla sua posizione non era difficile: giovane e preparato, conta su un'esperienza politica più che decennale ed è il minimo che la Moratti potesse fare per chi le organizza una passerella di quattrocento persone, quella appunto del 10 febbraio.
La terza ragione, politica, è che il PLI è scomparso a Milano, dissolto nella lista civica della Moratti, confuso tra personalità ben poco politiche e molto più note.

La dissoluzione milanese del PLI è ancora più evidente considerando che altre due liste si richiamano al liberalismo e sono, invece, presenti nella competizione: i Liberaldemocratici-socialisti di Marsili (ahimé, col simbolo rosso: più socialisti che liberali, insomma) e soprattutto LPI di Gabriele Pagliuzzi, coraggioso e unico avamposto autenticamente liberale in città.




permalink | inviato da il 1/5/2006 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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