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idee e riflessioni


Diario


30 aprile 2006

Quaranta liste

Sono una quarantina le liste per le elezioni comunali. Nonostante siano necessarie dalle 1000 alle 1500 firme, evidentemente molti non hanno difficoltà a raccoglierle, sicché il lenzuolo elettorale sarà decisamente variopinto.

La CdL, che candida Letizia Moratti, è una coalizione di tredici partiti molto variegata: oltre ai classici, ci sono i nazionalpopolari di Sos Italia (ricordate Maurizio Scelli?), i fascisti della Fiamma e di Azione Sociale, i socialisti e i democristiani.
Nella coalizione anche due liste di pensionati.
Fiore all'occhiello le due liste civiche volute dalla signora Moratti: la lista adulta (piena di nomi eccellenti) e la lista giovane (età media sotto i trent'anni, guidata da un cristiano evangelico).

L'Unione risponde con Bruno Ferrante e undici partiti. Oltre ai classici partiti di sinistra, la lista civica del candidato a sindaco, quella di Dario Fo (e di Basilio Rizzo, stakanovista del consiglio comunale), pensionati e consumatori.

Presenti gli Umanisti, come sempre a Milano (contano un consigliere di zona uscente). Candidano Valerio Colombo e propongono in primis una città multietnica, parlano di diritto alla casa (senza però arrivare a proporre l'esproprio delle case sfitte) e di redistribuzione del reddito tramite il Comune.

Gabriele Pagliuzzi è l'altro candidato spesso presente negli ultimi appuntamenti elettorali. Il suo partito (Liberali per l'Italia) si è alleato per l'occasione con Europa Federale. Il programma dei Liberali per l'Italia è attento alle nuove emergenze (la spirale di solitudine degli anziani, ad esempio) senza cadere nell'assistenzialismo pubblico. Ma nel documento si parla anche di viabilità, riconversione degli impianti di riscaldamento, attenzione alla ricerca universitaria, ai giovani e all'arte, e soprattutto del rilancio del turismo a Milano.

I Carc, il cui fondatore Giuseppe Maj è in clandestinità in Francia, candidano Pietro Vangeli, il loro segretario nazionale, per la Lista Comunista. Il programma è focalizzato sui diritti degli operai e degli immigrati, nella visione della lotta di classe e con l'obiettivo di una società socialista.

Marco Marsili stavolta non ci riprova in prima persona. L'ondivago giovane marito di Viola Valentino, ex Verdi, poi fondatore di Milano Città Metropolitana (con la Colli, all'ultimo momento, alle provinciali 2004, quindi CdL), poi fondatore dei Liberaldemocratici (da soli alle regionali 2005), poi vicino a Di Pietro (con cui ha stretto un accordo elettorale alle politiche 2006, quindi Unione), è ora il paciere dell'alleanza tra Liberaldemocratici e Socialisti di Bobo Craxi (un clone della Rosa nel Pugno?), da cui è nata una lista che candida a sindaco Ambrogio Crespi.
Per l'occasione si è unita alla lista anche la pattuglia dei LeAli, monarchici già noti per aver provato la candidatura alle politiche senza tuttavia presentare firme, e già in contatto con i Liberali di Gabriele Pagliuzzi. Ondivaghi anche loro?
Crespi sarà comunque sostenuto anche da due liste sconosciute: "No ICI" (beata gioventù) e "Polo di Centro".

Cesare Fracca, leader dei "trenta-quarantenni" nati da una lettera al Corriere della Sera, è candidato con il suo movimento, Vivere Milano. Tra le liste civiche, è quella ad aver goduto di maggiore visibilità mediatica.

Giorgio Ballabio, noto organizzatore di eventi notturni e culturali, guida un'altra lista civica, La Tua Milano, che punta su pochi programmi: traffico più scorrevole, grandissimi parcheggi fuori città, sportello di contatto coi cittadini e via i mendicanti dalle strade.

Candidati minori sono l'ex ciclista (ed ex Udc) Sante Gaiardoni (lista omonima: nel programma, più sport e anche più Viagra), Roberto Bianchessi (Italia futura), Guido Marzani (Progresso sociale) e Roberto Formigoni (non è il presidente della Lombardia ma un omonimo alla guida di "Gaia Pacs").

Infine, la candidatura di Beniamino Saibene, che guida la lista civica più credibile, "Questa è una città", legata all'Associazione Esterni: più di dieci anni di attività culturale a Milano, tra cui il Milano Film Festival, sono un eccellente biglietto da visita per avere qualcosa di serio da dire, sull'idea della Milano di domani, al di là della mera presenza sulla scheda elettorale.




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30 aprile 2006

Sinistra plurale: Ferrante comunista, Penati moderato

Bruno Ferrante aveva detto che non avrebbe avuto alcun problema a sfilare assieme alla sua rivale Letizia Moratti durante il corteo del 1 maggio. Poi la CGIL-Scuola ha alzato le barricate contro l'ex ministro dell'istruzione e allora il neocompagno candidato sindaco ha pensato di cavalcare la sinistra radicale: ha dichiarato prontamente che la famiglia Moratti è nella categoria dei "padroni" e la festa dei lavoratori non ha a che fare con il padronato.
Marx a merenda.

Ben diverse le dichiarazioni del presidente della provincia, Filippo Penati, ex Pci ora Ds, che ha affermato: «Il Primo maggio è un rito civile, non è un corteo di una categoria che sciopera per il rinnovo del contratto. È una festa di libertà, come il 25 Aprile».
E a domanda diretta, se un manager possa partecipare al corteo, Penati si è smarcato decisamente da Ferrante, dicendo: «Ben venga l’amministratore delegato se condivide il fatto che è nella libertà che si celebra il lavoro, che nella democrazia si progredisce».




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29 aprile 2006

Castagnetti, Castagnaccio

19:58 Prodi: "... Però si chiama Franco, il nome conta"

Il leader dell'Unione Romano Prodi, a proposito della situazione caotica al Senato, ha chiesto spiegazioni a Pierluigi Castagnetti. Castagnetti gli ha riferito che la Cdl contesta le schede per la differenza tra Francesco e Franco: "Come se la differenza contasse qualcosa...". Ma Prodi ha replicato "eh no, cavolo, il nome conta, come è registrato all'anagrafe?". Castagnetti ha risposto "è registrato Franco". Prodi non ha commentato, ed è andato via.


Così sul sito di Repubblica.it nella cronaca della giornata di ieri al Senato. La lunga giornata del Franco o Francesco Marini, che non riesce a diventare presidente dell'assemblea.
Tra Scalfaro che sbaglia a leggere le schede, ammette l'errore, dichiara di stare male da ore alle due di notte, la CdL che non può che gongolare per questa figuraccia dell'Unione.
Per quanto riguarda il turista della democrazia Castagnetti, forse è abituato a finire tutto a lambrusco e parmigiano, ma sono convinto che se trovassero una scheda con scritto "Castagnaccio" non direbbe che non cambia niente.




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13 aprile 2006

Belfast Telegraph: l'Italia non finisce di stupire

E' curioso l'editoriale di ieri sul Belfast Telegraph, affidato al corrispondente da Roma Peter Popham.
L'argomento è il risultato elettorale italiano, il cambio della guardia tra il frizzante magnate dei media Silvio Berlusconi e il cauto professore di economia Romano Prodi.
Popham ce ne ha per tutti, l'effetto della lettura è l'impressione che l'Italia politica sia messa molto male.
Su Prodi il quotidiano più letto in Irlanda del Nord ha parole di fuoco:


He is a committed European, but while in Brussels his main focus always seemed to be Italy. Whenever possible he quit the Belgian capital for his base in provincial Bologna, enjoying the countryside on his mountain bike.

In sintesi: ha usato Bruxelles per tornare trionfatore in patria (e la sua patria è anzitutto la campagna emiliana).
Ma non è tanto Prodi il maggiore bersaglio del corrispondente, quanto i suoi rivali:


This academic background counted in his favour during his first stint as Italian Prime Minister, when he was seen as the antidote to his corrupt professional political rivals.

Tradotto: il professore di economia fu nel 1996 l'uomo giusto al posto giusto come antidoto alla corruzione rappresentata dal centro-destra. Non c'è male.
L'affondo verso Berlusconi non finisce qui. Un suddito della Corona non poteva farsi sfuggire l'opportunità di notare una curiosa coincidenza:


(..) the stunning news, just seven minutes after Mr Berlusconi's defeat became certain, that the most wanted mafioso in Sicily, the man from Corleone who has been capo di capi for 13 years and on the run for 30 more than that, had been arrested.

Uno pensa che la prudenza giornalistica imponga al limite un tono scherzoso, e invece no, il corrispondente del "Belfast Telegraph" non ha peli sulla lingua: a consentire l'arresto di Provenzano è stato un vuoto politico. Berlusconi collegato alla mafia perde le elezioni, sette minuti dopo il capomafia è catturato:


A political vacuum had opened up: Berlusconi, long tainted by his Mafia links, was on his way; and suddenly the biggest mobster of the lot was in the bag. Italy does not lose its capacity to amaze.

Non perdiamo la nostra capacità di stupire, quasi di affascinare. Dalla mafia alla mountain-bike, restiamo comunque italiani.




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11 aprile 2006

Al bar danno la colpa a Tremaglia

La CdL è in vantaggio di un senatore, mentre alla camera vince l'Unione per circa ventimila voti.
I risultati della circoscrizione estero, favorevoli all'Unione, assegnano a Prodi la maggioranza in entrambe le camere.

Questo è in sintesi il risultato delle elezioni politiche 2006. Il resto conta poco.
Conta poco, ad esempio, che prima Fassino e poi Prodi, quando mancavano ancora circa trenta sezioni di Lazio 2, e col senato assegnato alla CdL per un seggio di scarto, abbiano annunciato la vittoria: evidentemente erano consci che 30 sezioni di Lazio 2 non avrebbero spostato i voti, e che dall'estero le notizie erano per loro positive per un sorpasso al senato.
Dunque Scajola a Matrix ha esagerato parlando di golpe sudamericano. Magari si poteva aspettare ancora, ma erano quasi le tre del mattino e sotto la sede romana dell'Unione vi erano centinaia di militanti che desideravano un'anticipazione dai loro leader. E l'hanno avuta.

Fa effetto, stamane al bar, vedere ricomparire tutti i cidiellini scomparsi da un paio d'anni. Gente che fino all'altro ieri diceva che la situazione italiana è insostenibile, ora si riscopre di centrodestra, e ne è anche abbastanza orgogliosa.
Il barbiere ovviamente non si espone, mestiere difficile il suo; l'edicolante è triste solo perché la Mussolini non avrà parlamentari.
In metropolitana la gente torna a mostrare "Il Giornale", come non succedeva da anni.

Fa anche effetto, perché mostra tutto l'opportunismo italiano, sentire la base elettorale di centrodestra incazzarsi con Mirko Tremaglia: colui che ha voluto, fortissimamente, che gli italiani all'estero votassero.
Poi dicono che la politica è opportunista. Balle: non è più opportunista del popolo, in questo caso di centrodestra, che sperava che l'idea di Tremaglia fosse un modo per recuperare voti a destra e ora crede d'aver perso le elezioni proprio per colpa dei connazionali del Sud America e di chissà dove.
Balle, balle. Rispetto ai sondaggi, è vero, c'è stato un recupero strepitoso della CdL, ma ecco cosa succede a un ottuagenario che ha combattuto una questione di principio: gli vien data la colpa della sconfitta, quando avere il Paese spaccato in due è già una vittoria (numerica) per la CdL.

A questo proposito è curioso, comunque, sottolineare un paradosso: Prodi sarà probabilmente incaricato di formare il governo grazie a un'idea di principio fortemente voluta da un fascista.




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9 aprile 2006

Nervosismo a sinistra

C'è nervosismo nell'aria. Alla Casa del Popolo di Brugherio, dietro le bandiere di quasi tutti i partiti dell'Unione (compresa RnP, escluso PdCI), un po' si brindava anticipatamente, un po' ci si toccava i coglioni, ieri sera.
Gli amici di sinistra stan facendo gli scongiuri ed evitano di parlare di politica, per loro il "momento di riflessione" è letterale, non li porti sul duello Prodi vs. Berlusconi nemmeno se li paghi.
I quotidiani di tutto il mondo (vedi NewsGoogleIt e sfoglia in basso le varie lingue) puntano sulla figura di Berlusconi per parlare di queste elezioni: "ancora al potere... o in prigione", titola l'Indipendent in Gran Bretagna.
Su Macchianera è aperto il dibattito tra il tenutario del blog, Gianluca Neri, che ha già fatto professione d'astensione, e gli altri possessori di password, che non ci vanno giù teneri.
Ad esempio, "The Petunians" scrive: "Il primo che “io non voto uno come Prodi” e poi Prodi perde e quello si lamenta di Berlusconi, vado lì e gli dò una manata sulla nuca che la racconta ai nipoti".

Altri blog sparsi nella rete sono dello stesso tono: se Prodi non vi va bene, e vi astenete, non lamentatevi dopo, ci rivediamo nel 2011.
E' una vera chiamata alle armi. La pacatezza e la remissività con cui Prodi ha cercato d'impostare la sua campagna elettorale vanno a ramengo, riaffiora l'odio per l'avversario pelato, nano, ladro eccetera. L'ex eurodeputato di Rifondazione Dacia Valent, che ora invita a votare PdCI anche se preferirebbe la rivoluzione, ci va giù duro: vuole leggi ad (o meglio, contra) personam, vuole una galera per "tutti i membri del disciolto governo delle destre", la "dissoluzione ad aeternum di LN, FI e AN", e via esplodendo.

C'è nervosismo a sinistra. E credo che ciò sia dovuto a una consapevolezza molto difficile da digerire per i comunisti e i diessini: la consapevolezza che l'Unione, se vince, vince con voti di destra. Vince con tanti Montanelli che si sono stancati della CdL (ne conosco sei o sette) e voteranno la Margherita o la Rosa nel Pugno. Vince con tanti ex disillusi, ex astensionisti di professione, ex "la politica non m'interessa", ex "non voto perché non serve", che voteranno la Rosa nel Pugno (ne conosco una decina). Se vince.
E' quindi un nervosismo double-face. Da una parte la chiamata alle armi contro il "nano", dall'altra la chiamata alle armi per i partiti di sinistra, perché la critica degli astensionisti à la Gianluca Neri è una critica da sinistra, il loro astensionismo farà mancare voti a Prc, Verdi, PdCI e Ds, favorendo indirettamente il centro dell'Unione (Prodi, i poteri forti, l'alta borghesia) e i liberal-liberisti della Rosa nel Pugno: il siparietto a Ballarò tra Fausto Bertinotti e Emma Bonino sulla questione Alitalia, ecco cosa temono maggiormente gli elettori di sinistra.

E si toccano, e scongiurano. Intanto l'Italia vota: 17% d'affluenza a mezzogiorno.




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8 aprile 2006

Al Paese serviva un movimento nuovo

I primi sconfitti di queste elezioni sono i liberali puri. Quelli che cercavano di dare un movimento liberale, intendo: RL e PLI, tanto per fare nomi.
I Riformatori Liberali sono sconfitti perché si presentano solo al senato e solo in tre regioni, il che equivale a zero virgola. Avranno uno o due deputati, cioè niente: giusto il necessario per un po' di finanziamento pubblico. Non hanno solo aderito alla CdL ma hanno stretto un patto quasi personale con Berlusconi: votarli significa votare per chi nella CdL può interpretare il liberalismo senza compromessi, ma Della Vedova (da solo o in coppia con Calderisi) non potrà evitare tali compromessi.

Il Partito Liberale è in una situazione ancora peggiore, anche se sarà più presente di RL: quattro circoscrizioni alla camera e quattro regioni al senato. In compenso, nessun "posto al sole" dentro le liste di Forza Italia, il che ha determinato un comunicato di rottura con la CdL (non rispettato in Lombardia) e l'oscuramento totale nei media, a parte qualche tribuna elettorale poco seguita.

E' naturale che gli elettori istintivamente liberali si stiano rivolgendo ad altri partiti. Che credibilità possono avere due partiti destinati a raccogliere, insieme, meno dell'1%, l'uno perché presente solo in tre regioni e schiacciato dalla propaganda della Rosa nel Pugno, l'altro perché diretto da eminenti personaggi della Prima Repubblica.
Gli elettori liberali che non vogliono Prodi al governo voteranno Forza Italia e Fini (anche "contro" la stessa AN), ma ci sono anche elettori in grave difficoltà perché, ammettiamolo, Berlusconi ha stancato.

In questi giorni continuo a parlare con persone che sono fortemente indecise, che in altre condizioni voterebbero a occhi chiusi per il centrodestra ma stavolta non se la sentono. Molte sono le simpatie per Fini, ma "se voto Fini andrà al governo Berlusconi", mi dicono per giustificare il loro voto alla Rosa nel Pugno.
Incoerenza? No: Rnp e Fini sono accomunati dal pragmatismo e da un progetto mentale del tutto liberale. Rnp sarà la spina nel fianco dell'Unione, è certo. Chi voterà Rnp voterà, in un certo senso, contro l'Unione, perché Rnp avrà quei venti deputati in grado di rompere i coglioni a Prodi e ai suoi alleati di estrema sinistra.

E così, ecco che il segretario proveniente dal Msi e i radicali non sono più incompatibili. Misteri di una politica malata e di una legge elettorale che ingabbia le posizioni non maggioritarie all'interno dei due schieramenti.
Questa era la splendida occasione per dare all'Italia un'alternativa di autonomia liberale. Non ho sondaggi ma nella mia cerchia di conoscenze ci sono almeno quindici persone che, per un motivo o per l'altro, voteranno per un partito dell'Unione (Rnp, tutte quante) ma idealmente vorrebbero votare per il centrodestra.
Tutte quante avrebbero preso in seria considerazione un partito di orientamento liberale fuori dagli schieramenti. Sappiamo che sarebbe stata una fatica immane: niente soldi, quando i soldi sarebbero stati indispensabili, e sbarramenti apparentemente impossibili.
Ma solo apparentemente. Una buona campagna di sensibilizzazione, ne sono convinto, avrebbe portato al successo (cioè a una qualche presenza parlamentare) una lista di quel tipo. A due condizioni, però: che fosse innovativa nel nome e nelle idee e che fosse guidata da persone oneste, capaci, nuove.

Non è tardi. Anche se non si può far più niente per le elezioni politiche, si può ancora fare qualcosa dalle amministrative in poi. Ma bisogna partire immediatamente. Ricordatevi: colori innovativi, nome nuovo, persone in gamba e serie, giovani e motivate. Poteva essere una realtà, è sfumata perché i liberali italiani sono guidati da gente incapace anche solo di scrivere un comunicato stampa che non superi le cinque righe, figuriamoci se capace di questo coraggio.

Per il momento, buon voto. Ma da martedì ci dobbiamo dare una mossa e dobbiamo farci un culo così.




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7 aprile 2006

A parità di condizioni?

Notizia numero uno.


(home page di Kataweb.it, 7 aprile ore 19:30)

Da quando Berlusconi ha usato quella parolaccia, "coglioni", l'home page di Kataweb.it (gruppo Repubblica-Espresso) è dominata dalla simpatica iniziativa delle fotografie degli "orgoglioni".

Notizia numero due.

Su Google.it digitate "fallimento" e poi cliccate su "mi sento fortunato": si aprirà la biografia ufficiale di Silvio Berlusconi.
Digitate ora "failure" e poi cliccate su "mi sento fortunato": si aprirà la biografia ufficiale di George Bush.




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5 aprile 2006

Altissimi coglioni

La parolaccia non è entrata in politica con Silvio Berlusconi, il quale ha apostrofato i moderati che voteranno il centrosinistra come "coglioni che non fanno i loro interessi".
La parolaccia è in politica da molto più tempo.
Una volta, anzi, si risolvevano gli sgarbi a revolverate, o a duello se si voleva essere più cavalieri. Ed esistono in giro dei "bestiari" del Parlamento che raccolgono molte perle. L'Andreotti ne scrisse uno, tanti anni fa: "Onorevole stia zitto". Andò a ruba.
Conteneva gli strafalcioni, ma anche le parolacce vere e proprie.
C'era per esempio un deputato del Pci, di cui non vorrei sbagliare ora il nome, che spesso duettava con Marco Pannella. Una volta uno disse all'altro che stava belando, l'altro gli rispose che era per solidarietà con lui che da un po' ragliava.
Forse la Camera scoppiò a ridere. Altre volte meno, come quando Craxi insultò il segretario del Pli ("un Altissimo coglione"), o come quando Sbardella e Mastella, Dc entrambi ma di diverse correnti, si mandarono a fare in culo urlando in Transatlantico.

Berlusconi ha un problema evidente coi borghesi che voteranno Prodi. Non gli va giù. Non capisce come l'imprenditore leader delle scarpe italiane o il banchiere più forte del Paese possano votare per il centro del centrosinistra, anziché per lui. Forse non lo capirebbe nemmeno se avesse ascoltato le lezioni di diritto pubblico di Giovanni Bazoli alla Cattolica, ad esempio nel 1994-5: un'ora e un quarto di rigore costituzionale, l'ultimo quarto d'ora di attacchi alle leggi del primo governo presieduto dal Cavaliere. Perfino il celebre "decreto Biondi", quello sulla carcerazione preventiva, era incostituzionale per il presidente della futura Banca Intesa.
Vi era, lì, un approccio ideologico fortemente dossettiano di lunga data, ovvio. Ma è evidente che il ventenne sbarbato, appena approdato all'esercizio del voto, trovandosi di fronte un grande banchiere, uno che la mattina lo si vedeva in aula e la sera in tv, si sentiva un po' suggestionato. E dire che il governo Berlusconi sfornava leggi incostituzionali come fossero brioches, era un po' come dire che chi l'aveva votato era uno stupido, sì insomma, uno che non capisce... un coglione, dai.
Stessa cosa se un docente di storia, col sorriso sulle labbra, ti chiede perché nel 1994 avevi votato per il centrodestra. L'uomo nuovo, il sogno liberale... "vi siete sbagliati, perché non avete capito che Berlusconi non è un uomo nuovo". Siete dei coglioni, dai.

Inutile dire poi degli insulti della gente comune. Il più gentile è "non capisco come si possa essere così stronzi da votare per il centrodestra", ogni tanto arrivano anche le minacce ("se vince ancora il nano, vengo a incendiarti la casa"). Bazzecole. Ma che si leggono ogni giorno su internet.
Parlandoci chiaramente, c'è un odio continuato e costante, e costantemente espresso, verso gli elettori di centrodestra. Da Prodi al tabaccaio, passando per i docenti, i professionisti, i comici, i giornalisti e i bloggers, è un fiorire di insulti, spesso rivolti direttamente a Berlusconi ma indirettamente a chi vota per Fi, An, Udc e Lega. Ma come, votate per un mafioso? Per uno che fa il falso in bilancio? Per uno che non si sa dove ha preso i soldi per Milano 2? Per un piduista? Ma siete proprio dei coglioni, eh!

Caso a parte, tra l'altro, meriterebbe proprio la Lega e i leghisti. Martoriati a causa dei loro stessi slogan, molto forti in verità, come quando (timidamente) dicevano: "meglio gli immigrati dei terroni: almeno gli immigrati lavorano". In quel caso se le cercavano un po'. Ma ne erano pure un po' orgogliosi, si sentivano lontani dalla politica rose e fiori delle pacche sulle spalle. Avevano idee forti ed erano contenti d'averle.

Qui non si crede che la borghesia di centrosinistra sia fatta di coglioni. Hanno anch'essi i loro interessi, in realtà, solo che non coincidono con "meno tasse" e cose del genere. Tutti i margheritini che oggi si sono offesi, adesso almeno sanno cosa significa essere colpiti sul tifo politico. Almeno.




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4 aprile 2006

Politica ubriaca

Dare dell'ubriaco a qualcuno potrebbe anche risultare simpatico, se in un momento gioviale. Taci tu, che non ti reggi in piedi. Ma che dici, hai bevuto? E così via.
Forse Romano Prodi pensava d'essere, appunto, al bar. In uno di quei bar di paese, fuori dalla Via Emilia, dove a qualunque ora del giorno e della sera trovi i pensionati e il loro quarto di lambrusco, l'Unità o la Gazzetta (di Reggio), il tono dissacrante, le risate, le prese per il culo tra un amarcord e l'altro.
Forse a Romano Prodi manca questo ambiente, che non ha vissuto realmente. Nato in provincia, catapultato a Bologna per l'università e poi a Reggiocity dove giovanissimo era consigliere comunale Dc (e quindi acerrimo nemico del Pci), non ha mai assaporato il gusto di un pomeriggio al caffé di paese.
Dovrebbe provarci. Non è necessario avvinazzarsi fino a stare male, fino a dare i numeri («chi dà troppi numeri è come l'ubriaco sotto il lampione», da oggi non solo più B. Show ma anche R. Prodi). E' sufficiente un bicchiere, le guance diventano rosse, parte la risata e i comunisti diventano amici anche loro.
Non sarà nemmeno un problema avere «un carattere da curato», come dice di sé il professore: l'abbiamo visto tutti in don Camillo che di notte trincava col sindaco Peppone ma non crediate che sia solo un film.

Ad Arcore, possiamo immaginare una cantina speciale curata dallo chef Michele (si chiama così, giusto?), possiamo pensare che Silvio e Veronica (sempre che cenino insieme) si concedano un Chivas Regal dopo il pasto, poi Silvio torna nelle sue stanze e telefona alla chat erotica per un sondaggio poco sessuale, facendosi forse dare del matto o dell'ubriaco dalle ragazze con la voce caliente, ma contento del risultato: sette a due, tiè. Ora per festeggiare mi dò al vino.

Sono le ore cinque di mattina, Isabella Santacroce direbbe le ventinove. Completamente brillo, Silvio prende un foglio e comincia a scrivere i numeri che dirà davanti al professore e a milioni di italiani. Poi chiama Giulio (Tremonti), che da bravo commercialista padano sta già facendo benizina a un automatico del centro di Pavia.
Nell'automatico c'è anche Max Pezzali che tira fuori il deca per il diesel, proprio come ai tempi che era sbarbato.
Silvio parla a Giulio della sua idea, ha l'ok del suo professore, può dirlo in tv: abolirà l'ICI. Giulio gli dà un consiglio: «fingiti ubriaco, prima». Silvio risponde: «non c'è problema eh eh eh ih ih ih».
Staccano. Giulio sfreccia verso Milano mentre Silvio vola a Roma per preparare il faccia a faccia. Mentre scende dall'aereo privato tracanna la bottiglia di vodka che Putin gli spedisce direttamente da Mosca, chiama il taxi e si fa portare a Trastevere: deve andarci a stomaco pieno, agli studi Rai, così niente cali di zuccheri. E giù con il vinello rosso per darsi una botta di vita.

A Romano Prodi non resta che proporre una tassa aggiuntiva sul vino, esentando ovviamente il lambrusco se no perde l'egemonia in Emilia.

Update. Berlusconi dice che quelli che votano a sinistra sono dei coglioni. Una caduta di stile, però in questo caso bisogna "offendersi" e "indignarsi", nevvero?
Per il solo fatto di avere votato CdL al maggioritario nel 2001, mi sono sentito dire di tutto in questi cinque anni. Dal "avete tutti sbagliato" (un docente di storia alla Statale di Milano) agli insulti più vari. E adesso voi v'indignate?




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3 aprile 2006

I cattolici della politica e la pena di morte

Uno dei commenti più diffusi è che è sbagliato che la politica speculi sulla morte di Tommy. La consegna del silenzio è la migliore reazione dell'Italia anonima, silenziosa, sofferente.
Vero. Ma i politici non hanno taciuto. Il sen. Pirovano (Lega Nord) e Alessandra Mussolini hanno chiesto la pena di morte senza mezzi termini, invocando il primo la riforma del codice penale, la seconda un referendum, dimenticando che bisognerebbe invece, per assecondare le loro pulsioni, intervenire sulla Costituzione.

Altri politici non sono stati da meno. Rizzo, dei Comunisti Italiani, invoca l'ergastolo senza sconti di alcun genere. Il parlamentare Salvatore Buglio, ex Ds ora Rnp, afferma che non può esservi redenzione in un caso del genere. Buglio sta coi Radicali e tra i Radicali vi è un gruppo minoritario "abolizionista" che propone, appunto, l'abolizione del carcere, seppur solo per i reati non di violenza: chissà se si sono parlati al telefono.

Siccome però al peggio non v'è mai fine, quando scendono in campo i leaders c'è da piangere.
Pierferdinando Casini, Udc, dichiara che se non fosse cristiano penserebbe alla pena di morte.
Il suo collega di partito Baccini chiede i lavori forzati.
Maurizio Gasparri, An, afferma che siccome ci sono le confessioni, è inutile aspettare oltre lunedì per la condanna: "niente lungaggini burocratiche", afferma.
Rutelli, Margherita, è colui che ci specula di più. Dice che il governo in cinque anni s'è occupato delle leggi ad personam e non delle leggi per i più deboli. Il ministro Castelli ha buon gioco a ricordargli che, non da oggi ma da sempre, è previsto l'ergastolo con isolamento diurno e che, più oltre, ci sarebbe solo la morte: "forse Rutelli allude a quello", risponde.
No, Rutelli alludeva a quanto scritto a "La Stampa" da una anonima signora: "col bel governo che ci troviamo, uccidi una persona e dopo sei mesi sei fuori". Di testa, signora, di testa.

Ricapitolando: la politica italiana segue l'onda del qualunquismo e dell'emozione. I politici parlano di Tommy come se fosse un fatto politico (lo fa Rutelli), si lasciano all'intemperanza (lo fanno Gasparri e Baccini), mostrano problemi di coscienza con la dottrina cristiana (lo fa Casini).
Direi che la posizione più grave è proprio quella di codesti cattolici della politica, che quando si parla d'eutanasia si sbracciano a difesa della vita umana, ma quando si parla di delinquenti no, quasi quasi bisognerebbe mandarli a morte con l'omicidio di Stato.

Naturalmente, in Tocque-Ville non potevano mancare coloro che la pensano diversamente: Penadimorte.BlogSpot.Com.




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Nel banner: il Muro di Berlino (East Side Gallery), foto mia (gennaio 2004)

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