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idee e riflessioni


Regimi


21 dicembre 2005

Irlanda del Nord: uno 007 infiltrato nel Sinn Fein

Il segretario amministrativo del partito nazionalista cattolico-sociale Sinn Fein, Denis Donaldson, è stato espulso dopo che era stato scoperto il suo ruolo di spia del servizio di agenti segreti britannico.
Donaldson, militante del Sinn Fein da circa trent'anni, ha subito ammesso le sue responsabilità: era stato reclutato, dice, dalla polizia all'inizio degli anni '80.
Il terremoto politico è evidente: anche i partiti unionisti, e in special modo il DUP (quarto partito della Gran Bretagna), hanno immediatamente chiesto spiegazioni al premier Tony Blair.
Lo scandalo è particolarmente grave per il ruolo di Donaldson all'interno del Sinn Fein: egli era diventato un altissimo dirigente del partito e tra l'altro controllava la gestione finanziaria.
Un duro colpo per l'amministrazione di Tony Blair? Probabilmente no. L'impostazione del governo e della polizia britannici sembra essere, al momento, quella di non aprire alcuni procedimento d'indagine perché, testualmente, "costerebbe troppo": «Peter Hain has ruled out an inquiry into a spying scandal at Stormont. Mr. Hain stressed that he was not prepared to waste public money on an inquiry», si legge sul Derry Journal.
Grande è ovviamente la copertura nei media irlandesi, così in quelli inglesi ma con toni molto distaccati. Come se l'affare di spionaggio nel partito nazionalista nord-irlandese fosse un tema di politica estera.
E in Europa non sembra esserci grande pressione. I media italiani, così come non avevano dedicato che poche righe al "cessate le ostilità" dell'IRA, allo stesso modo non si stanno occupando per niente della vicenda.
Se ne occupano in Francia, non però in Germania. La situazione sembra destinata a sgonfiarsi.
Ora, è vero che in Irlanda del Nord, fino a pochi anni fa, era in atto una sostanziale guerra civile; ma è anche vero che la fiducia nelle istituzioni democratiche, in casi come questi, potrebbe andare a farsi benedire.

I media italiani però si occupano di uno scandalo veramente grave, che potrebbe rischiare di far saltare le Istituzioni democratiche: D'Alema ha un conto alla Bpi per pagare la barca in leasing! Scandaloso... 




permalink | inviato da il 21/12/2005 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 dicembre 2005

Il Venezuela

E' abbastanza chiaro che la nuova frontiera del social-comunismo potrebbe essere rappresentata dall'America Latina.
Là dove fino a qualche anno addietro soltanto Fidel Castro aveva instaurato un regime vicino al comunismo (forse più per gli aiuti che l'Urss gli aveva dato che per personale convinzione), negli ultimi tempi i movimenti popolari di massa stanno conquistando, capitale per capitale, i governi.
Prima il Brasile di Lula, poi il Venezuela di Chavez e adesso la Bolivia del coltivatore di coca andino Evo Valiente.

Il "caso America Latina" andrebbe studiato. Certamente non è simile all'Europa dell'Est e nemmeno alla rivoluzione bolscevica in Russia. E' forse più simile alla scelta che in passato fecero alcuni Stati africani appena usciti dalla colonizzazione, specialmente quelli uscenti dal dominio portoghese, che avevano dovuto lottare duramente per la propria indipendenza.
Ma in quei Paesi africani la classe dirigente adottò un modello socialista solo nella forma, giacché anche nei Paesi a economia pianificata bisogna prima produrre e poi, se vi è spazio, eventualmente distribuire in parti eguali. E purtroppo era proprio la capacità produttiva (e la cultura d'impresa) a mancare in Angola, Mozambico e simili, oltre naturalmente alle materie prime.

Non così in Brasile, non così nel Venezuela che trabocca di petrolio. E così il presidente Chavez può fare il bello e il cattivo tempo da anni, non solo in termini di politica energetica (il che sarebbe legittimo, dato che si tratta di uno Stato indipendente e libero) ma anche, purtroppo, in termini di democrazia.

Quelli che pensano che l'uguaglianza sia declinabile in termini economici, naturalmente, difendono Chavez. Così l'osservatorio Selvas.org, che dedica al Venezuela "democratico-popolare" una serie di articoli celebrativi. In "Modello Venezuela", ad esempio, la strategia è chiara: presentare il governo Chavez come un caposaldo della lotta all'unipolismo americano, soprattutto attraverso l'arma del petrolio.
Per far questo, si enumerano i "record scomodi", come l'assenza di analfabetismo, le riserve monetarie in aumento e anche la "sovranità alimentare". Chiamarla autarchia avrebbe fatto troppo immediatamente pensare al fascismo, forse.

E' in "Maledetta democrazia" che l'osservatorio Selvas.org si supera. L'articolo comincia così:

«La satanizzazione mediatica del governo venezuelano e del suo Presidente salta a pié pari un semplice dato: sette elezioni negli ultimi cinque anni, compreso un referendum in cui é stata approvata la nuova Costituzione bolivariana. Stiamo parlando del paese sudamericano in cui si é votato piú spesso, il cui Presidente ha uno zoccolo duro di accettazione che –nei peggiori momenti- non é inferiore al 35%».

Niente male. C'è solo da ricordare che le Repubbliche Democratiche Popolari sono stati i Paesi in cui in assoluto si è votato di più. E' soltanto una diversa definizione di democrazia. Facciamo notare che, nella democrazia parlamentare, con consensi del 35% vai a casa direttamente.
L'articolo procede:

«Il bilancio per l’istruzione e la sanitá é il piú elevato del continente. E’ stata creata dal nulla una rete di assistenza medica preventiva nei settori urbani poveri e in quelli rurali, in virtú di un convengo di interscambio con Cuba.
Per quella parte preponderante della popolazione esclusa dal sistema sanitario, é la prima volta che dispongono di un medico in ogni quartiere. Il riflesso positivo si concretizza nella diminuzione del 30% nell’afflusso nelle strutture ospedaliere.
... In questo momento, il 30% della popolazione é impegnata negli studi, sia nel ciclo della scolarizzazione normale, come nelle campagne di alfabetizzazione e per completare il ciclo pre-universitario. Molti dei partecipanti ricevono una borsa di studio equivalente ad un salario minimo».


Perfetto. Il Venezuela è quindi l'isola che non c'era, dove tutti studiano, tutti hanno cure mediche, tutti guadagnano un salario minimo.
Ma quando si cerca di fare il discorso delle libertà civili, Selvas.org, come abbiamo visto, radicalizza lo scontro e parla di "satanizzazione mediatica".
Forse nella satanizzazione mediatica ci sono anche i liberali, e in special modo i Liberali per l'Italia, che del Venezuela si occupano da tempo.
Prendiamo per esempio l'articolo "Ponzio Pilato e il cammino verso il totalitarismo", proprio sulle recenti (ri)elezioni venezuelane:

1) Dichiarazione di Nicolás Maduro attuale presidente del parlamento: "Una delle prime riforme alla costituzione nazionale sará quella di permettere la libera rielezione del attuale presidente Hugo Chavez affinché possa presiedere la nazione per lo meno sino all'anno 2030 e cosí consolidare per sempre la rivoluzione bolivariana".

2) Iris Varela, deputata e radicale del partito rivoluzionario Iris: "Tutti i funzionari pubblici che non si presenteranno a votare, e ben votare, saranno soggetti a una particolare e attenta supervisione giá che la mancanza di fedeltá al governo non é d'accordo con lo spirito bolivariano e rivoluzionario del lavoro che svolgono".


Ora non ho molto tempo, mi piacerebbe averne. Magari dò un incarico ai miei lettori: indaghino se queste dichiarazioni sono state realmente pronunciate o se fanno, anch'esse, parte della "satanizzazione mediatica" di cui sopra.
Nella pagina "Mondo" del sito di LPI, intanto, vi sono molti altri articoli sul Venezuela.




permalink | inviato da il 20/12/2005 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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