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idee e riflessioni


Regimi


28 marzo 2006

Ucraina: un'altra vittoria per la democrazia

La rivoluzione arancione che condusse più di un anno fa si è spenta? Il presidente dell'Ucraina, Viktor Iushenko, è il grande sconfitto delle elezioni governative. Il suo partito ottiene il terzo posto, a grande distanza dal suo vecchio rivale (l'ex presidente Viktor Ianukovic, filo-russo) e anche dalla sua ex alleata (Julia Timoshenko).
Non va più di moda l'arancione a Kiev?
Sbagliato dedurlo.
La rivoluzione di quattordici mesi fa non è morta. Anzi.

Innanzitutto, quella arancione era stata una rivoluzione "per" la democrazia. In questo senso, non era stata una rivoluzione di parte, ma per tutto il Paese.
Nella democrazia c'è anche alternanza, talvolta gli umori popolari cambiano repentinamente in pochi mesi: nulla di strano.
In secondo luogo non si è affatto sopita la spinta riformatrice che Iushenko aveva portato alla politica ucraina quattordici mesi fa.
La sua sconfitta elettorale è personale, non imputabile alle "premesse-promesse" del suo movimento ma a ciò che egli non ha fatto per mantenerle.
Il suo movimento è stato trascinato negli scandali, nella corruzione. Inoltre la situazione economica non è migliorata: e gli ucraini, invece, si aspettavano un repentino miglioramento.
La recente "guerra del gas" con la Russia di Putin ha solo peggiorato l'immagine (già compromessa) di un presidente che ha portato la nave verso i venti della democrazia e poi l'ha fatta arenare in una politica senza risultati.

Ma il rinnovamento è fuor di dubbio. Innanzitutto, l'Ucraina è oggi una repubblica parlamentare e non presidenziale: e questo, nei Paesi in via di transizione, di solito giova.
Gli osservatori internazionali, poi, concordano nel definire queste elezioni "libere e corrette": elezioni, è bene sottolinearlo, vinte e non perse dagli "arancioni" presi globalmente. I due partiti avranno infatti più seggi del partito di maggioranza relativa, quello Regionalista dell'ex presidente filo-russo Ianukovic.

Gli scenari? Molto probabilmente la Timoshenko tornerà ad essere primo ministro e i due partiti arancioni si alleeranno, assieme ai socialisti che disporranno di una trentina di parlamentari.
Ma c'è da evidenziare anche il mutamento del partito Regionalista. Sempre filo-russo (tanto che vorrebbe il russo come seconda lingua nazionale), sempre anti-Nato ma più teso all'Europa rispetto a prima. Il partito ha avuto un ricambio notevole: circa cinquantamila tra militanti e dirigenti l'hanno abbandonato, un numero molto superiore s'è iscritto per la prima volta.
Taras Chornovil, un dirigente del partito, guida questa discontinuità e dichiara, ogni volta che può, che il suo movimento è interessato alla stabilità di fronte alla evidente crisi economica.

Dunque, l'acceso tifo che dalle nostre parti si faceva per Iushenko e il suo partito "Nostra Ucraina" non era totalmente giustificato, primo perché Iushenko non ha fatto praticamente nulla per l'Ucraina in quattordici mesi, secondo perché quello che più dovrebbe importarci è che l'intera classe politica (e lo Stato) si avviino su un cammino democratico. E questo è avvenuto.




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21 dicembre 2005

Irlanda del Nord: uno 007 infiltrato nel Sinn Fein

Il segretario amministrativo del partito nazionalista cattolico-sociale Sinn Fein, Denis Donaldson, è stato espulso dopo che era stato scoperto il suo ruolo di spia del servizio di agenti segreti britannico.
Donaldson, militante del Sinn Fein da circa trent'anni, ha subito ammesso le sue responsabilità: era stato reclutato, dice, dalla polizia all'inizio degli anni '80.
Il terremoto politico è evidente: anche i partiti unionisti, e in special modo il DUP (quarto partito della Gran Bretagna), hanno immediatamente chiesto spiegazioni al premier Tony Blair.
Lo scandalo è particolarmente grave per il ruolo di Donaldson all'interno del Sinn Fein: egli era diventato un altissimo dirigente del partito e tra l'altro controllava la gestione finanziaria.
Un duro colpo per l'amministrazione di Tony Blair? Probabilmente no. L'impostazione del governo e della polizia britannici sembra essere, al momento, quella di non aprire alcuni procedimento d'indagine perché, testualmente, "costerebbe troppo": «Peter Hain has ruled out an inquiry into a spying scandal at Stormont. Mr. Hain stressed that he was not prepared to waste public money on an inquiry», si legge sul Derry Journal.
Grande è ovviamente la copertura nei media irlandesi, così in quelli inglesi ma con toni molto distaccati. Come se l'affare di spionaggio nel partito nazionalista nord-irlandese fosse un tema di politica estera.
E in Europa non sembra esserci grande pressione. I media italiani, così come non avevano dedicato che poche righe al "cessate le ostilità" dell'IRA, allo stesso modo non si stanno occupando per niente della vicenda.
Se ne occupano in Francia, non però in Germania. La situazione sembra destinata a sgonfiarsi.
Ora, è vero che in Irlanda del Nord, fino a pochi anni fa, era in atto una sostanziale guerra civile; ma è anche vero che la fiducia nelle istituzioni democratiche, in casi come questi, potrebbe andare a farsi benedire.

I media italiani però si occupano di uno scandalo veramente grave, che potrebbe rischiare di far saltare le Istituzioni democratiche: D'Alema ha un conto alla Bpi per pagare la barca in leasing! Scandaloso... 




permalink | inviato da il 21/12/2005 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 dicembre 2005

Il Venezuela

E' abbastanza chiaro che la nuova frontiera del social-comunismo potrebbe essere rappresentata dall'America Latina.
Là dove fino a qualche anno addietro soltanto Fidel Castro aveva instaurato un regime vicino al comunismo (forse più per gli aiuti che l'Urss gli aveva dato che per personale convinzione), negli ultimi tempi i movimenti popolari di massa stanno conquistando, capitale per capitale, i governi.
Prima il Brasile di Lula, poi il Venezuela di Chavez e adesso la Bolivia del coltivatore di coca andino Evo Valiente.

Il "caso America Latina" andrebbe studiato. Certamente non è simile all'Europa dell'Est e nemmeno alla rivoluzione bolscevica in Russia. E' forse più simile alla scelta che in passato fecero alcuni Stati africani appena usciti dalla colonizzazione, specialmente quelli uscenti dal dominio portoghese, che avevano dovuto lottare duramente per la propria indipendenza.
Ma in quei Paesi africani la classe dirigente adottò un modello socialista solo nella forma, giacché anche nei Paesi a economia pianificata bisogna prima produrre e poi, se vi è spazio, eventualmente distribuire in parti eguali. E purtroppo era proprio la capacità produttiva (e la cultura d'impresa) a mancare in Angola, Mozambico e simili, oltre naturalmente alle materie prime.

Non così in Brasile, non così nel Venezuela che trabocca di petrolio. E così il presidente Chavez può fare il bello e il cattivo tempo da anni, non solo in termini di politica energetica (il che sarebbe legittimo, dato che si tratta di uno Stato indipendente e libero) ma anche, purtroppo, in termini di democrazia.

Quelli che pensano che l'uguaglianza sia declinabile in termini economici, naturalmente, difendono Chavez. Così l'osservatorio Selvas.org, che dedica al Venezuela "democratico-popolare" una serie di articoli celebrativi. In "Modello Venezuela", ad esempio, la strategia è chiara: presentare il governo Chavez come un caposaldo della lotta all'unipolismo americano, soprattutto attraverso l'arma del petrolio.
Per far questo, si enumerano i "record scomodi", come l'assenza di analfabetismo, le riserve monetarie in aumento e anche la "sovranità alimentare". Chiamarla autarchia avrebbe fatto troppo immediatamente pensare al fascismo, forse.

E' in "Maledetta democrazia" che l'osservatorio Selvas.org si supera. L'articolo comincia così:

«La satanizzazione mediatica del governo venezuelano e del suo Presidente salta a pié pari un semplice dato: sette elezioni negli ultimi cinque anni, compreso un referendum in cui é stata approvata la nuova Costituzione bolivariana. Stiamo parlando del paese sudamericano in cui si é votato piú spesso, il cui Presidente ha uno zoccolo duro di accettazione che –nei peggiori momenti- non é inferiore al 35%».

Niente male. C'è solo da ricordare che le Repubbliche Democratiche Popolari sono stati i Paesi in cui in assoluto si è votato di più. E' soltanto una diversa definizione di democrazia. Facciamo notare che, nella democrazia parlamentare, con consensi del 35% vai a casa direttamente.
L'articolo procede:

«Il bilancio per l’istruzione e la sanitá é il piú elevato del continente. E’ stata creata dal nulla una rete di assistenza medica preventiva nei settori urbani poveri e in quelli rurali, in virtú di un convengo di interscambio con Cuba.
Per quella parte preponderante della popolazione esclusa dal sistema sanitario, é la prima volta che dispongono di un medico in ogni quartiere. Il riflesso positivo si concretizza nella diminuzione del 30% nell’afflusso nelle strutture ospedaliere.
... In questo momento, il 30% della popolazione é impegnata negli studi, sia nel ciclo della scolarizzazione normale, come nelle campagne di alfabetizzazione e per completare il ciclo pre-universitario. Molti dei partecipanti ricevono una borsa di studio equivalente ad un salario minimo».


Perfetto. Il Venezuela è quindi l'isola che non c'era, dove tutti studiano, tutti hanno cure mediche, tutti guadagnano un salario minimo.
Ma quando si cerca di fare il discorso delle libertà civili, Selvas.org, come abbiamo visto, radicalizza lo scontro e parla di "satanizzazione mediatica".
Forse nella satanizzazione mediatica ci sono anche i liberali, e in special modo i Liberali per l'Italia, che del Venezuela si occupano da tempo.
Prendiamo per esempio l'articolo "Ponzio Pilato e il cammino verso il totalitarismo", proprio sulle recenti (ri)elezioni venezuelane:

1) Dichiarazione di Nicolás Maduro attuale presidente del parlamento: "Una delle prime riforme alla costituzione nazionale sará quella di permettere la libera rielezione del attuale presidente Hugo Chavez affinché possa presiedere la nazione per lo meno sino all'anno 2030 e cosí consolidare per sempre la rivoluzione bolivariana".

2) Iris Varela, deputata e radicale del partito rivoluzionario Iris: "Tutti i funzionari pubblici che non si presenteranno a votare, e ben votare, saranno soggetti a una particolare e attenta supervisione giá che la mancanza di fedeltá al governo non é d'accordo con lo spirito bolivariano e rivoluzionario del lavoro che svolgono".


Ora non ho molto tempo, mi piacerebbe averne. Magari dò un incarico ai miei lettori: indaghino se queste dichiarazioni sono state realmente pronunciate o se fanno, anch'esse, parte della "satanizzazione mediatica" di cui sopra.
Nella pagina "Mondo" del sito di LPI, intanto, vi sono molti altri articoli sul Venezuela.




permalink | inviato da il 20/12/2005 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 novembre 2005

Quando il socialismo non solidarizza con il socialismo...

«We don’t consider the Iraqi regime to be qualified to achieve a successful dialogue or bring about a just solution to the Kurdish problem in accordance with the choices made by the Kurdish people. This situation thus requires unifying Kurdistani ranks and position. It also requires the international community to continue its support for our just cause, and to protect the ongoing experience in the region until a democratic, pluralistic and federal regime is established in Iraq which restores to the people their dignity and rights.».

L'inglese lo sanno tutti, giusto? Ora manca la fonte.
Data: 19 luglio 2001
Autore: Kurdistan Communist Party - Iraq
Fonte: sito del
Iraqi Communist Party.

Dov'è la solidarietà internazionalistica del socialismo italiano?




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13 giugno 2005

L'ingegno dell'uomo


(foto Reuters, da La Nacion)

Rafael Díaz Rey, meccanico cubano, costruisce un anfibio e scappa verso Miami.




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21 maggio 2005

Il Pdci: giusto l'arresto di Battistini a Cuba

Dov'è la libertad a Cuba? Ieri avevamo parlato dell'arresto dell'inviato del Corriere della Sera, Francesco Battistini, che non ha potuto così assistere al convegno della Cabello e dei dissidenti.
Ora Battistini è tornato in Italia, ha affermato d'avere avuto un trattamento ruvido nelle 22 ore di fermo e di aver addirittura dovuto pagare per avere qualcosa da mangiare.

Comunisti Italiani di Cossutta e Diliberto, che da tempo sono rimasti gli unici in Italia a difendere la dittatura comunista di Fidel Castro, dettano una linea diversa: Jacopo Venier, responsabile esteri del partito, pur facendo qualche premessa sulla necessità di conoscere nel dettaglio le motivazioni dell'espulsione (si noti: dell'espulsione, non dell'arresto!) di Battistini, è sicuro nell'affermare che l'inviato svolgeva la propria attività in modo irregolare.

Pare infatti (semplicemente) che avesse il visto da turista e non quello da giornalista. Oh, che reato infame!

Aggiornamento. Su "Il Giornale" del 22 maggio 2005, in una intervista, il segretario del Pdci Oliviero Diliberto dichiara: "La vera notizia è che i dissidenti si sono riuniti a Cuba e hanno potuto criticare il governo di Fidel. Un fatto enorme, frutto di un'apertura intelligente. Che sarà purtroppo percepito nel modo sbagliato, visto che è rimasto oscurato da un episodio che resta da condannare, diventato notizia".
I "fraterni amici cubani", come li chiama Diliberto, avrebbero quindi solo commesso "un errore di valutazione", espellendo giornalisti e parlamentari europei.




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21 maggio 2005

Stakanovisti in Cina

Da "China Newsweek" via "Internazionale":

Un boom di straordinari

A Pechino l'ora di punta potrebbe diventare mezzanotte. Da tre anni è normale vedere ogni sera decine di taxi fermi in coda nel Central business district, in attesa di chi esce dai palazzoni illuminati. Ma non si tratta di turisti, sono i colletti bianchi cinesi che escono dal lavoro.
Nel paese, ormai, sono sempre di più le persone che fanno gli straordinari: insegnanti, poliziotti, medici e comuni impiegati tendono a lavorare oltre l'orario prestabilito soprattutto a Pechino, Shanghai, Canton e Shenzhen. A Shenzhen il fenomeno è ulteriormente favorito dalle tante piccole e medie imprese private, e sono in crescita anche i lavoratori insoddisfatti che si licenziano da un giorno all'altro. Qual è il motivo di questo improvviso "amore per il lavoro"? Il professore Wang Fang, dell'università Normale di Pechino, spiega che il rapido sviluppo economico ha offerto ai cittadini la possibiltà di guadagnare soldi rapidamente e facilmente. Ma in cambio devono soddisfare una condizione: "Datti da fare oppure gli altri ti passeranno avanti".
Questa nuova mentalità competitiva minaccia la storica flemma dei cinesi e sostituisce il tè bevuto insieme ai colleghi con una corsa alla macchinetta del caffè tra una telefonata e l'altra.


Alta densità di lavoro, proprio come nelle fabbriche clandestine in Italia.




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20 maggio 2005

Hasta la libertad a Cuba

"Arrestato": così stava scritto nel sms che Francesco Battistini è riuscito a inviare ai colleghi della redazione del Corriere della Sera.
Battistini era a L'Avana per seguire un incontro di dissidenti del regime di Fidel Castro, il quale sta cercando di ribellarsi all'iniziativa dell’economista Martha Roque Cabello e della "Associazione per la promozione della società civile a Cuba", da lui guidata, e di cui oggi è previsto un convegno in una casa privata.

Prima di Battistini, infatti, nella notte erano stati fermati (e poi espulsi) due giornalisti polacchi. E il 17 maggio altri due polacchi, ma europarlamentari, appena scesi dall'aereo a L'Avana erano stati costretti a ridecollare verso l'Europa.
Stessa cosa accaduta a un deputato tedesco e a un senatore ceco, per cui c'è già stata una risposta ufficiale dell'Unione Europea.

Non solo. Su "L'Opinione", Stefano Magni fa il punto delle strane manovre di Castro in questi giorni:

Antuan Clemente Hernandez, uno dei promotori dell’evento, è scomparso lo scorso 16 maggio. Il 12 maggio aveva ricevuto una diffida dalla polizia politica. Non è l’unico. Un altro organizzatore, Emilio Leyva, presidente del “Frente Linea Dura”, è stato convocato dalla polizia politica il 16 maggio. Pare gli abbiano dato istruzioni precise: tenersi pronto per presentarsi alla stazione di polizia non appena gli venga richiesto. Non è un metodo inconsueto per la polizia politica cubana, così come non è inconsueto tenere in ostaggio i parenti stretti degli oppositori, nel momento in cui questi possono dare fastidio al regime. Lo stesso Leyva riferisce che, all’alba del 16 maggio, la polizia aveva già “fatto visita” alla moglie a suo figlio (un bambino di sei anni) minacciando di trattenerli. Alla stessa Martha Roque hanno staccato il telefono.


Intanto, però, l'assemblea dell'associazione è regolarmente iniziata e M. Roque Cabello ha dichiarato davanti a 200 persone che continuerà a lavorare per la libertà a Cuba.

Gli "anticastristi" erano stati debitamente avvertiti
, nei giorni scorsi, ad esempio da un articolo apparso online ("Il passo falso dei dissidenti") che, in parole molto povere, associando la Roque Cabello a Bush sostiene come questo "dissenso" sia pilotato dagli Usa e, quindi, sostenerlo "denota anche un servilismo verso gli Stati Uniti ed una miopia politica che non possono non far riflettere anche i nemici più feroci del governo di Cuba.".
Un passaggio molto pericoloso per un'area politica che, in questo stesso periodo, sta ricordando con gioia l'aiuto di Stalin nella liberazione dal nazismo in Europa.




permalink | inviato da il 20/5/2005 alle 20:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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