.
Annunci online

75
idee e riflessioni


Politica italiana


16 febbraio 2007

Il terrorismo in Via Conservatorio



Per una visione diversa dalla mia, ma semplicemente perfetta, vedi il pezzo di Sasaki Fujica su Macchianera.

Non c'è da stupirsi che scienze politiche sia stata scelta come sede universitaria milanese per far proselitismo terrorista. Si va nel luogo in cui si studia la politica, è naturale. Al Poli avrebbero trovato, i passerottini poco più che ventenni, ambiente non tanto ostile quanto indifferente. In Via Conservatorio, invece, due piccioni (milanesissimi) con una fava: un esercito di 8mila iscritti di cui, diciamo, circa 3mila giovani e di sinistra radicale, anzitutto, e poi lo studio del prof. Ichino, giuslavorista, tessera CGIL dal 1969 ma negli ultimi tempi sinceramente incazzato col sindacato.

Il manifesto che vedete l'ho fotografato (col cellulare) all'angolo con Via Livorno, l'8 febbraio. Il linguaggio del testo è decisamente omnicomprensivo, nella migliore tradizione di una lotta proletaria (lo dicono loro, "profitti per i padroni") che attraversa lo spazio politico (la Tav, il Ponte, il Mose, ...) e quello geografico. Una unità di lotta e d'intenti da anni '70. Ma non siamo negli anni '70.

Degli 8mila iscritti a scienze politiche, la ragguardevole parte del 20% ha più di trent'anni e sicuramente è più proiettata a pagarsi il monolocale che a lottare a fianco dei proletari. I docenti, quasi tutti di sinistra (con netta prevalenza, è il caso di dirlo, dei Ds che preferiscono "Il Riformista" a "L'Unità", vedi Martinelli, Pasini, Segatti e tanti altri), sono tutti fermamente bipartizan come si conviene a un luogo di studiosi. E quando infarciscono le lezioni col pensiero staliniano (vedi una delle due cattedre di storia delle dottrine politiche) non tacciono di Mosca e Pareto.

E inoltre la moltiplicazione dei corsi di laurea dovuta al "3+2" ha attratto studenti politicamente moderati o indifferenti. Una volta il cortile di Via Conservatorio sembrava la sede staccata di un centro sociale occupato. Una volta. Adesso gli studenti leninisti, fuori dal portone, faticano ad ottenere due o tre agganci al giorno.

Hanno sbagliato destinazione, insomma. Avrebbero potuto far fruttare meglio le ore a studiare nella biblioteca di facoltà. Avrebbero potuto approfittarne per seguire qualche lezione di Antonella Besussi, filosofa radical che a duecento persone ogni anno insegna la netta distinzione tra il totalitarismo e la libertà. Oppure avrebbero potuto trarre giovamento dall'approccio pragmatico, anglosassone, delle politiche pubbliche che Gloria Regonini trasmette dall'alto della sua esperienza negli Stati Uniti, approccio che inevitabilmente fa pensare anche a un diverso modo di occuparsi di politica. O ancora avrebbero potuto nutrirsi dell'amore per la democrazia di cui a vario titolo, e per mezzo di vari docenti, inutile citarli tutti, trasudano i muri stessi dell'edificio. Che la si guardi dal punto di vista sociologico, giuridico o più strettamente di scelta politica, è la democrazia il vero padrone della facoltà di scienze politiche a Milano.

Certo, nella vicina e rivale Università Cattolica tutto questo, oggi, non succederebbe (ma nel '68 partì tutto da lì). Eppure la Statale non ha niente da invidiare alle mura più protette di Largo Gemelli. Anzi, il suo valore aggiunto è proprio quello: la parola democrazia.
Ed è un peccato che i due giovani (pare) fidanzati padovani non abbiano voluto approfittarne. Avrebbero imparato molto. Anche a sorridere di lotte anti-imperialiste in un mondo in cui, comunque la si veda, sono gli anti-imperialisti a dettare legge (nel senso drammaticamente letterale dell'espressione, dato che influenzano pesantemente il Governo Prodi).




permalink | inviato da il 16/2/2007 alle 15:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


17 ottobre 2006

Il 66% degli insegnanti ha votato per l'Ulivo

Torno. Forse. Dopo un bel po' di silenzio, forse torno. A volte bisogna aspettare mesi per avere qualcosa di sensato da scrivere, a volte basta un guizzo istintivo una mattina d'autunno per incazzarsi. E così eccomi qua. Abbastanza incazzato.

Il 66% degli insegnanti ha votato per l'Ulivo. In realtà il dato è vecchio, risale alle elezioni del 2001, ma di sicuro non si sarà stravolto.

Ulivo. Quello che adesso è al governo. Quello che sta per attuare una "cura dimagrante" per la scuola, definizione di Kataweb (gruppo Repubblica-Espresso).
Vediamo in cosa consiste la cura dimagrante. Consiste in 50mila posti di lavoro in meno, di cui 42mila cattedre, in tre anni. Così suddivisi:

• 19mila cattedre e 7mila non docenti incrementando il numero di alunni per classe, in ogni ordine di scuola.
• 3.600 cattedre e 1.000 non docenti diminuendo del 10% il numero dei bocciati nel primo biennio della scuola superiore.
• 2.656 cattedre diminuendo da 40 a 36 le ore settimanali nel primo biennio degli istituti professionali.
• 12mila insegnanti elementari che attualmente insegnano solo inglese (da sostituire con gli insegnanti già in ruolo che non possono insegnare inglese oggi, da specializzare).
• 4.617 insegnanti pagati senza insegnare perché in sovrannumero, che saranno riconvertiti (non si capisce a cosa).

A ciò si aggiunge il programma di assunzione degli insegnanti ora non in ruolo. Il ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni, aveva appena promesso che sarebbero stati 150mila in tre anni. Padoa Schioppa gli getta in faccia l'acqua fredda (al collega e agli aspiranti docenti), prevedendo non più di 74mila immissioni in ruolo: meno della metà.

Il governo progetta quindi un taglio feroce e repentino nel mondo della scuola (altro che cura dimagrante), peraltro programmando perfino il numero dei bocciati. Mi chiedo come un insegnante possa ancora votare per l'Ulivo.




permalink | inviato da il 17/10/2006 alle 10:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


22 maggio 2006

Il Governo Prodi deve già subire un mini-rimpasto

Hanno appena giurato. E già c'è un mini-rimpasto all'orizzonte. E' dalla vicenda di chi si occuperà della Legge Finanziaria che si vede tutta la pochezza della compagnia di governo del professor Prodi.
Se la ricostruzione de "La Stampa" (un quotidiano non certo nemico del centro-sinistra) è corretta, Prodi e Padoa Schioppa si sono accorti di non avere neanche un sottosegretario "esperto di Finanziaria" e devono correre ai ripari in un modo o nell'altro.
Ma soprattutto i lettori si rendono conto di com'è stato fatto il Governo: manuale Cencelli alla riscossa.
Viceministri e sottosegretari all'Economia rispondono infatti alle alchimie d'alleanza: un diessino di maggioranza (Visco), un amico di Prodi (Tononi), un no-global (Cento), un "ciampista" (Pinza).
Prodi alle strette ha chiesto a Enrico Morando, migliorista Ds e relatore di minoranza sulla Finanziaria durante gli anni di Berlusconi, di affiancare gli altri già nominati al ministero, ma l'orgoglioso "no" del piemontese è secco. Motivo? Dopo Napolitano alla presidenza della Repubblica, i Ds hanno scelto di non inserire nessun migliorista al governo: e adesso fatti loro.

Sicuramente è uno stallo di poco conto. Nel giro di qualche giorno una soluzione verrà trovata. Ma è curioso che questa compagine così attenta a declamare il rispetto della Costituzione non abbia pensato in anticipo a chi affidare la Finanziaria, cioè l'unica legge "obbligatoria" in quanto dalla Costituzione espressamente prevista.

----

Tutta un'altra città
La mia pagina
 su Rete Civica Milano
Il mio blog su Rete Civica Milano
Il blog dei Liberali per l'Italia su Rete Civica Milano




permalink | inviato da il 22/5/2006 alle 11:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


14 maggio 2006

La felicità di Prodi

Tutti ricordano l'appello agli italiani che Romano Prodi pronunciò al termine del primo confronto televisivo con Silvio Berlusconi: si concludeva con la promessa della felicità.
Naturalmente la sua. Come fa notare Marco Taradash, l'anagramma del nuovo presidente della Repubblica è: "gran gioia. Il topo no". Non Giuliano Amato, insomma, ma la "nostra" gioia.
Di felicità in felicità, un due tre, le alte cariche dello Stato sono assegnate.
Adesso il governo.
Poi il resto della felicità.

«Pur essendo tutti miserabili, ci crederemo tutti felici, perché il governo ci dirà che lo siamo».
(Bertrand Russel, "Impatto della scienza nella società", p. 66)

----

Tutta un'altra città
La mia pagina
 su Rete Civica Milano
Il mio blog su Rete Civica Milano
Il blog dei Liberali per l'Italia su Rete Civica Milano




permalink | inviato da il 14/5/2006 alle 13:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


9 maggio 2006

Il linguaggio di Fassino

FASSINO: LA CDL CONVERGA SU NAPOLITANO
''Spero che il centrodestra riesca a risolvere le proprie divisioni interne e psosa decidere quello che e' ragionevole cio' di unire i suoi voti a quelli del centrosinistra per fare presidente Giorgio Napolitano, una figura di alto profilo politico istituzionale per cui non c'e' una buona ragione di buon senso che spieghi perche' non si dovrebbe votare Giorgio Napolitano presidente della Repubblica, speriamo che queste buone ragioni prevalgono''.

(Ansa)

Abbastanza curioso questo ragionamento. Personalmente credo che Napolitano sia effettivamente "una figura di alto profilo politico istituzionale"; ma il linguaggio poco politico e piuttosto minaccioso di Piero Fassino è - a mio avviso - preoccupante.

----

Tutta un'altra città
La mia pagina
 su Rete Civica Milano
Il mio blog su Rete Civica Milano




permalink | inviato da il 9/5/2006 alle 13:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 aprile 2006

Castagnetti, Castagnaccio

19:58 Prodi: "... Però si chiama Franco, il nome conta"

Il leader dell'Unione Romano Prodi, a proposito della situazione caotica al Senato, ha chiesto spiegazioni a Pierluigi Castagnetti. Castagnetti gli ha riferito che la Cdl contesta le schede per la differenza tra Francesco e Franco: "Come se la differenza contasse qualcosa...". Ma Prodi ha replicato "eh no, cavolo, il nome conta, come è registrato all'anagrafe?". Castagnetti ha risposto "è registrato Franco". Prodi non ha commentato, ed è andato via.


Così sul sito di Repubblica.it nella cronaca della giornata di ieri al Senato. La lunga giornata del Franco o Francesco Marini, che non riesce a diventare presidente dell'assemblea.
Tra Scalfaro che sbaglia a leggere le schede, ammette l'errore, dichiara di stare male da ore alle due di notte, la CdL che non può che gongolare per questa figuraccia dell'Unione.
Per quanto riguarda il turista della democrazia Castagnetti, forse è abituato a finire tutto a lambrusco e parmigiano, ma sono convinto che se trovassero una scheda con scritto "Castagnaccio" non direbbe che non cambia niente.




permalink | inviato da il 29/4/2006 alle 11:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 aprile 2006

Belfast Telegraph: l'Italia non finisce di stupire

E' curioso l'editoriale di ieri sul Belfast Telegraph, affidato al corrispondente da Roma Peter Popham.
L'argomento è il risultato elettorale italiano, il cambio della guardia tra il frizzante magnate dei media Silvio Berlusconi e il cauto professore di economia Romano Prodi.
Popham ce ne ha per tutti, l'effetto della lettura è l'impressione che l'Italia politica sia messa molto male.
Su Prodi il quotidiano più letto in Irlanda del Nord ha parole di fuoco:


He is a committed European, but while in Brussels his main focus always seemed to be Italy. Whenever possible he quit the Belgian capital for his base in provincial Bologna, enjoying the countryside on his mountain bike.

In sintesi: ha usato Bruxelles per tornare trionfatore in patria (e la sua patria è anzitutto la campagna emiliana).
Ma non è tanto Prodi il maggiore bersaglio del corrispondente, quanto i suoi rivali:


This academic background counted in his favour during his first stint as Italian Prime Minister, when he was seen as the antidote to his corrupt professional political rivals.

Tradotto: il professore di economia fu nel 1996 l'uomo giusto al posto giusto come antidoto alla corruzione rappresentata dal centro-destra. Non c'è male.
L'affondo verso Berlusconi non finisce qui. Un suddito della Corona non poteva farsi sfuggire l'opportunità di notare una curiosa coincidenza:


(..) the stunning news, just seven minutes after Mr Berlusconi's defeat became certain, that the most wanted mafioso in Sicily, the man from Corleone who has been capo di capi for 13 years and on the run for 30 more than that, had been arrested.

Uno pensa che la prudenza giornalistica imponga al limite un tono scherzoso, e invece no, il corrispondente del "Belfast Telegraph" non ha peli sulla lingua: a consentire l'arresto di Provenzano è stato un vuoto politico. Berlusconi collegato alla mafia perde le elezioni, sette minuti dopo il capomafia è catturato:


A political vacuum had opened up: Berlusconi, long tainted by his Mafia links, was on his way; and suddenly the biggest mobster of the lot was in the bag. Italy does not lose its capacity to amaze.

Non perdiamo la nostra capacità di stupire, quasi di affascinare. Dalla mafia alla mountain-bike, restiamo comunque italiani.




permalink | inviato da il 13/4/2006 alle 11:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


11 aprile 2006

Al bar danno la colpa a Tremaglia

La CdL è in vantaggio di un senatore, mentre alla camera vince l'Unione per circa ventimila voti.
I risultati della circoscrizione estero, favorevoli all'Unione, assegnano a Prodi la maggioranza in entrambe le camere.

Questo è in sintesi il risultato delle elezioni politiche 2006. Il resto conta poco.
Conta poco, ad esempio, che prima Fassino e poi Prodi, quando mancavano ancora circa trenta sezioni di Lazio 2, e col senato assegnato alla CdL per un seggio di scarto, abbiano annunciato la vittoria: evidentemente erano consci che 30 sezioni di Lazio 2 non avrebbero spostato i voti, e che dall'estero le notizie erano per loro positive per un sorpasso al senato.
Dunque Scajola a Matrix ha esagerato parlando di golpe sudamericano. Magari si poteva aspettare ancora, ma erano quasi le tre del mattino e sotto la sede romana dell'Unione vi erano centinaia di militanti che desideravano un'anticipazione dai loro leader. E l'hanno avuta.

Fa effetto, stamane al bar, vedere ricomparire tutti i cidiellini scomparsi da un paio d'anni. Gente che fino all'altro ieri diceva che la situazione italiana è insostenibile, ora si riscopre di centrodestra, e ne è anche abbastanza orgogliosa.
Il barbiere ovviamente non si espone, mestiere difficile il suo; l'edicolante è triste solo perché la Mussolini non avrà parlamentari.
In metropolitana la gente torna a mostrare "Il Giornale", come non succedeva da anni.

Fa anche effetto, perché mostra tutto l'opportunismo italiano, sentire la base elettorale di centrodestra incazzarsi con Mirko Tremaglia: colui che ha voluto, fortissimamente, che gli italiani all'estero votassero.
Poi dicono che la politica è opportunista. Balle: non è più opportunista del popolo, in questo caso di centrodestra, che sperava che l'idea di Tremaglia fosse un modo per recuperare voti a destra e ora crede d'aver perso le elezioni proprio per colpa dei connazionali del Sud America e di chissà dove.
Balle, balle. Rispetto ai sondaggi, è vero, c'è stato un recupero strepitoso della CdL, ma ecco cosa succede a un ottuagenario che ha combattuto una questione di principio: gli vien data la colpa della sconfitta, quando avere il Paese spaccato in due è già una vittoria (numerica) per la CdL.

A questo proposito è curioso, comunque, sottolineare un paradosso: Prodi sarà probabilmente incaricato di formare il governo grazie a un'idea di principio fortemente voluta da un fascista.




permalink | inviato da il 11/4/2006 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


9 aprile 2006

Nervosismo a sinistra

C'è nervosismo nell'aria. Alla Casa del Popolo di Brugherio, dietro le bandiere di quasi tutti i partiti dell'Unione (compresa RnP, escluso PdCI), un po' si brindava anticipatamente, un po' ci si toccava i coglioni, ieri sera.
Gli amici di sinistra stan facendo gli scongiuri ed evitano di parlare di politica, per loro il "momento di riflessione" è letterale, non li porti sul duello Prodi vs. Berlusconi nemmeno se li paghi.
I quotidiani di tutto il mondo (vedi NewsGoogleIt e sfoglia in basso le varie lingue) puntano sulla figura di Berlusconi per parlare di queste elezioni: "ancora al potere... o in prigione", titola l'Indipendent in Gran Bretagna.
Su Macchianera è aperto il dibattito tra il tenutario del blog, Gianluca Neri, che ha già fatto professione d'astensione, e gli altri possessori di password, che non ci vanno giù teneri.
Ad esempio, "The Petunians" scrive: "Il primo che “io non voto uno come Prodi” e poi Prodi perde e quello si lamenta di Berlusconi, vado lì e gli dò una manata sulla nuca che la racconta ai nipoti".

Altri blog sparsi nella rete sono dello stesso tono: se Prodi non vi va bene, e vi astenete, non lamentatevi dopo, ci rivediamo nel 2011.
E' una vera chiamata alle armi. La pacatezza e la remissività con cui Prodi ha cercato d'impostare la sua campagna elettorale vanno a ramengo, riaffiora l'odio per l'avversario pelato, nano, ladro eccetera. L'ex eurodeputato di Rifondazione Dacia Valent, che ora invita a votare PdCI anche se preferirebbe la rivoluzione, ci va giù duro: vuole leggi ad (o meglio, contra) personam, vuole una galera per "tutti i membri del disciolto governo delle destre", la "dissoluzione ad aeternum di LN, FI e AN", e via esplodendo.

C'è nervosismo a sinistra. E credo che ciò sia dovuto a una consapevolezza molto difficile da digerire per i comunisti e i diessini: la consapevolezza che l'Unione, se vince, vince con voti di destra. Vince con tanti Montanelli che si sono stancati della CdL (ne conosco sei o sette) e voteranno la Margherita o la Rosa nel Pugno. Vince con tanti ex disillusi, ex astensionisti di professione, ex "la politica non m'interessa", ex "non voto perché non serve", che voteranno la Rosa nel Pugno (ne conosco una decina). Se vince.
E' quindi un nervosismo double-face. Da una parte la chiamata alle armi contro il "nano", dall'altra la chiamata alle armi per i partiti di sinistra, perché la critica degli astensionisti à la Gianluca Neri è una critica da sinistra, il loro astensionismo farà mancare voti a Prc, Verdi, PdCI e Ds, favorendo indirettamente il centro dell'Unione (Prodi, i poteri forti, l'alta borghesia) e i liberal-liberisti della Rosa nel Pugno: il siparietto a Ballarò tra Fausto Bertinotti e Emma Bonino sulla questione Alitalia, ecco cosa temono maggiormente gli elettori di sinistra.

E si toccano, e scongiurano. Intanto l'Italia vota: 17% d'affluenza a mezzogiorno.




permalink | inviato da il 9/4/2006 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


8 aprile 2006

Al Paese serviva un movimento nuovo

I primi sconfitti di queste elezioni sono i liberali puri. Quelli che cercavano di dare un movimento liberale, intendo: RL e PLI, tanto per fare nomi.
I Riformatori Liberali sono sconfitti perché si presentano solo al senato e solo in tre regioni, il che equivale a zero virgola. Avranno uno o due deputati, cioè niente: giusto il necessario per un po' di finanziamento pubblico. Non hanno solo aderito alla CdL ma hanno stretto un patto quasi personale con Berlusconi: votarli significa votare per chi nella CdL può interpretare il liberalismo senza compromessi, ma Della Vedova (da solo o in coppia con Calderisi) non potrà evitare tali compromessi.

Il Partito Liberale è in una situazione ancora peggiore, anche se sarà più presente di RL: quattro circoscrizioni alla camera e quattro regioni al senato. In compenso, nessun "posto al sole" dentro le liste di Forza Italia, il che ha determinato un comunicato di rottura con la CdL (non rispettato in Lombardia) e l'oscuramento totale nei media, a parte qualche tribuna elettorale poco seguita.

E' naturale che gli elettori istintivamente liberali si stiano rivolgendo ad altri partiti. Che credibilità possono avere due partiti destinati a raccogliere, insieme, meno dell'1%, l'uno perché presente solo in tre regioni e schiacciato dalla propaganda della Rosa nel Pugno, l'altro perché diretto da eminenti personaggi della Prima Repubblica.
Gli elettori liberali che non vogliono Prodi al governo voteranno Forza Italia e Fini (anche "contro" la stessa AN), ma ci sono anche elettori in grave difficoltà perché, ammettiamolo, Berlusconi ha stancato.

In questi giorni continuo a parlare con persone che sono fortemente indecise, che in altre condizioni voterebbero a occhi chiusi per il centrodestra ma stavolta non se la sentono. Molte sono le simpatie per Fini, ma "se voto Fini andrà al governo Berlusconi", mi dicono per giustificare il loro voto alla Rosa nel Pugno.
Incoerenza? No: Rnp e Fini sono accomunati dal pragmatismo e da un progetto mentale del tutto liberale. Rnp sarà la spina nel fianco dell'Unione, è certo. Chi voterà Rnp voterà, in un certo senso, contro l'Unione, perché Rnp avrà quei venti deputati in grado di rompere i coglioni a Prodi e ai suoi alleati di estrema sinistra.

E così, ecco che il segretario proveniente dal Msi e i radicali non sono più incompatibili. Misteri di una politica malata e di una legge elettorale che ingabbia le posizioni non maggioritarie all'interno dei due schieramenti.
Questa era la splendida occasione per dare all'Italia un'alternativa di autonomia liberale. Non ho sondaggi ma nella mia cerchia di conoscenze ci sono almeno quindici persone che, per un motivo o per l'altro, voteranno per un partito dell'Unione (Rnp, tutte quante) ma idealmente vorrebbero votare per il centrodestra.
Tutte quante avrebbero preso in seria considerazione un partito di orientamento liberale fuori dagli schieramenti. Sappiamo che sarebbe stata una fatica immane: niente soldi, quando i soldi sarebbero stati indispensabili, e sbarramenti apparentemente impossibili.
Ma solo apparentemente. Una buona campagna di sensibilizzazione, ne sono convinto, avrebbe portato al successo (cioè a una qualche presenza parlamentare) una lista di quel tipo. A due condizioni, però: che fosse innovativa nel nome e nelle idee e che fosse guidata da persone oneste, capaci, nuove.

Non è tardi. Anche se non si può far più niente per le elezioni politiche, si può ancora fare qualcosa dalle amministrative in poi. Ma bisogna partire immediatamente. Ricordatevi: colori innovativi, nome nuovo, persone in gamba e serie, giovani e motivate. Poteva essere una realtà, è sfumata perché i liberali italiani sono guidati da gente incapace anche solo di scrivere un comunicato stampa che non superi le cinque righe, figuriamoci se capace di questo coraggio.

Per il momento, buon voto. Ma da martedì ci dobbiamo dare una mossa e dobbiamo farci un culo così.




permalink | inviato da il 8/4/2006 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


7 aprile 2006

A parità di condizioni?

Notizia numero uno.


(home page di Kataweb.it, 7 aprile ore 19:30)

Da quando Berlusconi ha usato quella parolaccia, "coglioni", l'home page di Kataweb.it (gruppo Repubblica-Espresso) è dominata dalla simpatica iniziativa delle fotografie degli "orgoglioni".

Notizia numero due.

Su Google.it digitate "fallimento" e poi cliccate su "mi sento fortunato": si aprirà la biografia ufficiale di Silvio Berlusconi.
Digitate ora "failure" e poi cliccate su "mi sento fortunato": si aprirà la biografia ufficiale di George Bush.




permalink | inviato da il 7/4/2006 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 aprile 2006

Altissimi coglioni

La parolaccia non è entrata in politica con Silvio Berlusconi, il quale ha apostrofato i moderati che voteranno il centrosinistra come "coglioni che non fanno i loro interessi".
La parolaccia è in politica da molto più tempo.
Una volta, anzi, si risolvevano gli sgarbi a revolverate, o a duello se si voleva essere più cavalieri. Ed esistono in giro dei "bestiari" del Parlamento che raccolgono molte perle. L'Andreotti ne scrisse uno, tanti anni fa: "Onorevole stia zitto". Andò a ruba.
Conteneva gli strafalcioni, ma anche le parolacce vere e proprie.
C'era per esempio un deputato del Pci, di cui non vorrei sbagliare ora il nome, che spesso duettava con Marco Pannella. Una volta uno disse all'altro che stava belando, l'altro gli rispose che era per solidarietà con lui che da un po' ragliava.
Forse la Camera scoppiò a ridere. Altre volte meno, come quando Craxi insultò il segretario del Pli ("un Altissimo coglione"), o come quando Sbardella e Mastella, Dc entrambi ma di diverse correnti, si mandarono a fare in culo urlando in Transatlantico.

Berlusconi ha un problema evidente coi borghesi che voteranno Prodi. Non gli va giù. Non capisce come l'imprenditore leader delle scarpe italiane o il banchiere più forte del Paese possano votare per il centro del centrosinistra, anziché per lui. Forse non lo capirebbe nemmeno se avesse ascoltato le lezioni di diritto pubblico di Giovanni Bazoli alla Cattolica, ad esempio nel 1994-5: un'ora e un quarto di rigore costituzionale, l'ultimo quarto d'ora di attacchi alle leggi del primo governo presieduto dal Cavaliere. Perfino il celebre "decreto Biondi", quello sulla carcerazione preventiva, era incostituzionale per il presidente della futura Banca Intesa.
Vi era, lì, un approccio ideologico fortemente dossettiano di lunga data, ovvio. Ma è evidente che il ventenne sbarbato, appena approdato all'esercizio del voto, trovandosi di fronte un grande banchiere, uno che la mattina lo si vedeva in aula e la sera in tv, si sentiva un po' suggestionato. E dire che il governo Berlusconi sfornava leggi incostituzionali come fossero brioches, era un po' come dire che chi l'aveva votato era uno stupido, sì insomma, uno che non capisce... un coglione, dai.
Stessa cosa se un docente di storia, col sorriso sulle labbra, ti chiede perché nel 1994 avevi votato per il centrodestra. L'uomo nuovo, il sogno liberale... "vi siete sbagliati, perché non avete capito che Berlusconi non è un uomo nuovo". Siete dei coglioni, dai.

Inutile dire poi degli insulti della gente comune. Il più gentile è "non capisco come si possa essere così stronzi da votare per il centrodestra", ogni tanto arrivano anche le minacce ("se vince ancora il nano, vengo a incendiarti la casa"). Bazzecole. Ma che si leggono ogni giorno su internet.
Parlandoci chiaramente, c'è un odio continuato e costante, e costantemente espresso, verso gli elettori di centrodestra. Da Prodi al tabaccaio, passando per i docenti, i professionisti, i comici, i giornalisti e i bloggers, è un fiorire di insulti, spesso rivolti direttamente a Berlusconi ma indirettamente a chi vota per Fi, An, Udc e Lega. Ma come, votate per un mafioso? Per uno che fa il falso in bilancio? Per uno che non si sa dove ha preso i soldi per Milano 2? Per un piduista? Ma siete proprio dei coglioni, eh!

Caso a parte, tra l'altro, meriterebbe proprio la Lega e i leghisti. Martoriati a causa dei loro stessi slogan, molto forti in verità, come quando (timidamente) dicevano: "meglio gli immigrati dei terroni: almeno gli immigrati lavorano". In quel caso se le cercavano un po'. Ma ne erano pure un po' orgogliosi, si sentivano lontani dalla politica rose e fiori delle pacche sulle spalle. Avevano idee forti ed erano contenti d'averle.

Qui non si crede che la borghesia di centrosinistra sia fatta di coglioni. Hanno anch'essi i loro interessi, in realtà, solo che non coincidono con "meno tasse" e cose del genere. Tutti i margheritini che oggi si sono offesi, adesso almeno sanno cosa significa essere colpiti sul tifo politico. Almeno.




permalink | inviato da il 5/4/2006 alle 11:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 aprile 2006

Politica ubriaca

Dare dell'ubriaco a qualcuno potrebbe anche risultare simpatico, se in un momento gioviale. Taci tu, che non ti reggi in piedi. Ma che dici, hai bevuto? E così via.
Forse Romano Prodi pensava d'essere, appunto, al bar. In uno di quei bar di paese, fuori dalla Via Emilia, dove a qualunque ora del giorno e della sera trovi i pensionati e il loro quarto di lambrusco, l'Unità o la Gazzetta (di Reggio), il tono dissacrante, le risate, le prese per il culo tra un amarcord e l'altro.
Forse a Romano Prodi manca questo ambiente, che non ha vissuto realmente. Nato in provincia, catapultato a Bologna per l'università e poi a Reggiocity dove giovanissimo era consigliere comunale Dc (e quindi acerrimo nemico del Pci), non ha mai assaporato il gusto di un pomeriggio al caffé di paese.
Dovrebbe provarci. Non è necessario avvinazzarsi fino a stare male, fino a dare i numeri («chi dà troppi numeri è come l'ubriaco sotto il lampione», da oggi non solo più B. Show ma anche R. Prodi). E' sufficiente un bicchiere, le guance diventano rosse, parte la risata e i comunisti diventano amici anche loro.
Non sarà nemmeno un problema avere «un carattere da curato», come dice di sé il professore: l'abbiamo visto tutti in don Camillo che di notte trincava col sindaco Peppone ma non crediate che sia solo un film.

Ad Arcore, possiamo immaginare una cantina speciale curata dallo chef Michele (si chiama così, giusto?), possiamo pensare che Silvio e Veronica (sempre che cenino insieme) si concedano un Chivas Regal dopo il pasto, poi Silvio torna nelle sue stanze e telefona alla chat erotica per un sondaggio poco sessuale, facendosi forse dare del matto o dell'ubriaco dalle ragazze con la voce caliente, ma contento del risultato: sette a due, tiè. Ora per festeggiare mi dò al vino.

Sono le ore cinque di mattina, Isabella Santacroce direbbe le ventinove. Completamente brillo, Silvio prende un foglio e comincia a scrivere i numeri che dirà davanti al professore e a milioni di italiani. Poi chiama Giulio (Tremonti), che da bravo commercialista padano sta già facendo benizina a un automatico del centro di Pavia.
Nell'automatico c'è anche Max Pezzali che tira fuori il deca per il diesel, proprio come ai tempi che era sbarbato.
Silvio parla a Giulio della sua idea, ha l'ok del suo professore, può dirlo in tv: abolirà l'ICI. Giulio gli dà un consiglio: «fingiti ubriaco, prima». Silvio risponde: «non c'è problema eh eh eh ih ih ih».
Staccano. Giulio sfreccia verso Milano mentre Silvio vola a Roma per preparare il faccia a faccia. Mentre scende dall'aereo privato tracanna la bottiglia di vodka che Putin gli spedisce direttamente da Mosca, chiama il taxi e si fa portare a Trastevere: deve andarci a stomaco pieno, agli studi Rai, così niente cali di zuccheri. E giù con il vinello rosso per darsi una botta di vita.

A Romano Prodi non resta che proporre una tassa aggiuntiva sul vino, esentando ovviamente il lambrusco se no perde l'egemonia in Emilia.

Update. Berlusconi dice che quelli che votano a sinistra sono dei coglioni. Una caduta di stile, però in questo caso bisogna "offendersi" e "indignarsi", nevvero?
Per il solo fatto di avere votato CdL al maggioritario nel 2001, mi sono sentito dire di tutto in questi cinque anni. Dal "avete tutti sbagliato" (un docente di storia alla Statale di Milano) agli insulti più vari. E adesso voi v'indignate?




permalink | inviato da il 4/4/2006 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


3 aprile 2006

I cattolici della politica e la pena di morte

Uno dei commenti più diffusi è che è sbagliato che la politica speculi sulla morte di Tommy. La consegna del silenzio è la migliore reazione dell'Italia anonima, silenziosa, sofferente.
Vero. Ma i politici non hanno taciuto. Il sen. Pirovano (Lega Nord) e Alessandra Mussolini hanno chiesto la pena di morte senza mezzi termini, invocando il primo la riforma del codice penale, la seconda un referendum, dimenticando che bisognerebbe invece, per assecondare le loro pulsioni, intervenire sulla Costituzione.

Altri politici non sono stati da meno. Rizzo, dei Comunisti Italiani, invoca l'ergastolo senza sconti di alcun genere. Il parlamentare Salvatore Buglio, ex Ds ora Rnp, afferma che non può esservi redenzione in un caso del genere. Buglio sta coi Radicali e tra i Radicali vi è un gruppo minoritario "abolizionista" che propone, appunto, l'abolizione del carcere, seppur solo per i reati non di violenza: chissà se si sono parlati al telefono.

Siccome però al peggio non v'è mai fine, quando scendono in campo i leaders c'è da piangere.
Pierferdinando Casini, Udc, dichiara che se non fosse cristiano penserebbe alla pena di morte.
Il suo collega di partito Baccini chiede i lavori forzati.
Maurizio Gasparri, An, afferma che siccome ci sono le confessioni, è inutile aspettare oltre lunedì per la condanna: "niente lungaggini burocratiche", afferma.
Rutelli, Margherita, è colui che ci specula di più. Dice che il governo in cinque anni s'è occupato delle leggi ad personam e non delle leggi per i più deboli. Il ministro Castelli ha buon gioco a ricordargli che, non da oggi ma da sempre, è previsto l'ergastolo con isolamento diurno e che, più oltre, ci sarebbe solo la morte: "forse Rutelli allude a quello", risponde.
No, Rutelli alludeva a quanto scritto a "La Stampa" da una anonima signora: "col bel governo che ci troviamo, uccidi una persona e dopo sei mesi sei fuori". Di testa, signora, di testa.

Ricapitolando: la politica italiana segue l'onda del qualunquismo e dell'emozione. I politici parlano di Tommy come se fosse un fatto politico (lo fa Rutelli), si lasciano all'intemperanza (lo fanno Gasparri e Baccini), mostrano problemi di coscienza con la dottrina cristiana (lo fa Casini).
Direi che la posizione più grave è proprio quella di codesti cattolici della politica, che quando si parla d'eutanasia si sbracciano a difesa della vita umana, ma quando si parla di delinquenti no, quasi quasi bisognerebbe mandarli a morte con l'omicidio di Stato.

Naturalmente, in Tocque-Ville non potevano mancare coloro che la pensano diversamente: Penadimorte.BlogSpot.Com.




permalink | inviato da il 3/4/2006 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


21 marzo 2006

Di topi e di gatti (la via Liberale alla sconfitta elettorale)

La storia delle liste liberali la sapete tutti. Il PLI si presenta in poche regioni, tra camera e senato; RL mi sembra solo in tre regioni al senato.
E' come dire che le elezioni politiche del 9 e 10 aprile hanno già dato un risultato certo: la sconfitta (sul nascere) dei liberaloidi d'Italia.
Per qualcuno era più importante mettere il proprio nome piuttosto che costruire un soggetto politico davvero liberale e davvero unificante. Vediamo alcuni passaggi significativi di questo tracollo.


• Benedetto Della Vedova, appena uscito dai Radicali e appena fondato un partito nuovo (RL), va subito a dialogare con Forza Italia anziché con i liberali che si muovono da anni per ricostituire un partito.
• Renato Altissimo, storico segretario dell'ultimo PLI, torna alla vita politica attiva e viene posizionato da Stefano De Luca alla presidenza del PLI medesimo. Cos'abbia fatto in questi dieci anni per meritarsi siffatta gloria, non è dato saperlo.
• Carla Martino, della presidenza del PLI, che intanto dialoga con Forza Italia, dichiara che è stata cooptata nella direzione dei Radicali Italiani, che stanno costituendo la Rosa nel Pugno per entrare nel centrosinistra.
• Si avvia la raccolta firme. Forza Italia aveva promesso a PLI e RL un aiuto concreto e invece questo aiuto viene, ma in modo ovviamente limitato, da AN.
• Alla stretta finale, PLI e RL discutono del diritto di tribuna con Forza Italia. Da sei che dovevano essere (quattro RL e due PLI), i parlamentari liberali saranno uno o forse due, tutti di RL.
• Il PLI reagisce male alla mancanza del diritto di tribuna e dichiara rottura totale con la Casa delle Libertà. Qui per PLI intendo la sua direzione nazionale, quindi De Luca, Altissimo e tutti gli altri.
• Gigi Paganelli, coordinatore lombardo PLI, capolista PLI al senato, continua invece a sottolineare l'alleanza tra PLI e CdL.

E siamo a sabato 25 marzo. Data storica, visto che il 27-28 marzo 1994 Berlusconi, appena entrato in politica, vinse le elezioni.
Il PLI lombardo organizza un convengo dal titolo: "I liberali in un'Italia che non sa essere liberale". Bla bla? Vedremo. Per intanto, si sottolinea la presenza di:

• Il non-plus-ultra del PLI lombardo: Paganelli, naturalmente, e poi Morandi (della direzione nazionale), che sicuramente spiegherà se il PLI sta con o contro la CdL, e Giampaolo Berni.
Berni è famoso per avere contattato LPI e averli convinti a unire i percorsi con il PLI, Morandi e Paganelli per avere usato i tesserati LPI per giocare a carte sui tavoli di trattativa con la Moratti, RL e il PRI.
• Arturo Diaconale, direttore de "L'Opinione", che si porta dietro il suo giornalista Davide Giacalone. "L'Opinione" sarebbe l'organo ufficiale del PLI ma è notissima la simpatia di Diaconale e degli altri per RL.
• Marco Jouvenal, coordinatore di GayLib, candidato al senato per il PLI. Jouvenal si è allontanato da poco da Marco Marsili, un liberale che ha stretto alleanze con Di Pietro.
• Una pattuglia, infine, di socialisti e liberali di Forza Italia milanese: Milko Pennisi (ex PSI), Max Bruschi (ex PRI, ex Radicali), Bruno Dapei. I quali saranno molto curiosi, anche loro, di sapere se il PLI sta con o contro la CdL.


I liberali che invece si sono accorti della sconfitta in partenza dei liberali alle elezioni del 9 e 10 aprile, aspettano con ansia che le elezioni passino. Solo dopo il voto si potrà tornare a parlare di liberalismo. Con Della Vedova in parlamento, e forse Calderisi, e forse De Luca e Altissimo dimissionari da tutte le cariche.
Intanto ci sono cose molto più importanti di cui occuparsi. Della Valle si dimette dal direttivo di Confindustria, il gatto di Downing Street muore.




permalink | inviato da il 21/3/2006 alle 19:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


18 marzo 2006

Si sfogano

Calderoli mostra la t-shirt con la vignetta su Maometto, nemmeno fosse Totti che dedica un gol a qualcuno.
Sempre Calderoli definisce una porcata la legge elettorale che ha contribuito a scrivere.
Casini e Fini attaccano Berlusconi dopo il faccia a faccia con Prodi.
Alessandra Mussolini dichiara che Fini non deve più parlare di lei.
E adesso Giovanardi attacca la legge olandese sull'eutanasia: "peggio di Hitler, che almeno lo faceva in segreto".
Si devono, evidentemente, sfogare. Forse comprendono che tra poco la CdL sarà rivoltata come un calzino?




permalink | inviato da il 18/3/2006 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


14 marzo 2006

Le energie ce le abbiamo, purché ci mettiamo assieme

Così Romano Prodi ha scelto di concludere il suo appello finale, durante il dibattito con Silvio Berlusconi.
Deludente, per colui che sembrava avesse in mano l'Italia solo pochi mesi fa.

(Per l'analisi rimando al blog di LPI).




permalink | inviato da il 14/3/2006 alle 22:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


9 marzo 2006

La sera del Corriere

La sera del Corriere, ovvero il suo tramonto.
Tramonto rispetto a quando era IL quotidiano d'Italia. Tramonto rispetto a quando, pur da posizioni confindustriali, garantiva equidistanza (che non è la stessa cosa d'indipendenza, anzi). Tramonto rispetto a quando era stato fondato come giornale dei conservatori.

Paolo Mieli ha firmato un editoriale, ieri, quando c'erano temi ben più importanti da trattare (esempio: la manifestazione a Teheran non autorizzata per la festa della donna), per dire che il Corriere sta con Prodi.
Bella scoperta. C'era bisogno di dirlo a chiare lettere? No. Lo sapevamo tutti da tempo.
Ma ciò che a noi pare più strano è la mancanza di profondità dell'editoriale stesso. Un'accozzaglia di luoghi comuni. Addirittura, nel dare le tre motivazioni della scelta, Mieli pone per terza quella sulla bravura del centrosinistra.
La prima motivazione è che il governo è stato deludente: un voto contro, quindi.
La seconda, che fa scadere le elezioni a un gioco di società, è che un pareggio è nefasto e l'alternanza fa bene al Paese.
Oh, sì. Certo. Non siamo certo quelli che auspicano una dittatura trentennale, figurarsi. Ma non ricordiamo nel 2001 un Mieli che disse: "dotto', io voto Berlusconi per alternare".

La piattezza argomentativa prosegue quando Mieli fa nomi e cognomi. Una sorta di gioco della torre, degno di test adolescenziali più che dell'editoriale che spiega la scelta di campo del quotidiano più importante d'Italia. Con eleganza quasi borghese, l'ex militante di Lotta Continua nomina i "buoni" e tace sui "cattivi".
I buoni del centrosinistra sono, ovviamente, Prodi e Rutelli, Fassino e Bertinotti e la Rosa nel Pugno.
Mancano Mastella e Sbarbati (che si lamentano: "poteva citare anche noi". Ma per piacere!), mancano soprattutto Diliberto (scavalcato a destra da Rifondazione, nei gusti dell'ex Lc) e D'Alema (della serie: il nemico non lo considero nemmeno).
I buoni del centrodestra, ovviamente, sono Fini e Casini. Cioè coloro che hanno cercato di limitare l'influenza personale di Berlusconi nel governo di centrodestra. E questa è tra l'altro una incoerenza: Mieli, nel motivare la delusione del governo uscente, aveva appena scritto che s'era occupato soprattutto di risolvere le "controversie interne".
Si ha l'impressione, facendo un bilancio, che tali controversie siano state generate soprattutto da An e Udc; ed è comunque una zizzania inutile infilata dentro la Casa delle Libertà, che ha risposto abbastanza compattamente.

Mieli precisa che resteranno le differenze tra gli editorialisti: e, in effetti, ci saremmo stupiti nel leggere, da oggi, editoriali "di sinistra" firmati dai vari Magdi Allam, Sergio Romano, Angelo Panebianco e Piero Ostellino.
Ma che importa? La "linea" è decisa, lo zampino del patto di sindacato è evidente, il trotzkista Marco Ferrando aveva ragione: la natura sociale del centro dell'Unione di Prodi è tutto ciò che il Corriere della Sera simboleggia: alta borghesia illuminata, grandi imprenditori che privatizzano gli utili e statalizzano le perdite e si lanciano in piagnistei contro la concorrenza interna ed estera, alta finanza che non finanzia i cittadini ma sé stessa, baroni universitari e via dicendo.
Sì, esatto. Gli stessi che hanno la proprietà del Corriere della Sera.

Motivi per non comprarlo più? Uno solo: la piattezza argomentativa del suo direttore. Che arriva a scrivere frasi disarmanti, come questa: «Noi speriamo altresì che centrosinistra e centrodestra continuino ad esistere anche dopo il 10 aprile».
Ma davvero? Che cos'è, una excusatio non petita o cos'altro?




permalink | inviato da il 9/3/2006 alle 11:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


8 marzo 2006

Liberali alla frutta, dimettetevi tutti

Ogni sconfitta esigerebbe almeno che i generali offrissero le loro dimissioni. Così, tanto per fare un gesto elegante.
C'è invece da immaginarsi che i generali di RL e quelli del PLI non abbiano alcuna intenzione di dimettersi.
Di cosa stiamo parlando? Dell'esclusione praticamente totale dei liberali da quel famigerato "diritto di tribuna parlamentare", passaggio obbligato per avere appunto una rappresentanza.
Nella sostanza, il PLI di De Luca e (sic!) Altissimo e il gruppetto di radicali "eretici" guidato da Della Vedova hanno ottenuto un nullo o scarso diritto di tribuna.
Gli accordi con Sandro Bondi erano diversi: al PLI due deputati (appunto, il redivivo Altissimo e l'ex sottosegretario De Luca: due di quelli che il PLI l'avevano ucciso portandolo dentro la partitocrazia); a RL quattro deputati (Della Vedova, Calderisi, Taradash e Palma).
Le cose sono andate diversamente e, di questi sei personaggi, solo Della Vedova ha l'elezione sicura. Calderisi è stato accolto nella lista di Forza Italia in una posizione tale per cui verrà eletto solo se la CdL vincerà le elezioni.
Degli altri nessuna traccia.

I più amareggiati sono logicamente quelli del PLI, che scrivono un comunicato stampa violentissimo e anche un po' ipocrita. Il comunicato è irrintracciabile dal sito ufficiale per cui lo linkiamo dal sito dei Liberali per l'Italia. Il tono è da tragedia e il contenuto è la rottura totale con la CdL: ecco l'ipocrisia. Siamo infatti certi che, se a De Luca e Altissimo fosse stato garantito ciò che era nei patti, ovvero il diritto di tribuna, il PLI oggi non definirebbe "antidemocratica e incostituzionale" la legge elettorale che obbliga i piccoli partiti a chiedere il diritto di tribuna!
Ed è anche un dato di fatto che la rottura con la CdL sia nata solo ed esclusivamente a causa del mancato diritto di tribuna, il che fa un po' sorridere visti i toni del comunicato che parla addirittura di "questione morale": ma quale questione morale, siamo seri! Erano in gioco due scranni alla Camera e Forza Italia ha capito che il PLI, forte forse di 40mila voti, non li meritava.
Un candidato del PLI, nonché responsabile per Torino di LPI, ben onosciuto in Tocque-Ville, ora si sbraccia. Parole sante, le sue, ma ammissioni tardive rispetto a ciò che pareva evidente: questo PLI non può rappresentare i liberali.

RL si consola con l'elezione sicura di Della Vedova e quella, possibile, di Calderisi, ma la delusione serpeggia anche tra i salmoni. Le lamentele riguardano anche la raccolta firme per le liste al senato, si scopre che Forza Italia aveva promesso anche quelle ma non ha mantenuto. Più eleganti, i Riformatori Liberali non arrivano a boicottare la CdL e il loro tono è semplicemente rassegnato. Ma anche per loro si tratta di una netta sconfitta.
Il diritto di tribuna parlamentare sarà a loro garantito (col minimo indispensabile: uno o forse due deputati), ma è altrove che i liberali avrebbero dovuto cercare la forza (intrinseca) per contare davvero.

La politica si fa nelle istituzioni, è chiaro. Ma quanta politica avrebbero potuto fare sei deputati (divisi in due partiti) e zero senatori? Certo, un inizio. Tiepido, debole, inutile quasi, ma sempre un inizio. Eppure, è proprio questa politica "istituzionale" ad avere stancato la gente. Il 90% degli italiani se ne frega di Della Vedova e di De Luca, e soprattutto se ne frega dei liberali. E non perché tutti siano liberali, il che è una colossale mistificazione.
In realtà serve che questo Paese abbia liberali onesti, veri e capaci di ridare valore a una corrente ideologica che, in Italia (e solo in Italia, si badi!), sembra al momento non avere futuro.
L'entusiasmo che aveva accompagnato la nascita di RL deve mutarsi e diventare entusiasmo nel difendere il liberalismo tout-court, da qui in avanti. Possibilmente con dirigenti diversi da chi il liberalismo l'ha ucciso portandolo dentro Tangentopoli.




permalink | inviato da il 8/3/2006 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


25 febbraio 2006

Altissimo ritorna

Presentata l'alleanza della Casa delle Libertà: quindici liste alla Camera, venti al Senato. Non tutte si presenteranno in ogni circoscrizione, ma è comunque un bel marasma.
Nella compagine ci sono anche i partiti di Rauti (che farà semplice desistenza e forse avrà il cosiddetto "diritto di tribuna") e della Mussolini. Svetta (per illogicità) la lista No Euro.
Quanto al Partito Liberale, ha finalmente ottenuto quello che desiderava: due posti sicuri alla Camera nelle liste di Forza Italia.
A chi andranno? A Stefano De Luca e a Renato Altissimo.
Avete letto bene. Renato Altissimo. Niente male per chi è sparito da più di dieci anni dopo avere ammazzato il Pli coinvolgendolo nel marasma della partitocrazia e del pentapartito. Niente male davvero.

Credevamo che vi fossero tanti nuovi liberali, ci sbagliavamo. A dodici anni di distanza dal '94, il risorto Pli sa produrre soltanto il ripescaggio dell'epoca sbagliata.
I liberali nuovi non ringraziano.




permalink | inviato da il 25/2/2006 alle 18:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


23 febbraio 2006

Il successo della Rosa nel Pugno

Sembrava un'alleanza nemmeno elettorale ma elettoralistica, quella tra i Radicali e Sdi.
Sembrava una trovata di Pannella per tornare in Parlamento, rinunciando a una posizione terzista e scegliendo l'imbarco nella vela di Prodi, già tartassata da venti uguali e contrari (Rifondazione e Udeur).
Sembrava una bandiera incompatibile con i principii di libertà economica cari a Bonino, Capezzone e così via, un'incompatibilità mitigata - ovviamente - dalla comunanza di visione sulla libertà di ricerca scientifica (Luca Coscioni r.i.p.) e sulla laicità dello Stato, argomenti su cui, nel centro-destra, non c'è appiglio.
Poi sembrava che anche questo potesse cadere, dalla candidatura per la Margherita della presidentessa del Comitato Scienza&Vita (che ha combattuto contro i Radicali al referendum del 2005).

E invece i Radicali sono bravissimi. Hanno uno stile impareggiabile e sono politicamente i più intelligenti di tutti. Sanno dettare l'agenda dei temi, sanno inserirsi mediaticamente e cogliere le opportunità che la politica offre loro.
Sono loro i veri leader della neonata Rosa nel Pugno, sono loro a essere sempre nuovi anche se stanno in politica ormai dal 1955.

"Siete i poeti della politica", disse a me (che non ero Radicale ma potevo sembrarlo in quel momento) una gentile e anziana signora, in Piazza del Duomo, alla tenda referendaria, nel 1995. L'avessi vista sul tram e mi avessero chiesto d'indovinare il suo voto, non avrei mai pensato. E invece è venuta in tenda, ha firmato tutti e 20 i referendum e poi quella frase, che mi è sempre rimasta dentro.
Ho visto, in politica, le cose più becere. Le ruberìe, le tangenti dopo Tangentopoli, le raccomandazioni, il voto per interesse, l'interesse per il voto. Le bugie e le ritrattazioni, i tradimenti e gli spergiuri, gli inganni e le diatribe, le tattiche da bassa bottega e i congressi farsa, gli strateghi dello 0,6% e coloro che s'ammantano di bandiere altrui perché non hanno il coraggio d'esporre le proprie.
Ho visto già tutto, in politica, e non voglio dare ai Radicali la patente della purezza e della verginità assoluta.
Ma Pannella, Capezzone, Bonino, Cappato e gli altri sono, anche per me, i poeti della politica.
La fanno con amore, anzi fanno l'amore con la politica. Parlano d'idee, di temi, ma scendono concretamente sul significato della vita-non vita, della morte in vita, e si fanno accompagnare da cinquanta premi Nobel come nessuno mai.

Adesso la Rosa nel Pugno scalda i muscoli. Approverà il programma del centro-sinistra, è alleata di Rifondazione e questo è un vero peccato.
Ma a modo suo, e l'ultima news è quella che potrebbe sembrare una campagna acquisti presso i Ds. E invece non è una campagna acquisti. E' la solita scelta tra chi fa politica per le cose becere e chi fa l'amore con la politica.
E così, il deputato operaio Salvatore Buglio, dopo 10 anni di Camera nei Ds, si candida con la Rosa nel Pugno. Stessa cosa per Lanfranco Turci, "ras" modenese delle cooperative quando le cooperative (a modo loro) funzionavano: Fassino gli aveva promesso un posto da sottosegretario ma lui, in piena crisi del mondo della cooperazione, risponde che a quel mondo serve un deputato, non un sottosegretario.
Maurizio Mian è l'ennesimo della serie: ex presidente del Pisa Calcio, gestore del patrimonio del cane Gunther, azionista de "L'Unità", anche lui con Pannella e Boselli.
Stessa cosa per Biagio De Giovanni, professore di dottrine politiche a Napoli e, anche se ancora non è certo, per Franco Grillini, potentissimo esponente Arcigay, una sola legislatura alle spalle (quindi niente turn-over per lui), attivissimo in Parlamento (tra i più presenti), relegato a Milano nel "listone unitario", prima al 14mo poi all'11mo posto, quando il listone ne eleggerà dodici se va bene.
Per ora risponde "no comment" ma è chiaro che si sente defraudato. L'avevano coccolato nel 2001, collegio sicuro, per prendere i voti dei gay, adesso lo emarginano. Per le quote rosa? Magari! Una sola è donna, prima di lui, in lista: la compagna Barbara Pollastrini. A leggere gli altri, sembra di andare a Porta a Porta: Prodi, Fassino, Letta, Visco, Duilio, Monaco, Quartiani eccetera.

Un momento... e dall'altra parte? I Radicali non si erano scissi?
Si erano scissi, sì. Benedetto Della Vedova, il grande economista liberale, aveva scelto di stare col centro-destra. E infatti: alle comunali di Milano fa l'alleanza con Pli e Pri per un raggruppamento che non si sa ancora se presenterà una propria lista; alle politiche sceglie direttamente di dialogare con Forza Italia. Probabilmente avrà due o tre seggi.
Ha certamente buone ragioni Mauro Mellini, ex radicale, a dire che l'alleanza di Pannella con il centro-sinistra è un tradimento di alcuni valori fondativi e storici dei Radicali, ma per il momento non c'è confronto.
Non per colpa del leader Della Vedova, i Riformatori Liberali stanno scadendo nella politica becera e ingiusta, si dimenticano di essere stati anche loro i "poeti della politica" e non si accorgono che, tra qualche mese, rischieranno di diventare l'ennesima corrente di Forza-Italia-partito-senza-correnti.
Non parlano alla gente ma s'alleano con chi il Pli l'ha ucciso (avendolo trascinato nella partitocrazia). S'alleano con gli eredi della Prima Repubblica partitocratica e bollano come "inesistente" la Destra Liberale, che invece è il partito che ha portato questo Paese all'unità.

Torneranno ad avere stile. Intanto, la Rosa nel Pugno prosegue la sua battaglia di visibilità e autonomia, e per ora vince.
Pannella si è alleato con l'Unione, e con Rifondazione. E' vero: e non è facile accettarlo. Ma sappiamo perfettamente che i Radicali non sono persone che si lasciano ingabbiare. Sono i poeti della politica. Non hanno smesso d'esserlo e gli apprezzamenti pre-elettorali che stanno mietendo ne sono la prova.
Si troveranno molto male al governo con Bertinotti, ma non ne faranno nemmeno mistero per il "quieto vivere".
Non resta che augurare alla Rosa nel Pugno, finalmente, il successo che merita.




permalink | inviato da il 23/2/2006 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


16 febbraio 2006

L'Unione dei poteri

«La fila dei banchieri per votare Prodi alle primarie non me la sono mica inventata io, e quella è la misura della natura sociale del centro dell’Unione».

Marco Ferrando (trozkysta del Prc), nella bufera dopo la decisione di Bertinotti di escluderlo dalle liste, in una 
intervista a "La Stampa" di oggi.
Non ha torto: la fila dei banchieri, ma anche dei grandi imprenditori, alle primarie l'abbiamo vista tutti. Sono usciti allo scoperto: sostengono Prodi, voteranno per la Margherita.
La strategia di farsi vedere pubblicamente, così in massa, è certo segno di sicurezza per quanto riguarda il risultato finale; ma soprattutto denota una premessa-promessa, quella che con l'Unione al governo gli interessi di queste persone non subiranno conseguenze negative.

I grandi poteri stanno con l'Unione, e le parole di Ferrando sono la prova del nove.
In quanto a noi, ci spaventano più i grandi (e numerosi poteri) rispetto ai (pochi) trozkysti e no-global.




permalink | inviato da il 16/2/2006 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


3 febbraio 2006

Decreto milleproroghe: la sinistra non vota ma incasserà

"L'ultima spartizione", l'hanno chiamata quelli de L'Unità. E c'è del vero. Il maxiemendamento sulle proroghe (di qualunque tipo) appena approvato in Senato, con il voto di fiducia, pur essendo stato tagliato rispetto alla formulazione originale, contiene comunque centinaia di provvedimenti di proroga di vario genere.
E' stata anche sfiorata la crisi di governo perché Mario Baccini, ministro Udc, ha minacciato le dimissioni dopo il taglio dei provvedimenti a favore delle pubbliche amministrazioni. L'artefice del taglio è stato Tremonti, che non gradiva affatto la presenza di norme non coperte in bilancio.
Tra gli stralci, la norma che avrebbe consentito nuove assunzioni all'antitrust, ma anche il riconoscimento ufficiale delle guardie giurate (voluto dalla Lega) e le modifiche alla legge sul risparmio.

Ciò che invece è rimasto è la catena di norme a favore dei partiti. Per esempio, verrà "comunque effettuato" il rimborso delle spese elettorali. L'attuale disciplina prevede invece che non lo si effettui in caso di elezioni anticipate.
I partiti potranno anche utilizzare questo rimborso spese (che, a rigor di norma, andrebbe ai deputati e non ai partiti!) come garanzia verso i creditori: questi ultimi, per contro, e in assoluta deroga alla disciplina sulle associazioni non riconosciute, non potranno chiedere la restituzione dei debiti direttamente ai tesorieri in caso d'insolvenza (a meno che non venga provato il dolo o la colpa grave del tesoriere).
Infine, sale da 5mila a ben 50mila euro il tetto per effettuare donazioni ai partiti senza obbligo della dichiarazione congiunta donante-ricevente (senza obbligo, cioè, di rendere pubblica la donazione).

Il centrosinistra non ha votato ma, come si vede, avrà comunque modo di passare alla cassa.

(Cade anche il divieto di allevare animali da pelliccia: ma di questo non se ne accorgerà, purtroppo, quasi nessuno).




permalink | inviato da il 3/2/2006 alle 13:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


25 gennaio 2006

Italia al capolinea, le cifre (non spiegate) di Repubblica

Uno è liberale, cioè "né di destra né di sinistra" almeno secondo gli schematismi odierni. Uno è liberale, cioè attento ai fatti, pragmatico, talvolta fin troppo razionale, non ne può più degli slogan e delle parole vuote, che siano di lotta o che siano di governo.
Uno è liberale, cioè irrimediabilmente portato ad essere una voce critica, anche quando al governo c'è il liberale "di massa", quello che ha unito tre tradizioni diverse (democristiana, liberale e socialista) e ne ha fatto un soggetto politico nuovo e anche, ammettiamolo, innovativo.
Uno è liberale, e allora legge tutto, dal Secolo d'Italia al Manifesto, mentre i compagni e i camerati non lo fanno. Uno è liberale e dà credito a tutti, purché abbiano qualcosa da dire, e s'interessa poco se lo sanno dire bene.

Poi esce il "Venerdì di Repubblica" e ci sono delle cifre, finalmente, sul (mal)governo di Berlusconi, proprio mentre Berlusconi pubblicizza in sei metri per tre che il suo governo ha ben fatto, ben operato, e deve solo andare avanti.
Delle cifre, finalmente! Non solo le dicerie, i "buttiamolo giù", i "deve andare in galera". Le cifre.

Leggiamole, allora. E qui viene subito qualche sospetto. I razionalisti-illuministi di Repubblica cadono in un peccato molto grave: quello di riempire di frasi senza senso anche le cifre.
• "Ci supera anche la Cina" in termini di potenza industriale. Repubblica se ne accorge solo ora, e sembra (nella sottigliezza del "tra le righe") che sia colpa del governo pure questo sorpasso.
• Procediamo. L'Italia è penultima in "opportunità e ostacoli che incontrano gli imprenditori". Ma davvero? Colpa del governo? Io direi: nonostante un governo di centrodestra.
Vogliamo fare finta di non sapere che la semplificazione delle procedure non c'è stata per colpa di ben precise lobbies, che di certo non smetteranno di remare contro se al governo siederà Prodi?
• Ci si lamenta poi dello scarso aumento di produttività (calcolato chissà perché dal 1995: ma non dovevano essere cifre contro il centrodestra?), ci si lamenta del fatto che non esportiamo prodotti tecnologici. Chissà, sarà forse perché in Irlanda la semplificazione delle procedure ha fatto nascere più imprese ed esse possono competere meglio?
• L'Italia deterrebbe anche il record delle più scarse "privatizzazioni", e si citano Eni, Enel e Finmeccanica in cui lo Stato controlla ancora un ingente pacchetto di azioni. Siamo curiosi di sapere se Repubblica pensa che con Prodi (e i trozkisti di Rifondazione) al governo questo record non ci apparterrà più!
• In caduta libera pare anche il turismo. A vantaggio (anche qui) perfino della Cina, "new entry" (di cosa? E' dai tempi di Marco Polo che si va in Cina!). E Repubblica, nello snocciolare le cifre, non si domanda il motivo.
Saranno forse anni di classe imprenditoriale turistica poco propensa a rinunciare agli ampi margini di profitto? Saranno forse anni di alberghi e ristoranti costosissimi? Sarà forse che il centro di Berlino e il centro di Praga sono pieni di ostelli, mentre a Milano il più sfigato "una stella" può costare anche cento euro a testa in periodo di fiera?
• La "polverizzazione delle aziende" è l'ultimo record negativo che qui citeremo. L'espressione significa che il nostro sistema economico è fatto soprattutto di piccole e medie imprese: da sempre una peculiarità del nostro Paese. Una ricchezza, ci dicevano sempre. Ora però è diventata una negatività. Leggiamo le parole di Repubblica: «"Quella che fu una forza, addirittura un sistema studiato all'estero con interesse, è diventata una debolezza", commenta Guido Alborghetti, autore di un recente bilancio dal nome funesto: Il libro nero del Governo Berlusconi (Nutrimenti, pp. 470, euro 14,00)».
Una frase tutta da dimostrare, tutta da provare, sparata così, a mezzo stampa, come se fosse una verità pronunziata da Papa Ratzinger (no, non può essere: avrebbe chiesto ingenti diritti d'autore!). E già che ci siamo, una bella pubblicità al libro, che magari così va esaurito il giorno dopo.

Non ci siamo. Da Repubblica ci aspettiamo analisi più serie. Non siamo al bar e con i numeri non si gioca, con le statistiche nemmeno. Snocciolare numeri senza provarli, senza spiegarne le cause reali, facendo finta che sia tutta colpa del governo, può tra l'altro essere di nocumento perfino al successore di questo governo: perfino se si chiamasse Romano Prodi.




permalink | inviato da il 25/1/2006 alle 1:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


10 gennaio 2006

Voglia di Lega Nord

Autostrade per l'Italia comunica che l'annuale aumento delle tariffe autostradali è quest'anno del 2,81%, sulla base della formula "price-cap" che viene ampiamente illustrata nel sito internet istituzionale.
Alla barriera di Milano Nord dell'Autostrada dei Laghi (A8-A9), in entrata e in uscita, la tariffa è ora di 1,20 euro contro i precedenti 1,10 euro.
L'A8-A9 è un'autostrada assolutamente atipica: nei tratti Milano-Gallarate, Milano-Varese e Milano-Como si paga all'entrata e all'uscita e in alcune (ma non tutte) le uscite parziali.

L'aumento, da 1,10 a 1,20 euro, non è ovviamente del 2,81%. Il comunicato precisa però: "in relazione allo stato d'avanzamento dei lavori di costruzione della viabilità di accesso al Polo fieristico di Milano, alla barriera di Milano nord verrà applicato un aumento specifico del pedaggio, corrispondente a una maggiore percorrenza teorica di 1,6 chilometri".

La spiegazione si potrebbe anche accettare, se non fosse che:
1 - la maggiore percorrenza teorica di chi usufruisce del nuovo svincolo non è affatto di 1,6 km, dato che il nuovo Polo fieristico è attaccato all'autostrada;
2 - il nuovo svincolo è posto prima della barriera per chi esce da Milano (e quindi dopo la barriera per chi arriva a Milano), col risultato che chi effettivamente ne usufruisce non paga nulla in più rispetto a chi non ne usufruisce.

In definitiva, quindi, l'aumento "specifico" del nuovo svincolo viene redistribuito a tutti coloro che utilizzano l'A8-A9, senza alcuna distinzione.
La teoria economica dice che quando un'azienda ha la possibilità di differenziare i prezzi, di solito ha convenienza a differenziarli. L'autostrada ha questa possibilità perché si può sempre costruire una barriera in corrispondenza di uno svincolo.

Si è scelta invece la strada di far pagare i lavori del nuovo svincolo indifferentemente a tutti i milioni di persone che ogni giorno viaggiano sull'A8-A9.
E' una strada indubbiamente vincente per le casse di Autostrade per l'Italia, ma non per la sua credibilità (oserei dire) etica.




permalink | inviato da il 10/1/2006 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 dicembre 2005

Dragi governatore. Mastella: è un cattolico

Tra le reazioni del mondo politico alla nomina di Mario Draghi a Governatore della Banca d'Italia, spicca per autorevolezza, coerenza e centratura del problema quella di Clemente Mastella, segretario dei Popolari-Udeur.
"E' un cattolico", dice Mastella. Già, come Fiorani.




permalink | inviato da il 29/12/2005 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


18 dicembre 2005

Consorte(ria)

Che Giovanni Consorte, numero uno di Unipol (cooperativa di assicurazioni legata al Pci, ora diventata un "gigante" della finanza) provi a difendersi dalle accuse, è perfettamente comprensibile. Le accuse parlano, sinteticamente, di operazioni illegali durante l'espansione di Unipol, e specialmente di una strana alleanza tra il manager rosso (Consorte appunto) e il banchiere bianco (Fiorani, cresciuto nell'Azione Cattolica) durante la costutuzione della "banca del nord", quella Bpi che sembrava dovesse diventare un gigante ma è stata pizzicata dalla Magistratura di Milano: la stessa Magistratura che finalmente (senza giudizi di valore, è ovvio) guarda anche le "carte rosse" sul suo tavolo.
Ecco, che Consorte continui a lavorare imperterrito nel suo ufficio bolognese è logico; che gli ambienti vicini a D'Alema, da sempre legato al mondo delle cooperative sulla Via Emilia, lo difendano fin quasi a giustificare il ruolo (chiaramente illecito) di Fazio, è pur comprensibile.
Che invece Consorte stesso dichiari, intervistato da L'Unità, cioè dal quotidiano dei Ds:

"Sono un manager, rispondo al consiglio di amministrazione, agli azionisti. Le cooperative sono composte da gente seria e responsabile, la campagna politica e di stampa scatenata contro l’Unipol è indegna"

ecco, questo è un po' meno comprensibile. Il manager non risponde solo al cda, ma anche ai piccoli risparmiatori che di Unipol hanno fatto la fortuna. E soprattutto risponde alla legge, come tutti noi. Se questo concetto è poco chiaro al comunista miliardario con villa su Reggio Emilia, ci dispiace. Ma deve entrargli in testa. Sarebbe meglio che, appena i pm di Milano gli avranno spedito l'avviso di garanzia, che ormai è un atto dovuto (e non si capisce in quale cassetto sia rimasto, finora, nascosto), egli corra in Corso di Porta Vittoria a chiarire le sue posizioni, anziché protestare la sua innocenza (beata?) sulle pagine dei giornali.
L'economia italiana è troppo dipendente dall'alta finanza perché non si chiariscano le cose al più presto.




permalink | inviato da il 18/12/2005 alle 18:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


12 dicembre 2005

Udite udite, il Nord-Ovest non ha problemi!

L'argomento non c'entra niente. Quindi vi spiego il percorso.
Ho aperto il blog di Beppe Grillo: l'ultimo post si riferisce a una ricerca sui quotidiani delle "ragioni del Sì" alla TAV in Val di Susa.
La ricerca è stata condotta dagli studenti del prof. Antonio Califati, docente di analisi delle politiche pubbliche presso l'Università Politecnica delle Marche.
Il docente ha raccolto le conclusioni della ricerca in un paper che Beppe Grillo mette a disposizione.

Nel paper si analizza tra l'altro, a pag. 2, un articolo apparso su "La Stampa" del 7 dicembre. Dell'articolo non si dice né il titolo né l'autore, ma si cita un nesso causale ("inverosimile"), quello tra la TAV e "lo sviluppo dell'intera area del Nord-Ovest".
Ecco come il professore commenta tale nesso:

«Nesso senza alcun significato e rilevanza. Anche perché le “ragioni del sì”, per un’opera di questa dimensione, andrebbero cercate ben oltre il Nord-Ovest dell’Italia, nell’interesse nazionale (ed europeo). Anche perché il “Nord-Ovest” deve trovare una soluzione ai suoi problemi economici (quali, poi?) nei prossimi dieci anni, molto, molto prima che le infrastrutture in discussione comincino a produrre i loro effetti.».

Capito? Il Nord-Ovest (tra virgolette, ovviamente!) non ha problemi economici...




permalink | inviato da il 12/12/2005 alle 13:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


21 novembre 2005

Udc reazionaria sulla 194

Possono anche mascherarla sostenendo che parti di questa famigerata Legge 194 sono disattese o inapplicate: ma la proposta d'istituire una commissione d'inchiesta è una proposta squallida e anche ipocrita.

Innanzitutto è squallida per le motivazioni del ministro Storace: "Visti i mesi che mancano alla fine della legislatura, forse sarebbe meglio un impegno delle forze politiche del centrodestra nei programmi elettorali a difesa della vita".
Campagna elettorale, insomma.
In secondo luogo è squallida per il metodo: addirittura una commissione parlamentare.
Gli amici cattolici possono dire quello che vogliono sull'importanza della difesa della vita, ma non possono mentire al Paese distraendolo con un dibattito sull'aborto quando intere regioni d'Italia soffrono di ben altri problemi.

Ed ecco l'ipocrisia. Vogliono i militanti della vita limitare davvero il numero di aborti? Anziché far leva sulle cavillosità della legge (tipo la stabilità psicofisica della donna, il cui venir meno è condizione necessaria per consentire, appunto, l'aborto), dovrebbero far sì l'inchiesta parlamentare, ma semmai per studiare (visto che non dispongono evidentemente di buoni sociologi) la crisi della società e (ma sì!) della famiglia, almeno per capire le ragioni del disfacimento di ancoraggi che sembravano intramontabili.

Su un punto bisogna fare una fondamentale chiarezza: l'ipocrisia del matrimonio indissolubile e quelle collegate (la castità femminile prematrimoniale, il sesso come strumento e non come fine a sé stante, ed anche, diciamolo, l'acquiescenza generalizzata per le scappatelle dei mariti) sono ipocrisie che, per fortuna, ai nostri giorni non esistono più. Sono state sostituite da una visione più normale dell'amore e del sesso, visione entro cui ognuno cerca e trova la sua personale posizione e idea. Questo non significa che l'aborto possa annoverarsi all'interno di una normalità, perché esistono metodi di prevenzione (gli anticoncezionali) e anche qui, per fortuna, ormai non c'è nessuno che provi vergogna ad acquistarli.
Ma se i militanti del Movimento per la Vita andavano a bucherellare i preservativi nei supermercati, è chiaro che tutti costoro, dal fanatico perforatore al segretario dell'Udc, vogliono troppe mogli ubriache e troppe botti piene.

La società deve saper rispondere: di fronte a un comportamento oggettivamente reazionario, si possono trovare vie diverse al progresso ad ogni costo. Ma alla reazione non si deve dar pace, l'Italia non ha bisogno di tornare a sistemi sociali che non si adattano al mondo in cui siamo immersi e con cui dobbiamo fare i conti.




permalink | inviato da il 21/11/2005 alle 15:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


16 novembre 2005

Laici accerchiati

L'agenzia stampa Reuters Italia, certamente non tacciabile di faziosità, titola così il colloquio tra il Papa e i rappresentanti del Movimento per la Vita: "Papa si inserisce nel dibattito pre-elettorale sull'aborto".
Voi sapete che, se volete comprare i preservativi in un supermercato, li trovate alle casse. Perché mai? Forse non c'entra, ma decenni addietro i militanti del Movimento per la Vita erano stati talvolta còlti mentre aprivano le scatolette per bucare i preservativi. I giustizieri di Dio, insomma.
E il Papa cosa dice a questi pacifici militanti cattolici? Li ringrazia per l'opera e il "coraggio" da loro manifestato contro l'aborto. Inserendosi nel dibattito politico, dice la Reuters.

La politica italiana è attraversata dal dibattito sulla laicità dello Stato. Diverse sono state le tappe del 2005, tra esse ricordiamo in ordine sparso: il referendum sulla procreazione assistita, l'adesione di Pera e Ferrara all'antirelativismo, l'elezione a Papa del Cardinale Ratzinger, la proposta Boselli-Pannella di rivedere il Concordato, la questione dell'Ici alle proprietà ecclesiastiche che generano profitto, gli interventi programmatici del Cardinale Ruini.

Sullo sfondo, il pensiero "neo-con", importato dagli Stati Uniti, è giunto nel Bel Paese ammantato di spirito cristiano e si è ribattezzato "teo-con", il che ha reso la destra liberale risorgimental-cavouriana minoritaria, ad oggi, tra le destre d'Italia.
Le voci laiche (subito bollate come "laiciste" dalla folta schiera d'intellettuali ratzingeriani) sono isolate nei giornali, nella politica e un po' anche in Tocqueville. I loro interventi vengono tutti classificati come anticlericali a tal punto che perfino l'adagio di Cavour ("libera Chiesa in libero Stato") è diventato non citabile. E si tratta d'un Padre della Patria!

Noi, in questo dibattito, non vogliamo intrometterci. Ma ai sinceri cattolici italiani, e anche ai Vescovi e perfino allo stesso Papa Benedetto XVI, vogliamo ricordare le parole di una singolare figura di Capo del Governo italiano, si tratta infatti di colui che, fatte le somme, trattò meglio, da che l'Italia s'unì, la Chiesa cattolica, i suoi diritti e anche le sue pretese.

Ed ecco le parole: "(il Natale) ricorda soltanto la nascita di un ebreo che regalò al mondo teorie debilitanti e svirilizzatrici e che ha particolarmente fregato l'Italia attraverso l'opera disgregatrice del Papato". (*)

Lo stesso Capo del Governo, quando ancora non era tale, mentre un pastore protestante (Alfredo Taglialatela) teneva una conferenza, fattosi avanti con un nugolo d'amici li incitò a interromperlo: "Porco Dio! Non vi fermate. Fatelo ruzzolare. Non fatelo parlare!". (**)

La dichiarazione sul Natale è datata 1941, l'invettiva contro il Taglialatela risale al 1903. In mezzo, appunto, il Concordato del 1929, con cui Benito Mussolini (il Capo del Governo in questione) regalò alla religione cattolica la qualifica di "sola religione ufficiale del Regno", elargendo anche diverse decine di milioni di lire (dell'epoca, s'intende).

Ai cattolici, ai Vescovi, al Papa, e anche a tutti i cittadini seri e intelligenti noi vorremmo dire, quindi, che se dalla storia si deve pur imparare qualcosa, forse è il caso che tutti costoro imparino a non farsi troppo abbagliar gli occhi dalle apparenti luci dei teo-con nostrani, soprattutto se di insicura e repentina conversione; e imparino che il relativismo e la laicità sono i principali alleati di coloro che non hanno paura delle loro idee.

(*) in Aurelio Lepre, "Mussolini l'italiano", Mondadori 1995, pag. 290
(**) ibid., pag. 21




permalink | inviato da il 16/11/2005 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Milano e provincia
Scontri (e incontri) di civiltà
Specchio
Politica italiana
Zona rossa
Regimi

VAI A VEDERE

Liberali per l'Italia
Laboratorio per Reggio Emilia
Riformatori Liberali

Harry
Mario Caputi
Gabriele Lafranchi
Steppenwolf
Liberal Café
Italia Laica
Benedetto Della Vedova
Emma Bonino


Max Melley




Statistiche web e counter web  




Milano S. Siro

Nel banner: il Muro di Berlino (East Side Gallery), foto mia (gennaio 2004)

CERCA