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idee e riflessioni


Diario


4 luglio 2004

Milano, grattacieli e parco dove c'era la Fiera. E il resto della città?

Milano si ripiega in sé stessa? No, esclama Harry: Milano è capace di pensare al suo futuro.
La notizia è la conclusione dell'asta per la ricostruzione del quartiere fieristico. Un quartiere di più di 200.000 mq, in pieno centro, che prestissimo si libererà grazie al trasferimento della Fiera nell'asse Rho-Pero.
Ha vinto una cordata mezza francese, ha perso la Pirelli Real Estate (quella che ha fatto nascere l'Università della Bicocca, il quartiere intorno, il Teatro degli Arcimboldi e, con i ricavi, è diventata da zero una potenza immobiliare nazionale).
I tre grattacieli che vedete saranno il "fiore all'occhiello" dello skyline milanese. Uno di essi sarà alto il doppio del Pirellone (che oggi è la costruzione più alta della città).
Sul "Corriere della Sera", Renato Mannheimer scrive che questo progetto accelererà la rinascita di Milano. Stimolerà cioè i cittadini a riprendere fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità propulsive e a dedicare nuove (indirette) energie alla crescita di Milano.
Che sia una sicura novità, è certo; che ci sia da essere così ottimismi, è da meditare.

Sottolineiamo che questo sarà un quartiere da "guardare e non toccare", per la stragrande maggioranza dei cittadini milanesi. Oggettivamente, non si va al parco per guardare dei grattacieli. Si va al parco per guardare il Castello, semmai, ed è per questo che i milanesi continueranno a preferire il Parco Sempione al nuovo parco dell'ex Fiera. E, aggiungiamo, sarà un quartiere in cui le case costeranno 20.000 euro al metro quadro. Così scrivevano i giornali, ieri. Potrebbe essere una stima esagerata, ma non più di tanto.
Sarà quindi un quartiere di petrolieri arabi, calciatori, star della televisione? Niente di più probabile. Il fatto è che non è da questa semplice rinascita "locale" che l'intera città può, automaticamente, rinascere.
Non intendiamo essere pessimisti, ma siamo quasi certi che, per gli abitanti dei quartieri-dormitorio che Harry cita (il Lorenteggio, il Gratosoglio, aggiungiamo Ponte Lambro, Viale Adriano e molti altri), non cambiera quasi nulla: così come la nuova Bicocca (che ricorda tanto la Karl Marx Hof di Vienna) non ha poi tanto modificato gli stili di vita, le abitudini e anche l'orgoglio di chi vive tra il quartiere Ca' Granda e Sesto San Giovanni.

Harry elenca molti "grandi progetti" che con la giunta Albertini sono stati lanciati. E' questo il futuro della città? Lo è in parte. Ma se la città è simboleggiata da pochi, magnifici e magari maestosi simboli, essa vive e sopravvive alla sua quotidianità, e sa rigenerarsi (nel suo complesso) progettualmente verso il domani, se riesce a recuperare gli angoli perduti. E, dato che dal 1993 aspettiamo il censimento delle aree dismesse milanesi, questa rigenerazione non s'è ancora vista. Aspettiamo ancora.




permalink | inviato da il 4/7/2004 alle 13:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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