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idee e riflessioni


Diario


16 febbraio 2007

Il terrorismo in Via Conservatorio



Per una visione diversa dalla mia, ma semplicemente perfetta, vedi il pezzo di Sasaki Fujica su Macchianera.

Non c'è da stupirsi che scienze politiche sia stata scelta come sede universitaria milanese per far proselitismo terrorista. Si va nel luogo in cui si studia la politica, è naturale. Al Poli avrebbero trovato, i passerottini poco più che ventenni, ambiente non tanto ostile quanto indifferente. In Via Conservatorio, invece, due piccioni (milanesissimi) con una fava: un esercito di 8mila iscritti di cui, diciamo, circa 3mila giovani e di sinistra radicale, anzitutto, e poi lo studio del prof. Ichino, giuslavorista, tessera CGIL dal 1969 ma negli ultimi tempi sinceramente incazzato col sindacato.

Il manifesto che vedete l'ho fotografato (col cellulare) all'angolo con Via Livorno, l'8 febbraio. Il linguaggio del testo è decisamente omnicomprensivo, nella migliore tradizione di una lotta proletaria (lo dicono loro, "profitti per i padroni") che attraversa lo spazio politico (la Tav, il Ponte, il Mose, ...) e quello geografico. Una unità di lotta e d'intenti da anni '70. Ma non siamo negli anni '70.

Degli 8mila iscritti a scienze politiche, la ragguardevole parte del 20% ha più di trent'anni e sicuramente è più proiettata a pagarsi il monolocale che a lottare a fianco dei proletari. I docenti, quasi tutti di sinistra (con netta prevalenza, è il caso di dirlo, dei Ds che preferiscono "Il Riformista" a "L'Unità", vedi Martinelli, Pasini, Segatti e tanti altri), sono tutti fermamente bipartizan come si conviene a un luogo di studiosi. E quando infarciscono le lezioni col pensiero staliniano (vedi una delle due cattedre di storia delle dottrine politiche) non tacciono di Mosca e Pareto.

E inoltre la moltiplicazione dei corsi di laurea dovuta al "3+2" ha attratto studenti politicamente moderati o indifferenti. Una volta il cortile di Via Conservatorio sembrava la sede staccata di un centro sociale occupato. Una volta. Adesso gli studenti leninisti, fuori dal portone, faticano ad ottenere due o tre agganci al giorno.

Hanno sbagliato destinazione, insomma. Avrebbero potuto far fruttare meglio le ore a studiare nella biblioteca di facoltà. Avrebbero potuto approfittarne per seguire qualche lezione di Antonella Besussi, filosofa radical che a duecento persone ogni anno insegna la netta distinzione tra il totalitarismo e la libertà. Oppure avrebbero potuto trarre giovamento dall'approccio pragmatico, anglosassone, delle politiche pubbliche che Gloria Regonini trasmette dall'alto della sua esperienza negli Stati Uniti, approccio che inevitabilmente fa pensare anche a un diverso modo di occuparsi di politica. O ancora avrebbero potuto nutrirsi dell'amore per la democrazia di cui a vario titolo, e per mezzo di vari docenti, inutile citarli tutti, trasudano i muri stessi dell'edificio. Che la si guardi dal punto di vista sociologico, giuridico o più strettamente di scelta politica, è la democrazia il vero padrone della facoltà di scienze politiche a Milano.

Certo, nella vicina e rivale Università Cattolica tutto questo, oggi, non succederebbe (ma nel '68 partì tutto da lì). Eppure la Statale non ha niente da invidiare alle mura più protette di Largo Gemelli. Anzi, il suo valore aggiunto è proprio quello: la parola democrazia.
Ed è un peccato che i due giovani (pare) fidanzati padovani non abbiano voluto approfittarne. Avrebbero imparato molto. Anche a sorridere di lotte anti-imperialiste in un mondo in cui, comunque la si veda, sono gli anti-imperialisti a dettare legge (nel senso drammaticamente letterale dell'espressione, dato che influenzano pesantemente il Governo Prodi).




permalink | inviato da il 16/2/2007 alle 15:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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