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Diario


1 maggio 2006

La morte del PLI a Milano

Il 10 febbraio a Milano fu presentata la lista "Liberali, Repubblicani, Riformatori Liberali". Deus ex machina principale, il segretario cittadino del PRI, De Angelis. Un battesimo con la partecipazione della Moratti, un'analisi socio-politica sull'elettorato laico di Milano, 29 pagine di programma in parte copiato da quello di LPI.

Li avevamo chiamati "gli strateghi dello 0,6%", questi alto-borghesi col fazzoletto bianco nella giacca che, ancora minorenni, sono già incravattati per il Rotaract.
Adesso che le liste sono state depositate in comune, non c'è più traccia di questa lista, nata negli augusti locali della Fondazione De Ponti (che fu senatore Dc), morta evidentemente sul nascere.
L'avvocato Gianpaolo Berni, ex FI ora PLI, in compenso è piazzato in alto (per l'ordine alfabetico) nella Lista Civica Letizia Moratti: un posto assicurato in consiglio comunale? No, dovrà sudarselo.
Per ora, infatti, non abbiamo a disposizione i curriculum e le liste complete, ma almeno un repubblicano dovremmo trovarlo in giro, magari dentro Forza Italia; stessa cosa per un riformatore liberale.
Quindi la lista unitaria laica s'è già spaccata, con buona pace per l'analisi socio-politica e le sfavillanti parol del trio De Angelis - Morandi - Della Vedova.

Entrare nella Lista Moratti non è stato, per Berni, un grande successo, per almeno tre ragioni. La prima, banale, è che la sua elezione non è scontata e i voti dovrà sudarseli: anche ammettendo che riesca a prenderne tremila, non si può quantificare il successo della sua lista.
La seconda è che entrare in quella lista dalla sua posizione non era difficile: giovane e preparato, conta su un'esperienza politica più che decennale ed è il minimo che la Moratti potesse fare per chi le organizza una passerella di quattrocento persone, quella appunto del 10 febbraio.
La terza ragione, politica, è che il PLI è scomparso a Milano, dissolto nella lista civica della Moratti, confuso tra personalità ben poco politiche e molto più note.

La dissoluzione milanese del PLI è ancora più evidente considerando che altre due liste si richiamano al liberalismo e sono, invece, presenti nella competizione: i Liberaldemocratici-socialisti di Marsili (ahimé, col simbolo rosso: più socialisti che liberali, insomma) e soprattutto LPI di Gabriele Pagliuzzi, coraggioso e unico avamposto autenticamente liberale in città.




permalink | inviato da il 1/5/2006 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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