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idee e riflessioni


Diario


8 marzo 2006

Liberali alla frutta, dimettetevi tutti

Ogni sconfitta esigerebbe almeno che i generali offrissero le loro dimissioni. Così, tanto per fare un gesto elegante.
C'è invece da immaginarsi che i generali di RL e quelli del PLI non abbiano alcuna intenzione di dimettersi.
Di cosa stiamo parlando? Dell'esclusione praticamente totale dei liberali da quel famigerato "diritto di tribuna parlamentare", passaggio obbligato per avere appunto una rappresentanza.
Nella sostanza, il PLI di De Luca e (sic!) Altissimo e il gruppetto di radicali "eretici" guidato da Della Vedova hanno ottenuto un nullo o scarso diritto di tribuna.
Gli accordi con Sandro Bondi erano diversi: al PLI due deputati (appunto, il redivivo Altissimo e l'ex sottosegretario De Luca: due di quelli che il PLI l'avevano ucciso portandolo dentro la partitocrazia); a RL quattro deputati (Della Vedova, Calderisi, Taradash e Palma).
Le cose sono andate diversamente e, di questi sei personaggi, solo Della Vedova ha l'elezione sicura. Calderisi è stato accolto nella lista di Forza Italia in una posizione tale per cui verrà eletto solo se la CdL vincerà le elezioni.
Degli altri nessuna traccia.

I più amareggiati sono logicamente quelli del PLI, che scrivono un comunicato stampa violentissimo e anche un po' ipocrita. Il comunicato è irrintracciabile dal sito ufficiale per cui lo linkiamo dal sito dei Liberali per l'Italia. Il tono è da tragedia e il contenuto è la rottura totale con la CdL: ecco l'ipocrisia. Siamo infatti certi che, se a De Luca e Altissimo fosse stato garantito ciò che era nei patti, ovvero il diritto di tribuna, il PLI oggi non definirebbe "antidemocratica e incostituzionale" la legge elettorale che obbliga i piccoli partiti a chiedere il diritto di tribuna!
Ed è anche un dato di fatto che la rottura con la CdL sia nata solo ed esclusivamente a causa del mancato diritto di tribuna, il che fa un po' sorridere visti i toni del comunicato che parla addirittura di "questione morale": ma quale questione morale, siamo seri! Erano in gioco due scranni alla Camera e Forza Italia ha capito che il PLI, forte forse di 40mila voti, non li meritava.
Un candidato del PLI, nonché responsabile per Torino di LPI, ben onosciuto in Tocque-Ville, ora si sbraccia. Parole sante, le sue, ma ammissioni tardive rispetto a ciò che pareva evidente: questo PLI non può rappresentare i liberali.

RL si consola con l'elezione sicura di Della Vedova e quella, possibile, di Calderisi, ma la delusione serpeggia anche tra i salmoni. Le lamentele riguardano anche la raccolta firme per le liste al senato, si scopre che Forza Italia aveva promesso anche quelle ma non ha mantenuto. Più eleganti, i Riformatori Liberali non arrivano a boicottare la CdL e il loro tono è semplicemente rassegnato. Ma anche per loro si tratta di una netta sconfitta.
Il diritto di tribuna parlamentare sarà a loro garantito (col minimo indispensabile: uno o forse due deputati), ma è altrove che i liberali avrebbero dovuto cercare la forza (intrinseca) per contare davvero.

La politica si fa nelle istituzioni, è chiaro. Ma quanta politica avrebbero potuto fare sei deputati (divisi in due partiti) e zero senatori? Certo, un inizio. Tiepido, debole, inutile quasi, ma sempre un inizio. Eppure, è proprio questa politica "istituzionale" ad avere stancato la gente. Il 90% degli italiani se ne frega di Della Vedova e di De Luca, e soprattutto se ne frega dei liberali. E non perché tutti siano liberali, il che è una colossale mistificazione.
In realtà serve che questo Paese abbia liberali onesti, veri e capaci di ridare valore a una corrente ideologica che, in Italia (e solo in Italia, si badi!), sembra al momento non avere futuro.
L'entusiasmo che aveva accompagnato la nascita di RL deve mutarsi e diventare entusiasmo nel difendere il liberalismo tout-court, da qui in avanti. Possibilmente con dirigenti diversi da chi il liberalismo l'ha ucciso portandolo dentro Tangentopoli.




permalink | inviato da il 8/3/2006 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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