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idee e riflessioni


Diario


16 febbraio 2007

Il terrorismo in Via Conservatorio



Per una visione diversa dalla mia, ma semplicemente perfetta, vedi il pezzo di Sasaki Fujica su Macchianera.

Non c'è da stupirsi che scienze politiche sia stata scelta come sede universitaria milanese per far proselitismo terrorista. Si va nel luogo in cui si studia la politica, è naturale. Al Poli avrebbero trovato, i passerottini poco più che ventenni, ambiente non tanto ostile quanto indifferente. In Via Conservatorio, invece, due piccioni (milanesissimi) con una fava: un esercito di 8mila iscritti di cui, diciamo, circa 3mila giovani e di sinistra radicale, anzitutto, e poi lo studio del prof. Ichino, giuslavorista, tessera CGIL dal 1969 ma negli ultimi tempi sinceramente incazzato col sindacato.

Il manifesto che vedete l'ho fotografato (col cellulare) all'angolo con Via Livorno, l'8 febbraio. Il linguaggio del testo è decisamente omnicomprensivo, nella migliore tradizione di una lotta proletaria (lo dicono loro, "profitti per i padroni") che attraversa lo spazio politico (la Tav, il Ponte, il Mose, ...) e quello geografico. Una unità di lotta e d'intenti da anni '70. Ma non siamo negli anni '70.

Degli 8mila iscritti a scienze politiche, la ragguardevole parte del 20% ha più di trent'anni e sicuramente è più proiettata a pagarsi il monolocale che a lottare a fianco dei proletari. I docenti, quasi tutti di sinistra (con netta prevalenza, è il caso di dirlo, dei Ds che preferiscono "Il Riformista" a "L'Unità", vedi Martinelli, Pasini, Segatti e tanti altri), sono tutti fermamente bipartizan come si conviene a un luogo di studiosi. E quando infarciscono le lezioni col pensiero staliniano (vedi una delle due cattedre di storia delle dottrine politiche) non tacciono di Mosca e Pareto.

E inoltre la moltiplicazione dei corsi di laurea dovuta al "3+2" ha attratto studenti politicamente moderati o indifferenti. Una volta il cortile di Via Conservatorio sembrava la sede staccata di un centro sociale occupato. Una volta. Adesso gli studenti leninisti, fuori dal portone, faticano ad ottenere due o tre agganci al giorno.

Hanno sbagliato destinazione, insomma. Avrebbero potuto far fruttare meglio le ore a studiare nella biblioteca di facoltà. Avrebbero potuto approfittarne per seguire qualche lezione di Antonella Besussi, filosofa radical che a duecento persone ogni anno insegna la netta distinzione tra il totalitarismo e la libertà. Oppure avrebbero potuto trarre giovamento dall'approccio pragmatico, anglosassone, delle politiche pubbliche che Gloria Regonini trasmette dall'alto della sua esperienza negli Stati Uniti, approccio che inevitabilmente fa pensare anche a un diverso modo di occuparsi di politica. O ancora avrebbero potuto nutrirsi dell'amore per la democrazia di cui a vario titolo, e per mezzo di vari docenti, inutile citarli tutti, trasudano i muri stessi dell'edificio. Che la si guardi dal punto di vista sociologico, giuridico o più strettamente di scelta politica, è la democrazia il vero padrone della facoltà di scienze politiche a Milano.

Certo, nella vicina e rivale Università Cattolica tutto questo, oggi, non succederebbe (ma nel '68 partì tutto da lì). Eppure la Statale non ha niente da invidiare alle mura più protette di Largo Gemelli. Anzi, il suo valore aggiunto è proprio quello: la parola democrazia.
Ed è un peccato che i due giovani (pare) fidanzati padovani non abbiano voluto approfittarne. Avrebbero imparato molto. Anche a sorridere di lotte anti-imperialiste in un mondo in cui, comunque la si veda, sono gli anti-imperialisti a dettare legge (nel senso drammaticamente letterale dell'espressione, dato che influenzano pesantemente il Governo Prodi).




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2 febbraio 2007

Coca

Il consumo "spaventoso" di cocaina spaventa Amato, ministro degli Interni, che non sa come fare per evitare che nella sola Napoli venga sequestrata una tonnellata di coca in un anno.
In effetti nel mondo occidentale pippano tutti. Al bar, in ufficio, in Parlamento, in discoteca, in auto col travestito, in auto senza il travestito, pure nei cessi dell'università prima di certi esami.

La coca sostituisce tutte le droghe legali che ti assicurano un po' di divertimento, dall'alcool al viagra, ti fa sentire potente. Probabile e da indagare se la droga sia un antidoto della società stessa.
Discorso difficile. E' però una realtà che negli anni '80, quelli del mini-boom, la facesse da padrona l'eroina, la droga dei maudites, di quelli che al benessere ostentato rispondevano 'fanculo, e preferivano le canzoni dei Cure a quelle dei Duran Duran, la ricerca di un po' di profondità rispetto ai gridolini pagati con sonori biglietti da un deca.

Adesso che i sistemi economico-sociali dell'Occidente stanno a malapena a galla, è la cocaina la droga più diffusa. Una droga che ti fa sentire forte, sicuro, saldo. Che ti fa credere di poter fare qualunque cosa. Sì, un antidoto.

Amato forse era sincero nel suo disappunto. Sperava che un appello apparentemente dettato da impotenza ("dovete esser voi a smettere, non più noi a controllare") facesse effetto sui nasi dei pippaioli di turno. Ma ho il sospetto che non sia servito.
Il segreto sta invece nel riconoscere che esistono dei limiti, nella vita, e che volerli superare senza le proprie forze significa auto-ingannarsi.
Ma finisce per essere un discorso educativo e anche un po' moralista.




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17 ottobre 2006

Il 66% degli insegnanti ha votato per l'Ulivo

Torno. Forse. Dopo un bel po' di silenzio, forse torno. A volte bisogna aspettare mesi per avere qualcosa di sensato da scrivere, a volte basta un guizzo istintivo una mattina d'autunno per incazzarsi. E così eccomi qua. Abbastanza incazzato.

Il 66% degli insegnanti ha votato per l'Ulivo. In realtà il dato è vecchio, risale alle elezioni del 2001, ma di sicuro non si sarà stravolto.

Ulivo. Quello che adesso è al governo. Quello che sta per attuare una "cura dimagrante" per la scuola, definizione di Kataweb (gruppo Repubblica-Espresso).
Vediamo in cosa consiste la cura dimagrante. Consiste in 50mila posti di lavoro in meno, di cui 42mila cattedre, in tre anni. Così suddivisi:

• 19mila cattedre e 7mila non docenti incrementando il numero di alunni per classe, in ogni ordine di scuola.
• 3.600 cattedre e 1.000 non docenti diminuendo del 10% il numero dei bocciati nel primo biennio della scuola superiore.
• 2.656 cattedre diminuendo da 40 a 36 le ore settimanali nel primo biennio degli istituti professionali.
• 12mila insegnanti elementari che attualmente insegnano solo inglese (da sostituire con gli insegnanti già in ruolo che non possono insegnare inglese oggi, da specializzare).
• 4.617 insegnanti pagati senza insegnare perché in sovrannumero, che saranno riconvertiti (non si capisce a cosa).

A ciò si aggiunge il programma di assunzione degli insegnanti ora non in ruolo. Il ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni, aveva appena promesso che sarebbero stati 150mila in tre anni. Padoa Schioppa gli getta in faccia l'acqua fredda (al collega e agli aspiranti docenti), prevedendo non più di 74mila immissioni in ruolo: meno della metà.

Il governo progetta quindi un taglio feroce e repentino nel mondo della scuola (altro che cura dimagrante), peraltro programmando perfino il numero dei bocciati. Mi chiedo come un insegnante possa ancora votare per l'Ulivo.




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26 giugno 2006

I verbali delle comunali

Il primo giorno dalle 9 alle 16:30, il secondo giorno dalle 11 alle 12:45. Luogo, l'ufficio elettorale del Comune di Milano.
Poco meno di nove ore per leggere 1253 verbali di altrettante sezioni elettorali. Il motivo principale di tutto questo sbattimento era verificare i voti (e le preferenze) di LPI, naturalmente senza pretesa di grandi sorprese rispetto ai dati ufficiali che, infatti, corrispondono a quelli dei verbali.

Ma durante la lettura è emersa l'esigenza di annotare le irregolarità nella compilazione di questi atti ufficiali, da parte di pubblici ufficiali. E ciò perché le irregolarità sono ben più numerose del previsto.

I verbali infatti vanno compilati per intero, secondo la legge. E un pubblico ufficiale che viola la legge rischia, in teoria, grosso. Noi sappiamo bene che non si tratta di un lavoro appassionante: due verbali diversi (di 140 e 60 pagine circa), ciascuno in due copie.
Ma sappiamo anche che presidente di seggio e scrutatori sono pagati a peso d'oro, e insomma, si tratta pur sempre del loro dovere.

Vediamo in dettaglio i risultati dell'osservazione, relativa ai riepiloghi di lista e ai riepiloghi dei sindaci. Ricordiamo che le sezioni sono 1253.

Verbali completamente in bianco: 6 (*).
Verbali in cui manca il riepilogo dei voti alle liste: 12.
Verbali in cui manca il riepilogo dei voti ai sindaci: 14.
Errori vari: 2.

(*) in un verbale è riportato un riepilogo di lista molto strano, sono infatti segnati 130 voti su 725 elettori.

Ad esse aggiungiamo le dieci sezioni in cui, nel riepilogo di voti alle liste, è segnato che LPI ha anche preferenze ai candidati al consiglio, ma poi queste preferenze mancano nella distinta per candidati: e probabilmente vi saranno altre sezioni che sono incorse in questa irregolarità per altre liste.

Possiamo concludere che 44 sezioni su 1253 hanno presentato verbali irregolari, ma forse ce ne sono anche di più. A me sembra un numero troppo grande.




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12 giugno 2006

Curiosità sui dati di Milano

Ci sono finalmente i dati ufficiali delle elezioni comunali di Milano: quelli usati dall'Ufficio Elettorale per la proclamazione degli eletti.
Diciamo subito che ci sono da verificare molti verbali (alcuni sarebbero completamente bianchi!) e quindi le preferenze ai candidati sono tutt'altro che ufficiali dal punto di vista morale.

Ma possiamo ugualmente curiosare qua e là per trovare le chicche.
Nella sezione elettorale di Dario Fo (1613), la lista del Nobel è al sesto posto (3,2%) anziché al decimo come globalmente. Ma il Nobel non brilla: solo 11 preferenze.
Nella sezione elettorale di Bruno Ferrante (93), le cose sono messe male per il candidato del centrosinistra. La sua lista civica è quinta (globalmente quarta) e la Lista civica della sua avversaria si piazza al secondo posto superando l'Ulivo.
Nella sezione di Letizia Moratti (69), invece, il contrario: seconda è la Lista Ferrante, dopo Forza Italia.
L'avversaria di famiglia, Milly Moratti, prende ben 15 voti "in casa" (sez. 73).




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4 giugno 2006

Milano cambierà volto?

Ci voleva un nuovo sindaco per parlare delle brutture di Milano, o meglio ci voleva l'intervento diretto di Vittorio Sgarbi, assessore "in pectore" all'arredo urbano.
I Liberali per l'Italia hanno costruito la loro comunicazione politico-elettorale sul "pisciatoio" dedicato a Pertini (Via Manzoni-Via Montenapoleone), sull'Arco della Pace bistrattato e su altre cose simili. Ora, il dibattito pare lanciatissimo.

Via all'Ago e Filo in Piazzale Cadorna, ad esempio. Quello costato una sassata di soldi, voluto dall'arch. Gae Aulenti per "firmare" una delle sue peggiori realizzazioni: la famosa era andata un giorno intero in piazza a osservarla, aveva concluso che la viabilità faceva schifo e aveva creato dal nulla un nuovo sistema, per il quale tra l'altro in cinquanta metri puoi essere costretto a cambiare tre corsie, a seconda di dove devi andare e da dove arrivi.

E poi la grande polemica sul Duomo di Milano: nel 2002 furono avviati i lavori (necessari) per restaurare la facciata, perché c'era il rischio che cadessero giù i pezzi. Finora si è fatto tutto senza il biglietto d'ingresso, ma adesso pare che non ce la si faccia più. Il restauro costa troppo e, per fortuna a elezioni politiche avvenute, De Corato (An, vicesindaco uscente) ha dichiarato che, se il Comune ha tolto i fondi alla "Veneranda Fabbrica del Duomo", è per colpa delle Finanziarie di Tremonti.
Lo storico d'arte Arturo Carlo Quintavalle annuncia sul Corriere d'aver cambiato idea: prima era contrario al biglietto d'ingresso, ora lo vede come unica soluzione, così come hanno fatto altrove per il Duomo di Firenze, quello di Pisa e, sottolinea Guido Venturini del Touring Club, per almeno 75 luoghi di culto in Italia (e, aggiungerei qui, per moltissime chiese in Europa).

Intanto si scopre che l'intenzione dell'Assoedilizia (9mila iscritti facoltosi) di devolvere il 5 per mille alla Veneranda Fabbrica non è praticabile perché questa non rientra tra i numerosi enti che hanno stretto accordo con lo Stato in tal senso.

Tutto questo dibattito mostra una città ben poco interessata ad autoproporsi come città culturale. Anche Leonardo è entrato direttamente nella tenzone. Che cosa si sa della Milano leonardesca, proprio nel momento in cui il Cenacolo fa il giro del mondo a mezzo film? Si sa che un suo cavallo è relegato dentro l'Ippodromo, in un luogo tra l'altro magnifico, un vero parco pieno di vegetali magnifici, ma che nessun milanese frequenta se non è appassionato d'ippica.
Per non dire del dibattito relativo alle piazze. A parte Piazza Maggi, dove termina (o inizia, a seconda dei punti di vista) l'Autostrada per Genova, che qui noi difendiamo perché sì, è un vero svincolo autostradale ormai, ma ce n'era assoluto bisogno, a parte questa, sembra che ci si curi quasi esclusivamente di Piazza del Duomo.
Altri luoghi, sia in centro sia in periferia, vengono considerati più che altro come centri di fermata tra una capsula di città e l'altra, anziché come parte integrata di un percorso che unisca i luoghi (e i tempi) e non li divida.

Il fatto che il dibattito sia stato lanciato successivamente all'uscita di scena di Albertini la dice lunga su come il potere politico possa determinare il dibattito sulla città: e se le elezioni hanno dato continuità politica, ci si augura che la discontinuità culturale si evidenzi al più presto, e fortissima.




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3 giugno 2006

Milano: migliorare l'offerta dei beni culturali

A Milano è tutto chiuso. Letizia Moratti ha vinto, probabilmente riconfermeranno il discreto Stefano Zecchi all'assessorato alla cultura (nonostante i pochi voti di preferenza) e daranno a Vittorio Sgarbi la delega dell'arredo urbano.
Ma il discorso culturale non si esaurisce a due nomi. E così vorrei proporre a tutti voi un confronto per parlare di quello che io chiamo "management dei beni culturali", e che di solito fa saltare dalla sedia tutti gli amici laureati in lettere, storia dell'arte, beni culturali et similia.
Purtroppo per questi miei amici, il turismo a Milano diventerà sempre più importante per lo sviluppo della città, quindi ciò che la nostra città possiede va valorizzato al massimo, avendo come faro il "cliente-turista" a cui poter e dover offrire un prodotto di alta qualità non solo in sé e per sé ma soprattutto per il servizio.
Propongo quindi un confronto tra l'Opera di Vienna e la Scala di Milano. Due grandi teatro visitati ogni anno da centinaia di migliaia di persone, che talvolta vengono in Europa quasi apposta per loro. Il confronto, lo dico subito, vedrà molto sfavorita la Scala. Com'era del resto da aspettarsi.

SITO INTERNET
Vienna: tre lingue (tedesco, inglese, giapponese)
Milano: due lingue (italiano, inglese)

INFO ONLINE SULLE VISITE
Vienna: prezzi, orari, informazioni sui tour guidati
Milano: prezzi

TIPO DI VISITE
Vienna: tour guidato di circa 40 minuti, possibilità di aggiungere uno o due musei (museo dell'Opera e/o museo della musica austriaca)
Milano: tour individuale che comprende il museo, in media venti minuti

PREZZI
Vienna: 6.50 euro (teatro e museo dell'Opera), 5 euro (solo teatro), 8 euro (teatro ed entrambi i musei) [tutte visite guidate]
Milano: 5 euro (teatro e museo) [visita solo individuale]

PREZZI PER STUDENTI
Vienna: 3.50 euro, 2 euro, 5 euro rispettivamente
Milano: 4 euro

LINGUE DELLE VISITE GUIDATE
Vienna: tedesco, inglese, francese, italiano, spagnolo, russo e giapponese
Milano: non sono previste visite guidate

VISITA DEL TEATRO
Vienna: seduti in platea mentre la guida spiega; possibilità di visitare il palcoscenico
Milano: si guarda il teatro da un palco, individualmente

POSSIBILITA' DI FOTOGRAFARE
Vienna: ovunque (teatro compreso)
Milano: solo nel salone-atrio del teatro (con due lampadari e qualche busto).




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31 maggio 2006

Brogli a Milano? (2)

i dati che la sezione 614 ha comunicato in Comune sono diversi da quelli che il Comune ha comunicato in seguito.
Questa notizia farebbe cadere il discorso-brogli alla foce (l'ufficio elettorale del Comune) e non alla fonte (le singole sezioni).

Fortissimi dubbi anche per le seguenti sezioni:
438 (Zona 7);
1333 (Zona 6);
800 (Zona 2);
1244 (Zona 2).

Per ora si ha la certezza che si tratti di preferenze mancanti, ma se fossero anche voti di lista mancanti?




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31 maggio 2006

Brogli a Milano?

A Milano i primi risultati ufficiali affluivano alle ore 20 di lunedì, esattamente cinque ore dopo la chiusura dei seggi.
Nelle altre grandi città era già tutto deciso: Torino, Roma, Napoli. L'Unione aveva stravinto e lo si sapeva.

Ferrante e la Moratti avevano dato appuntamento alle ore 17 (due ore dopo la chiusura dei seggi) per le prime valutazioni ma, data la situazione, tutto è rimasto fermo fino a tarda sera. Letizia Moratti, all'una di notte, è tornata a casa senza dire nulla.

A Palazzo Marino, mentre nei tabelloni scorrevano i risultati e le preferenze individuali, nessuno dei militanti e candidati si sbilanciava. Curiosa la presenza di figli (non candidati) di esponenti politici di rilievo, evidentemente dotati di un qualche accredito stampa, ma niente di più.
La sala, popolata prevalentemente da candidati di centro-destra, era tranquilla, l'esito era dato per scontato e le percentuali della Moratti (51,1... 51,0... 50,9) non intimorivano: ed effettivamente era probabile che la parziale discesa fosse dovuta all'arrivo delle schede della Zona 9, Garibaldi-Niguarda, roccaforte di sinistra.

Il mattino dopo, allo sguardo delle preferenze definitive dal sito del Comune, le prime sorprese. Si sa che il voto di preferenza è aleatorio fino all'ultimo e che non ci si può fidare nemmeno del proprio consorte, ma in alcuni casi, diciamolo, la mano sul fuoco possiamo anche metterla. E peraltro, avendo esperienza di seggio, sono abbastanza convinto che ai seggi non si possa barare più di tanto.
Mi è sempre stato raccontato di quando ci si infilava una punta di lapis nell'unghia per tracciare un segnaccio senz'esser notati, e annullare così una scheda "nemica", ma all'atto pratico è molto difficile fare questo tipo di operazioni.

Però è un dato di fatto che a queste elezioni comunali milanesi ci fosse un forte interesse trasversale alla polarizzazione del voto.
Il risultato è chiarissimo. Nonostante otto candidati esterni, appoggiati da una dozzina di liste in tutto, le comunali sono andate esattamente come le politiche di aprile: il 99% dei voti validi è stato diviso tra destra e sinistra.

I politologi possono ora dire che la trasformazione della politica italiana in un sistema bipolare è perfettamente compiuta, ma i militanti di quella dozzina di liste "terze" non ne sono molto convinti.

Parliamoci chiarissimo: all'appello mancano decine e decine di preferenze individuali. E la cosa preoccupante è che non si potrà più scoprire facilmente la verità: le schede possono essere ora toccate solo da un giudice, ma chi mai sosterrà il costo di un ricorso alla magistratura per farsi riconoscere, poniamo, 22 preferenze anziché 20?

La denuncia di Marco Marsili (capolista dei Socialisti-Liberaldemocratici, poco più di 500 voti totali alla lista) è in questo senso destinata a cadere nel vuoto.
Ma la realtà, purtroppo, gli dà ragione.

Si dirà che esistono i rappresentanti di lista e che comunque la composizione dei seggi è statisticamente variegata. Appunto. Ma i rappresentanti di lista rappresentano forse la regolarità dello scrutinio? No, sono di parte ed è logico che lo siano. E quanto agli scrutatori, ci riesce difficile credere che in 1253 sezioni su 1253 vi fossero scrutatori "terzi".
A chi interessa la regolarità dei voti ai Socialisti-Liberaldemocratici, o ai Liberali per l'Italia, o a Vivere Milano? Non certo ai sostenitori di Ferrante o della Moratti, che invece sono ben più interessati a polarizzare il voto il più possibile.

Presidenti di seggio, scrutatori, rappresentanti di lista sono investiti di una funzione pubblica e sono pubblici ufficiali, ma questo non impedisce loro di commettere reati. La regolarità del voto è stata gravemente inficiata. Noi ne siamo assolutamente certi. Forse non andremo al di là della denuncia mediatica, ma moralmente ci vergognamo di appartenere allo stesso Paese di questi pubblici ufficiali a metà.
Non avremo mai le prove, ma nella vita a volte bastano le sensazioni. E quelle che stiamo provando oggi ci fanno davvero schifo.




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30 maggio 2006

Le ultime parole famose di Bobo Craxi

MILANO: BOBO CRAXI, COSTRINGEREMO MORATTI A BALLOTTAGGIO

Roma, 25 mag . - (Adnkronos) - ''A Milano ci sara' una 'maxi sorpresa' politica, poiche' la lista de 'i Socialisti liberaldemocratici' che appoggia il candidato alla carica di sindaco Ambrogio Crespi, esponente che si e' distinto per la sua 'maxi-multa' consegnata ad Albertini, costringera' al ballottaggio la signora Moratti''.


Questo il comunicato del sottosegretario agli Esteri, Bobo Craxi, tre giorni prima del voto.
Il risultato? Ambrogio Crespi è il sesto candidato sindaco su dieci. La lista "Socialisti liberaldemocratici" ha preso 514 voti (0,08%) ed è 29° su 34.
La lista "No ICI" che sosteneva il Crespi ha preso 339 voti (0,06%) ed è 32° su 34.

Perché qualcuno non perde mai l'occasione di tacere?




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30 maggio 2006

Comunali di Milano: elezioni polarizzate

Le elezioni comunali di Milano, politiche che più politiche non si può (ed è un male), hanno segnato una polarizzazione assoluta. Gli altri otto candidati hann preso, insieme, l'1% dei voti.
Sappiamo che Letizia Moratti è il nuovo sindaco, che Silvio Berlusconi è stato stra-votato (la Maiolo seconda in Forza Italia: il nuovo vicesindaco?), sappiamo che Ferrante ha vinto solo in zona 9 (la più rossa), ma di pochissimo.

Tutte le considerazioni politiche su queste elezioni milanesi le lascio a chi ha voluto o ha creduto che fossero elezioni di stampo politico. Io non concordo con questa visione. La centralità del futuro di crescita di Milano è andata a farsi benedire in ragione di una lotta incentrata sulla figura dell'ex ministro e dell'ex premier che, insieme, come da vignetta di Forattini, hanno tentato un volo su piazza del Duomo, senza la scopa di "Miracolo a Milano" (il film di De Sica), ma con la stessa idea di fondo: una fuga verso l'alto, per scappare dalla sconfitta di aprile alle legislative.

La vignetta di Forattini, involontariamente, coglie anche un aspetto direi drammatico di queste elezioni poco amministrative e molto politiche: se Berlusconi e la Moratti scappano da Milano, imitando i senzatetto del film del 1950, stanno scappando anche dai problemi reali della città. Hanno capitalizzato il loro successo meneghino esponendosi in prima persona e tentando una sorta di rivincita, laddove potevano (mentre a Torino, a Roma, a Napoli è stata la disfatta), ma sono fuggiti dalle contraddizioni, dal rilancio della "capitale morale" che vive una fase di transizione non dissimile da quella di tante grandi città del mondo occidentale, che deve trovare una sua identità post-moderna ora che le fabbriche non sono più i punti nevralgici attorno a cui la città è cresciuta.

La miopia elettorale porterà poi Dario Fo in consiglio comunale, escludendo (probabilmente) un Basilio Rizzo che meritava la rielezione nonostante il suo passato in Autonomia Operaia, perché Rizzo ha fatto tanto per le periferie.
La miopia elettorale farà tornare le professoresse Zajczyk e Treu nelle loro università (la Bicocca e il Politecnico), così il consiglio comunale non avrà due grandi esperte di urbanistica e di rapporti sociali urbani.
La miopia elettorale ha fatto perdere la faccia all'associazione Esterni, ma i "46 sindaci" torneranno alle loro attività e sorprenderanno ancora Milano.

Quanto ai Liberali per l'Italia, 800 voti tondi tondi, venticinquesima lista su trentaquattro. La soddisfazione di avere superato De Michelis in centro, di avere superato Marsili praticamente ovunque, di avere fatto fare una figuraccia al PLI di Giampaolo Berni (che porta a casa le briciole dentro la Lista Moratti), ma nient'altro.
E' una grave sconfitta dell'idea di ricostituire un soggetto liberale. E se non ci siamo riusciti a Milano, è certamente perché nessuno voleva sentir parlare di programmi, ma anche perché l'ombra di Berlusconi (incarnata in Letizia Moratti) e l'ombra di Prodi (incarnata in Bruno Ferrante) hanno coperto tutto il resto, senza ovviamente nulla togliere allo spessore dei due principali sfidanti.

Prova ne sia che "Giovani per Milano", la lista civica in appoggio alla Moratti con età media di 27 anni, nata in fretta e furia, ha preso più voti delle varie Vivere Milano e La Tua Milano (che avevano avuto appoggi altolocati: Vivere Milano è nata con una lettera al Corriere).

I partiti di sinistra sono andati malissimo: la Lista Ferrante, quarto partito della città, supera perfino An in alcune zone. E prende voti da Ds e Margherita ma non intercetta nessun moderato. La lista di Dario Fo, invece, con un rispettabilissimo 3% (il Nobel sicuramente dentro, Rizzo forse escluso), cannibalizza i voti di Rifondazione ma supera Comunisti Italiani, Di Pietro e Rosa nel Pugno (che sicuramente non avrà consiglieri).
Mastella fa una figuraccia ma a Milano si poteva prevedere.

I partiti di centrodestra, a parte Forza Italia, hanno perso a favore della Lista Moratti, che con il 5% toglie voti a An e Udc. Adesso sarà estremamente difficile per Riccardo De Corato fare il vicesindaco. Più probabile che sia Tiziana Maiolo a ricoprire questo ruolo, anche per risarcirla della mancata candidatura in parlamento. E così Milano potrebbe avere un tandem tutto femminile alla guida della giunta.

Da oggi, però, basta con la politicizzazione di Milano: questa città ha bisogno di voltare pagina, altro che continuità. Abbiamo da ricostruire il quartiere della Fiera storica, abbiamo da recuperare l'identità di capitale della creatività, abbiamo da risolvere il problema dei riscaldamenti delle abitazioni per diminuire l'inquinamento in vista del prossimo inverno, abbiamo da ricostruire l'immagine culturale e turisitca, abbiamo da creare posti di lavoro flessibili finché si vuole ma non precari.

Ieri sera, mentre mi recavo a Palazzo Marino per seguire i risultati, ho attraversato Piazza del Duomo sotto il diluvio. Il cielo era grigio-blu, uno splendore raro. La facciata del Duomo viene a mano a mano scoperta, e luccica di marmo bianchissimo, sembra quasi neve. Adesso è tempo che Milano si riscopra bella e grande.




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26 maggio 2006

Chi votare alle comunali di Milano

Oggi voglio essere irrituale. Ormai tutti coloro che mi leggono sanno che sono candidato al consiglio comunale per i Liberali per l'Italia.
Ma oggi voglio chiudere (prima del silenzio di sabato) le riflessioni elettorali spluciando le liste altrui al fine di individuare altri candidati a mio parere meritevoli di fiducia.
Non crederei nella politica se non facessi una cosa del genere.

Lista Ulivo (Ds e Margherita)

Francesca Zajczyk detta Zaicic
Sociologa urbana dell'Università della Bicocca, in quanto tale conosce perfettamente i problemi delle città contemporanee e li ha studiati seriamente. Merita un successo personale perché molto importante potrebbe essere il suo apporto nel processo di trasformazione di Milano.
E' la "candidata che avrei voluto nella mia lista".
Il suo sito.

Rosa nel Pugno

Pasquale Cioffi
Presidente uscente della Zona 7 per Forza Italia, ha fatto tanto. Ha ampliato parchi, ha ridisegnato piazze e strade in modo da dar loro un aspetto umano. Ha contribuito alla realizzazione del Contratto di Quartiere San Siro.
Il suo sito.

Lorenzo Lipparini
L'ho conosciuto anni fa, non potevo non citarlo. E' segretario dei Radicali milanesi e consigliere di facoltà a Scienze Politiche. E' uno che fa politica per passione e per idealismo.
Il suo sito.

Lista civica Letizia Moratti

Gisella Borioli
Famosissima giornalista di moda, fondatrice del "Superstudio" e animatrice della "Zona Tortona", il quartiere pulsante attorno a Via Tortona. Chiede più attenzione alla Milano creativa, artistica, culturale e turistica. Il nostro stesso programma.

Walter Cherubini
Presidente del Coordinamento Milano Ovest e della Consulta delle Periferie, ha fatto il consigliere di zona per tanti anni. Nel 2001 ha mancato di un soffio l'elezione in consiglio comunale. E' molto attivo nell'ambito dello studio delle periferie e del loro miglioramento. In questo senso è una voce autorevole.

Stefano Zecchi
Insegna estetica, è assessore uscente alla cultura. Un nome indipendente di garanzia per una politica culturale ai massimi livelli.

Questa è una città

Non indico nomi, anche perché loro preferiscono presentarsi come "46 sindaci". Sono quasi tutti giovani e hanno fondato una lista che è l'emanazione diretta dell'associazione Esterni, il che significa essere ideatori di manifestazioni ad altissimo livello, tra cui il Milano Film Festival.
Hanno un programma interessante, simile al "tutta un'altra città" dei Liberali per l'Italia in quanto all'impostazione e alla mentalità. Non sono personalmente convintissimo della loro idea di città come comunità, che a mio parere è una contraddizione, ma per il resto i loro sogni sono i nostri sogni: vedere Milano tornare grande e competitiva nei settori creativi e culturali, vederla pulsare di vita di giorno e di notte.

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25 maggio 2006

A Torino le liste proliferano

Io credevo che a Milano avessimo dato il meglio (del peggio), ma credo che a Torino ci abbiano "battuti" alla grande.
Stamattina cercavo notizie di "Mucchio Selvaggio", la lista che in teoria doveva essere appoggiata dall'UpL, e mi sono imbattuto nell'elenco ufficiale delle liste.
Mucchio Selvaggio non c'è, ma le liste sono 37, cioè tre in più che a Milano.

Ve le elenco, suddivise per candidato sindaco così la lettura è più agevole.

Sergio Chiamparino:
L'Ulivo, Repubblicani Europei, Verdi, Socialisti Riformisti, Rifondazione, Udeur, Moderati, Comunisti Italiani, Rosa nel Pugno, Italia dei Valori.

Rocco Buttiglione:
Forza Italia, Nuovo Psi, Udc, Dc, Lega Nord, An, Sì Tav, Unione Pensionati.

Ezio Susella:
Stella e Corona.

Carlo Gariglio:
Movimento Censurato e Libertà (chiaro riferimento a "Fascismo e Libertà", ndr).

Paola Balestra:
Partito Umanista.

Nicola Cassano:
La tua Torino.

Lorenzo Varaldo:
No U.E.

Denis Martucci:
Fiamma Tricolore, No Euro, Lista Franco Buttiglione, Pensionati e Invalidi, Immigrati basta, Forza Toro.

Alessandro Lupi:
Sì ad un futuro senza caccia, Noi Meridionali, Lista delle donne per le quote rosa, Veri ambientalisti, Lista granata per il Filadelfia, Torino 2006, Uniti per il Centrosinistra, Uniti per la pace.

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Le considerazioni? Lupi presenta otto liste, il che significa più di ottomila firme raccolte e autenticate in pochi mesi. Da chi le ha prese? Riuscirà a ottenere altrettanti voti?

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22 maggio 2006

Il Governo Prodi deve già subire un mini-rimpasto

Hanno appena giurato. E già c'è un mini-rimpasto all'orizzonte. E' dalla vicenda di chi si occuperà della Legge Finanziaria che si vede tutta la pochezza della compagnia di governo del professor Prodi.
Se la ricostruzione de "La Stampa" (un quotidiano non certo nemico del centro-sinistra) è corretta, Prodi e Padoa Schioppa si sono accorti di non avere neanche un sottosegretario "esperto di Finanziaria" e devono correre ai ripari in un modo o nell'altro.
Ma soprattutto i lettori si rendono conto di com'è stato fatto il Governo: manuale Cencelli alla riscossa.
Viceministri e sottosegretari all'Economia rispondono infatti alle alchimie d'alleanza: un diessino di maggioranza (Visco), un amico di Prodi (Tononi), un no-global (Cento), un "ciampista" (Pinza).
Prodi alle strette ha chiesto a Enrico Morando, migliorista Ds e relatore di minoranza sulla Finanziaria durante gli anni di Berlusconi, di affiancare gli altri già nominati al ministero, ma l'orgoglioso "no" del piemontese è secco. Motivo? Dopo Napolitano alla presidenza della Repubblica, i Ds hanno scelto di non inserire nessun migliorista al governo: e adesso fatti loro.

Sicuramente è uno stallo di poco conto. Nel giro di qualche giorno una soluzione verrà trovata. Ma è curioso che questa compagine così attenta a declamare il rispetto della Costituzione non abbia pensato in anticipo a chi affidare la Finanziaria, cioè l'unica legge "obbligatoria" in quanto dalla Costituzione espressamente prevista.

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21 maggio 2006

I liberali demagoghi e quelli veri

Mi spiace dirlo ma Marco Marsili si è smascherato da solo in questi giorni.
Marsili è il segretario "nazionale" della Federazione dei Liberaldemocratici, già candidato nel 2004 assieme a Ombretta Colli (CdL) e poi nel 2005 da solo alle regionali e nel 2006 alleato di Di Pietro (Unione) alle politiche e, adesso, cioè due mesi dopo, di nuovo da solo per le comunali milanesi. Da solo per modo di dire: ha creato il clone della Rosa nel Pugno con un accordo con Bobo Craxi.

In che senso si è smascherato? Nel senso che, a una settimana dalle elezioni, sta giocando una carta a mio avviso pericolosamente demagogica e ben poco liberale. Il comunicato stampa parla chiaro:

1. Moratoria sulle multe per divieto di sosta (di sei mesi);
2. Sanatoria sulle multe ancora da pagare (ci si libera pagando il 30%);
3. Nel frattempo (in sei mesi!) creare il piano trasporti e parcheggi.

Nei volantini la compagnia ci va giù ancora più duramente:
"No alle strisce gialle e blu, no alla rimozione selvaggia, no all'impiego degli ausiliari. BASTA MULTE".

Ma come sarebbe a dire "basta multe"? Questi liberalsocialisti credono davvero che sia sufficiente dire basta multe, no alle strisce, no alla rimozione, per avere qualche voto in più?
Una città come Milano, il cui problema principale è proprio la triade viabilità-traffico-parcheggi, non può restare sei mesi senza multe per divieto di sosta. Sarebbe un casino allucinante!

Il problema non è una multa in più o in meno. Il problema è dare i mezzi pubblici a chi va alle Colonne di S. Lorenzo alla sera. E' favorire il nascere di altre zone del tempo libero fuori dal centro. E' anche, certo, dare ordine ai Vigili Urbani di essere flessibili in alcuni casi. Ma esclamare "basta multe" è da demagogia pura.

Il volantino peraltro si contraddice. Prosegue infatti così: "La sosta deve essere regolata dalle disposizioni dei consigli di zona e NON dal comune".
Il che significa, come capirebbe anche un bambino, più strisce gialle e blu, più rimozione selvaggia e possibilmente più ausiliari della sosta. Ogni consiglio di zona, infatti, sarebbe pressato dal "Not In My Backyard" (NIMB) rovesciato, ovvero dalle pressioni dei residenti per avere parcheggi quasi interamente riservati a loro.

Pensate a cosa succederebbe nel centro storico, il cui consiglio di zona è eletto da una netta minoranza rispetto a chi il centro storico lo vive effettivamente. Pensateci.

E poi non votate per i demagoghi. Ma per i liberali veri.

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14 maggio 2006

La felicità di Prodi

Tutti ricordano l'appello agli italiani che Romano Prodi pronunciò al termine del primo confronto televisivo con Silvio Berlusconi: si concludeva con la promessa della felicità.
Naturalmente la sua. Come fa notare Marco Taradash, l'anagramma del nuovo presidente della Repubblica è: "gran gioia. Il topo no". Non Giuliano Amato, insomma, ma la "nostra" gioia.
Di felicità in felicità, un due tre, le alte cariche dello Stato sono assegnate.
Adesso il governo.
Poi il resto della felicità.

«Pur essendo tutti miserabili, ci crederemo tutti felici, perché il governo ci dirà che lo siamo».
(Bertrand Russel, "Impatto della scienza nella società", p. 66)

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13 maggio 2006

Irlanda del Nord: il nuovo autogoverno si insedia domani

L'Irlanda del Nord avrà domani, di nuovo, la sua Assemblea. I deputati si riuniranno nella residenza di Stormont, dopo anni di sospensione, soprattutto grazie alla rinuncia alla lotta armata prima da parte dell'IRA e poi da parte di alcuni gruppi protestanti, quali l'UDA.

Il momento è drammatico perché pochi giorni fa è stato ucciso, a Ballymena, un quindicenne cattolico che era tutto tranne che una testa calda, poiché aveva numerosi amici protestanti.
L'aggressione è stata fortemente condannata da tutti, ha fatto risalto  la sua brutalità: rincorso da quattro o cinque persone e ammazzato a colpi di mazza da baseball.

Il rev. Ian Paisley, unionista estremista, leader del primo partito nord-irlandese, il Dup, deputato proprio nel collegio di Ballymena (North Antrim), è stato il primo a telefonare alla famiglia del quindicenne e forse parteciperà oggi al funerale.
Questo è un segnale di distensione, pur nella fermezza politica del Dup.

Dall'altra parte, il movimento nazionalista si è reso conto che più di così non può ottenere. Il Sinn Fein (divenuto da anni il punto di riferimento politico dei cattolici) è stato eccellente nella sua strategia di convincimento presso l'IRA affinché deponesse le armi e le consegnasse, e domani s'appresta a votare proprio Ian Paisley (il nemico storico dei cattolici) come primo ministro a Stormont, chiedendo in cambio il vice-premierato per McGuinness, esponente di primo piano dell'IRA nei caldi anni '70 a Derry.

Paisley è noto per avere sempre fatto muro contro muro sul dialogo con il Sinn Fein e fu anzi, negli anni '90, lui a far fallire ogni trattativa trilaterale (tra i partiti nord-irlandesi, il governo di Londra e quello di Dublino) proprio per la compresenza del partito indipendentista nel futuro auto-governo delle sei Contee.
Ora i suoi toni sono nettamente più morbidi: l'80enne leader unionista chiede, semplicemente, che il Sinn Fein supporti totalmente le Forze dell'Ordine.

In passato esisteva la Royal Ulster Constabulary, una famigerata colonna della polizia intenta in astratto a riportare la pace nelle sei Contee, in concreto a imporla ai cattolici, con azioni a volte non esattamente imparziali.
La RUC è sciolta dal 2002, diversi esponenti unionisti hanno ammesso che era una polizia di parte. Quindi la condizione perché il Sinn Fein dichiari un generico appoggio alle Forze dell'Ordine esiste.

Salvo sorprese, domani a Stormont Ian Paisley sarà nominato nuovo premier dell'Irlanda del Nord con i voti del Sinn Fein e, a questo punto, anche degli altri partiti (il cattolico partito socialdemocratico e il protestante partito unionista dell'Ulster).

La politica del nuovo autogoverno sarà però tutt'altro che facile. Alla domanda se si rende conto che molti cattolici storcono il naso a saperlo premier, Ian Paisley risponde (sull'Irish Times di stamani): «Non sarei l'unionista che sono, se non storcessero il naso!».

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10 maggio 2006

Sinistra allo sbando a Milano

Non sanno più come recuperare i voti persi. Mancuso (Ds), a "Prima Serata" su Telelombardia, continuava a interrompere il candidato a sindaco di "Questa è una città", lista civica nata dall'Associazione Esterni.
Alberto Beniamino Saibene, il candidato in questione, stava spiegando perché la sua è una lista di "46 sindaci" e il disturbatore d'occasione gli ha dato dell'imbroglione in quanto, ufficialmente, legalmente, il candidato a sindaco è uno solo, quello che gli elettori troveranno sulla scheda.

Questioni puramente burocratiche (non deve infatti sfuggire che i "46 sindaci" sono una mera provocazione) che hanno tenuto banco per almeno dieci minuti.
Con sana pubblicità per una lista civica che nelle sue impostazioni programmatiche è più a sinistra che a destra.
Questo la dice lunga, anche, sull'incapacità per la televisione locale di generare dibattiti civili e intriganti per il pubblico, ma siamo su un piano diverso.
La difficoltà che la sinistra incontra a Milano è, del resto, la stessa che ha incontrato per le elezioni politiche: dispersione dei voti, nulla coesione tra gli alleati, programmi diversi. Con il peggiorativo che qui, per loro, si tratta di recuperare consenso, perché adesso come adesso stanno sotto.

Intanto a Roma occupano le cariche dello Stato, due Pci e un sindacalista.
E il centrodestra risponde con 300 schede bianche. Se questa non è una resa...

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9 maggio 2006

Il linguaggio di Fassino

FASSINO: LA CDL CONVERGA SU NAPOLITANO
''Spero che il centrodestra riesca a risolvere le proprie divisioni interne e psosa decidere quello che e' ragionevole cio' di unire i suoi voti a quelli del centrosinistra per fare presidente Giorgio Napolitano, una figura di alto profilo politico istituzionale per cui non c'e' una buona ragione di buon senso che spieghi perche' non si dovrebbe votare Giorgio Napolitano presidente della Repubblica, speriamo che queste buone ragioni prevalgono''.

(Ansa)

Abbastanza curioso questo ragionamento. Personalmente credo che Napolitano sia effettivamente "una figura di alto profilo politico istituzionale"; ma il linguaggio poco politico e piuttosto minaccioso di Piero Fassino è - a mio avviso - preoccupante.

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8 maggio 2006

Tutta un'altra città: inizia la campagna dei Liberali per l'Italia a Milano

I Liberali per l'Italia si presentano.
L'appuntamento è per stasera alle 18, a Milano, al Circolo della Stampa (C.so Venenzia 16).
Gabriele Pagliuzzi, candidato sindaco, concluderà il convegno.
Chiunque è invitato, da Milano e da fuori.

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3 maggio 2006

Al consiglio comunale

Mi candido al consiglio comunale di Milano, per la lista "Destra Liberale - Liberali per l'Italia".

La mia pagina su Rete Civica di Milano è
qui, mentre il blog specifico non è stato ancora attivato
.

Naturalmente continuerò a scrivere su questo blog. A presto!




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1 maggio 2006

La morte del PLI a Milano

Il 10 febbraio a Milano fu presentata la lista "Liberali, Repubblicani, Riformatori Liberali". Deus ex machina principale, il segretario cittadino del PRI, De Angelis. Un battesimo con la partecipazione della Moratti, un'analisi socio-politica sull'elettorato laico di Milano, 29 pagine di programma in parte copiato da quello di LPI.

Li avevamo chiamati "gli strateghi dello 0,6%", questi alto-borghesi col fazzoletto bianco nella giacca che, ancora minorenni, sono già incravattati per il Rotaract.
Adesso che le liste sono state depositate in comune, non c'è più traccia di questa lista, nata negli augusti locali della Fondazione De Ponti (che fu senatore Dc), morta evidentemente sul nascere.
L'avvocato Gianpaolo Berni, ex FI ora PLI, in compenso è piazzato in alto (per l'ordine alfabetico) nella Lista Civica Letizia Moratti: un posto assicurato in consiglio comunale? No, dovrà sudarselo.
Per ora, infatti, non abbiamo a disposizione i curriculum e le liste complete, ma almeno un repubblicano dovremmo trovarlo in giro, magari dentro Forza Italia; stessa cosa per un riformatore liberale.
Quindi la lista unitaria laica s'è già spaccata, con buona pace per l'analisi socio-politica e le sfavillanti parol del trio De Angelis - Morandi - Della Vedova.

Entrare nella Lista Moratti non è stato, per Berni, un grande successo, per almeno tre ragioni. La prima, banale, è che la sua elezione non è scontata e i voti dovrà sudarseli: anche ammettendo che riesca a prenderne tremila, non si può quantificare il successo della sua lista.
La seconda è che entrare in quella lista dalla sua posizione non era difficile: giovane e preparato, conta su un'esperienza politica più che decennale ed è il minimo che la Moratti potesse fare per chi le organizza una passerella di quattrocento persone, quella appunto del 10 febbraio.
La terza ragione, politica, è che il PLI è scomparso a Milano, dissolto nella lista civica della Moratti, confuso tra personalità ben poco politiche e molto più note.

La dissoluzione milanese del PLI è ancora più evidente considerando che altre due liste si richiamano al liberalismo e sono, invece, presenti nella competizione: i Liberaldemocratici-socialisti di Marsili (ahimé, col simbolo rosso: più socialisti che liberali, insomma) e soprattutto LPI di Gabriele Pagliuzzi, coraggioso e unico avamposto autenticamente liberale in città.




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30 aprile 2006

Quaranta liste

Sono una quarantina le liste per le elezioni comunali. Nonostante siano necessarie dalle 1000 alle 1500 firme, evidentemente molti non hanno difficoltà a raccoglierle, sicché il lenzuolo elettorale sarà decisamente variopinto.

La CdL, che candida Letizia Moratti, è una coalizione di tredici partiti molto variegata: oltre ai classici, ci sono i nazionalpopolari di Sos Italia (ricordate Maurizio Scelli?), i fascisti della Fiamma e di Azione Sociale, i socialisti e i democristiani.
Nella coalizione anche due liste di pensionati.
Fiore all'occhiello le due liste civiche volute dalla signora Moratti: la lista adulta (piena di nomi eccellenti) e la lista giovane (età media sotto i trent'anni, guidata da un cristiano evangelico).

L'Unione risponde con Bruno Ferrante e undici partiti. Oltre ai classici partiti di sinistra, la lista civica del candidato a sindaco, quella di Dario Fo (e di Basilio Rizzo, stakanovista del consiglio comunale), pensionati e consumatori.

Presenti gli Umanisti, come sempre a Milano (contano un consigliere di zona uscente). Candidano Valerio Colombo e propongono in primis una città multietnica, parlano di diritto alla casa (senza però arrivare a proporre l'esproprio delle case sfitte) e di redistribuzione del reddito tramite il Comune.

Gabriele Pagliuzzi è l'altro candidato spesso presente negli ultimi appuntamenti elettorali. Il suo partito (Liberali per l'Italia) si è alleato per l'occasione con Europa Federale. Il programma dei Liberali per l'Italia è attento alle nuove emergenze (la spirale di solitudine degli anziani, ad esempio) senza cadere nell'assistenzialismo pubblico. Ma nel documento si parla anche di viabilità, riconversione degli impianti di riscaldamento, attenzione alla ricerca universitaria, ai giovani e all'arte, e soprattutto del rilancio del turismo a Milano.

I Carc, il cui fondatore Giuseppe Maj è in clandestinità in Francia, candidano Pietro Vangeli, il loro segretario nazionale, per la Lista Comunista. Il programma è focalizzato sui diritti degli operai e degli immigrati, nella visione della lotta di classe e con l'obiettivo di una società socialista.

Marco Marsili stavolta non ci riprova in prima persona. L'ondivago giovane marito di Viola Valentino, ex Verdi, poi fondatore di Milano Città Metropolitana (con la Colli, all'ultimo momento, alle provinciali 2004, quindi CdL), poi fondatore dei Liberaldemocratici (da soli alle regionali 2005), poi vicino a Di Pietro (con cui ha stretto un accordo elettorale alle politiche 2006, quindi Unione), è ora il paciere dell'alleanza tra Liberaldemocratici e Socialisti di Bobo Craxi (un clone della Rosa nel Pugno?), da cui è nata una lista che candida a sindaco Ambrogio Crespi.
Per l'occasione si è unita alla lista anche la pattuglia dei LeAli, monarchici già noti per aver provato la candidatura alle politiche senza tuttavia presentare firme, e già in contatto con i Liberali di Gabriele Pagliuzzi. Ondivaghi anche loro?
Crespi sarà comunque sostenuto anche da due liste sconosciute: "No ICI" (beata gioventù) e "Polo di Centro".

Cesare Fracca, leader dei "trenta-quarantenni" nati da una lettera al Corriere della Sera, è candidato con il suo movimento, Vivere Milano. Tra le liste civiche, è quella ad aver goduto di maggiore visibilità mediatica.

Giorgio Ballabio, noto organizzatore di eventi notturni e culturali, guida un'altra lista civica, La Tua Milano, che punta su pochi programmi: traffico più scorrevole, grandissimi parcheggi fuori città, sportello di contatto coi cittadini e via i mendicanti dalle strade.

Candidati minori sono l'ex ciclista (ed ex Udc) Sante Gaiardoni (lista omonima: nel programma, più sport e anche più Viagra), Roberto Bianchessi (Italia futura), Guido Marzani (Progresso sociale) e Roberto Formigoni (non è il presidente della Lombardia ma un omonimo alla guida di "Gaia Pacs").

Infine, la candidatura di Beniamino Saibene, che guida la lista civica più credibile, "Questa è una città", legata all'Associazione Esterni: più di dieci anni di attività culturale a Milano, tra cui il Milano Film Festival, sono un eccellente biglietto da visita per avere qualcosa di serio da dire, sull'idea della Milano di domani, al di là della mera presenza sulla scheda elettorale.




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30 aprile 2006

Sinistra plurale: Ferrante comunista, Penati moderato

Bruno Ferrante aveva detto che non avrebbe avuto alcun problema a sfilare assieme alla sua rivale Letizia Moratti durante il corteo del 1 maggio. Poi la CGIL-Scuola ha alzato le barricate contro l'ex ministro dell'istruzione e allora il neocompagno candidato sindaco ha pensato di cavalcare la sinistra radicale: ha dichiarato prontamente che la famiglia Moratti è nella categoria dei "padroni" e la festa dei lavoratori non ha a che fare con il padronato.
Marx a merenda.

Ben diverse le dichiarazioni del presidente della provincia, Filippo Penati, ex Pci ora Ds, che ha affermato: «Il Primo maggio è un rito civile, non è un corteo di una categoria che sciopera per il rinnovo del contratto. È una festa di libertà, come il 25 Aprile».
E a domanda diretta, se un manager possa partecipare al corteo, Penati si è smarcato decisamente da Ferrante, dicendo: «Ben venga l’amministratore delegato se condivide il fatto che è nella libertà che si celebra il lavoro, che nella democrazia si progredisce».




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29 aprile 2006

Castagnetti, Castagnaccio

19:58 Prodi: "... Però si chiama Franco, il nome conta"

Il leader dell'Unione Romano Prodi, a proposito della situazione caotica al Senato, ha chiesto spiegazioni a Pierluigi Castagnetti. Castagnetti gli ha riferito che la Cdl contesta le schede per la differenza tra Francesco e Franco: "Come se la differenza contasse qualcosa...". Ma Prodi ha replicato "eh no, cavolo, il nome conta, come è registrato all'anagrafe?". Castagnetti ha risposto "è registrato Franco". Prodi non ha commentato, ed è andato via.


Così sul sito di Repubblica.it nella cronaca della giornata di ieri al Senato. La lunga giornata del Franco o Francesco Marini, che non riesce a diventare presidente dell'assemblea.
Tra Scalfaro che sbaglia a leggere le schede, ammette l'errore, dichiara di stare male da ore alle due di notte, la CdL che non può che gongolare per questa figuraccia dell'Unione.
Per quanto riguarda il turista della democrazia Castagnetti, forse è abituato a finire tutto a lambrusco e parmigiano, ma sono convinto che se trovassero una scheda con scritto "Castagnaccio" non direbbe che non cambia niente.




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13 aprile 2006

Belfast Telegraph: l'Italia non finisce di stupire

E' curioso l'editoriale di ieri sul Belfast Telegraph, affidato al corrispondente da Roma Peter Popham.
L'argomento è il risultato elettorale italiano, il cambio della guardia tra il frizzante magnate dei media Silvio Berlusconi e il cauto professore di economia Romano Prodi.
Popham ce ne ha per tutti, l'effetto della lettura è l'impressione che l'Italia politica sia messa molto male.
Su Prodi il quotidiano più letto in Irlanda del Nord ha parole di fuoco:


He is a committed European, but while in Brussels his main focus always seemed to be Italy. Whenever possible he quit the Belgian capital for his base in provincial Bologna, enjoying the countryside on his mountain bike.

In sintesi: ha usato Bruxelles per tornare trionfatore in patria (e la sua patria è anzitutto la campagna emiliana).
Ma non è tanto Prodi il maggiore bersaglio del corrispondente, quanto i suoi rivali:


This academic background counted in his favour during his first stint as Italian Prime Minister, when he was seen as the antidote to his corrupt professional political rivals.

Tradotto: il professore di economia fu nel 1996 l'uomo giusto al posto giusto come antidoto alla corruzione rappresentata dal centro-destra. Non c'è male.
L'affondo verso Berlusconi non finisce qui. Un suddito della Corona non poteva farsi sfuggire l'opportunità di notare una curiosa coincidenza:


(..) the stunning news, just seven minutes after Mr Berlusconi's defeat became certain, that the most wanted mafioso in Sicily, the man from Corleone who has been capo di capi for 13 years and on the run for 30 more than that, had been arrested.

Uno pensa che la prudenza giornalistica imponga al limite un tono scherzoso, e invece no, il corrispondente del "Belfast Telegraph" non ha peli sulla lingua: a consentire l'arresto di Provenzano è stato un vuoto politico. Berlusconi collegato alla mafia perde le elezioni, sette minuti dopo il capomafia è catturato:


A political vacuum had opened up: Berlusconi, long tainted by his Mafia links, was on his way; and suddenly the biggest mobster of the lot was in the bag. Italy does not lose its capacity to amaze.

Non perdiamo la nostra capacità di stupire, quasi di affascinare. Dalla mafia alla mountain-bike, restiamo comunque italiani.




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11 aprile 2006

Al bar danno la colpa a Tremaglia

La CdL è in vantaggio di un senatore, mentre alla camera vince l'Unione per circa ventimila voti.
I risultati della circoscrizione estero, favorevoli all'Unione, assegnano a Prodi la maggioranza in entrambe le camere.

Questo è in sintesi il risultato delle elezioni politiche 2006. Il resto conta poco.
Conta poco, ad esempio, che prima Fassino e poi Prodi, quando mancavano ancora circa trenta sezioni di Lazio 2, e col senato assegnato alla CdL per un seggio di scarto, abbiano annunciato la vittoria: evidentemente erano consci che 30 sezioni di Lazio 2 non avrebbero spostato i voti, e che dall'estero le notizie erano per loro positive per un sorpasso al senato.
Dunque Scajola a Matrix ha esagerato parlando di golpe sudamericano. Magari si poteva aspettare ancora, ma erano quasi le tre del mattino e sotto la sede romana dell'Unione vi erano centinaia di militanti che desideravano un'anticipazione dai loro leader. E l'hanno avuta.

Fa effetto, stamane al bar, vedere ricomparire tutti i cidiellini scomparsi da un paio d'anni. Gente che fino all'altro ieri diceva che la situazione italiana è insostenibile, ora si riscopre di centrodestra, e ne è anche abbastanza orgogliosa.
Il barbiere ovviamente non si espone, mestiere difficile il suo; l'edicolante è triste solo perché la Mussolini non avrà parlamentari.
In metropolitana la gente torna a mostrare "Il Giornale", come non succedeva da anni.

Fa anche effetto, perché mostra tutto l'opportunismo italiano, sentire la base elettorale di centrodestra incazzarsi con Mirko Tremaglia: colui che ha voluto, fortissimamente, che gli italiani all'estero votassero.
Poi dicono che la politica è opportunista. Balle: non è più opportunista del popolo, in questo caso di centrodestra, che sperava che l'idea di Tremaglia fosse un modo per recuperare voti a destra e ora crede d'aver perso le elezioni proprio per colpa dei connazionali del Sud America e di chissà dove.
Balle, balle. Rispetto ai sondaggi, è vero, c'è stato un recupero strepitoso della CdL, ma ecco cosa succede a un ottuagenario che ha combattuto una questione di principio: gli vien data la colpa della sconfitta, quando avere il Paese spaccato in due è già una vittoria (numerica) per la CdL.

A questo proposito è curioso, comunque, sottolineare un paradosso: Prodi sarà probabilmente incaricato di formare il governo grazie a un'idea di principio fortemente voluta da un fascista.




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9 aprile 2006

Nervosismo a sinistra

C'è nervosismo nell'aria. Alla Casa del Popolo di Brugherio, dietro le bandiere di quasi tutti i partiti dell'Unione (compresa RnP, escluso PdCI), un po' si brindava anticipatamente, un po' ci si toccava i coglioni, ieri sera.
Gli amici di sinistra stan facendo gli scongiuri ed evitano di parlare di politica, per loro il "momento di riflessione" è letterale, non li porti sul duello Prodi vs. Berlusconi nemmeno se li paghi.
I quotidiani di tutto il mondo (vedi NewsGoogleIt e sfoglia in basso le varie lingue) puntano sulla figura di Berlusconi per parlare di queste elezioni: "ancora al potere... o in prigione", titola l'Indipendent in Gran Bretagna.
Su Macchianera è aperto il dibattito tra il tenutario del blog, Gianluca Neri, che ha già fatto professione d'astensione, e gli altri possessori di password, che non ci vanno giù teneri.
Ad esempio, "The Petunians" scrive: "Il primo che “io non voto uno come Prodi” e poi Prodi perde e quello si lamenta di Berlusconi, vado lì e gli dò una manata sulla nuca che la racconta ai nipoti".

Altri blog sparsi nella rete sono dello stesso tono: se Prodi non vi va bene, e vi astenete, non lamentatevi dopo, ci rivediamo nel 2011.
E' una vera chiamata alle armi. La pacatezza e la remissività con cui Prodi ha cercato d'impostare la sua campagna elettorale vanno a ramengo, riaffiora l'odio per l'avversario pelato, nano, ladro eccetera. L'ex eurodeputato di Rifondazione Dacia Valent, che ora invita a votare PdCI anche se preferirebbe la rivoluzione, ci va giù duro: vuole leggi ad (o meglio, contra) personam, vuole una galera per "tutti i membri del disciolto governo delle destre", la "dissoluzione ad aeternum di LN, FI e AN", e via esplodendo.

C'è nervosismo a sinistra. E credo che ciò sia dovuto a una consapevolezza molto difficile da digerire per i comunisti e i diessini: la consapevolezza che l'Unione, se vince, vince con voti di destra. Vince con tanti Montanelli che si sono stancati della CdL (ne conosco sei o sette) e voteranno la Margherita o la Rosa nel Pugno. Vince con tanti ex disillusi, ex astensionisti di professione, ex "la politica non m'interessa", ex "non voto perché non serve", che voteranno la Rosa nel Pugno (ne conosco una decina). Se vince.
E' quindi un nervosismo double-face. Da una parte la chiamata alle armi contro il "nano", dall'altra la chiamata alle armi per i partiti di sinistra, perché la critica degli astensionisti à la Gianluca Neri è una critica da sinistra, il loro astensionismo farà mancare voti a Prc, Verdi, PdCI e Ds, favorendo indirettamente il centro dell'Unione (Prodi, i poteri forti, l'alta borghesia) e i liberal-liberisti della Rosa nel Pugno: il siparietto a Ballarò tra Fausto Bertinotti e Emma Bonino sulla questione Alitalia, ecco cosa temono maggiormente gli elettori di sinistra.

E si toccano, e scongiurano. Intanto l'Italia vota: 17% d'affluenza a mezzogiorno.




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8 aprile 2006

Al Paese serviva un movimento nuovo

I primi sconfitti di queste elezioni sono i liberali puri. Quelli che cercavano di dare un movimento liberale, intendo: RL e PLI, tanto per fare nomi.
I Riformatori Liberali sono sconfitti perché si presentano solo al senato e solo in tre regioni, il che equivale a zero virgola. Avranno uno o due deputati, cioè niente: giusto il necessario per un po' di finanziamento pubblico. Non hanno solo aderito alla CdL ma hanno stretto un patto quasi personale con Berlusconi: votarli significa votare per chi nella CdL può interpretare il liberalismo senza compromessi, ma Della Vedova (da solo o in coppia con Calderisi) non potrà evitare tali compromessi.

Il Partito Liberale è in una situazione ancora peggiore, anche se sarà più presente di RL: quattro circoscrizioni alla camera e quattro regioni al senato. In compenso, nessun "posto al sole" dentro le liste di Forza Italia, il che ha determinato un comunicato di rottura con la CdL (non rispettato in Lombardia) e l'oscuramento totale nei media, a parte qualche tribuna elettorale poco seguita.

E' naturale che gli elettori istintivamente liberali si stiano rivolgendo ad altri partiti. Che credibilità possono avere due partiti destinati a raccogliere, insieme, meno dell'1%, l'uno perché presente solo in tre regioni e schiacciato dalla propaganda della Rosa nel Pugno, l'altro perché diretto da eminenti personaggi della Prima Repubblica.
Gli elettori liberali che non vogliono Prodi al governo voteranno Forza Italia e Fini (anche "contro" la stessa AN), ma ci sono anche elettori in grave difficoltà perché, ammettiamolo, Berlusconi ha stancato.

In questi giorni continuo a parlare con persone che sono fortemente indecise, che in altre condizioni voterebbero a occhi chiusi per il centrodestra ma stavolta non se la sentono. Molte sono le simpatie per Fini, ma "se voto Fini andrà al governo Berlusconi", mi dicono per giustificare il loro voto alla Rosa nel Pugno.
Incoerenza? No: Rnp e Fini sono accomunati dal pragmatismo e da un progetto mentale del tutto liberale. Rnp sarà la spina nel fianco dell'Unione, è certo. Chi voterà Rnp voterà, in un certo senso, contro l'Unione, perché Rnp avrà quei venti deputati in grado di rompere i coglioni a Prodi e ai suoi alleati di estrema sinistra.

E così, ecco che il segretario proveniente dal Msi e i radicali non sono più incompatibili. Misteri di una politica malata e di una legge elettorale che ingabbia le posizioni non maggioritarie all'interno dei due schieramenti.
Questa era la splendida occasione per dare all'Italia un'alternativa di autonomia liberale. Non ho sondaggi ma nella mia cerchia di conoscenze ci sono almeno quindici persone che, per un motivo o per l'altro, voteranno per un partito dell'Unione (Rnp, tutte quante) ma idealmente vorrebbero votare per il centrodestra.
Tutte quante avrebbero preso in seria considerazione un partito di orientamento liberale fuori dagli schieramenti. Sappiamo che sarebbe stata una fatica immane: niente soldi, quando i soldi sarebbero stati indispensabili, e sbarramenti apparentemente impossibili.
Ma solo apparentemente. Una buona campagna di sensibilizzazione, ne sono convinto, avrebbe portato al successo (cioè a una qualche presenza parlamentare) una lista di quel tipo. A due condizioni, però: che fosse innovativa nel nome e nelle idee e che fosse guidata da persone oneste, capaci, nuove.

Non è tardi. Anche se non si può far più niente per le elezioni politiche, si può ancora fare qualcosa dalle amministrative in poi. Ma bisogna partire immediatamente. Ricordatevi: colori innovativi, nome nuovo, persone in gamba e serie, giovani e motivate. Poteva essere una realtà, è sfumata perché i liberali italiani sono guidati da gente incapace anche solo di scrivere un comunicato stampa che non superi le cinque righe, figuriamoci se capace di questo coraggio.

Per il momento, buon voto. Ma da martedì ci dobbiamo dare una mossa e dobbiamo farci un culo così.




permalink | inviato da il 8/4/2006 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


7 aprile 2006

A parità di condizioni?

Notizia numero uno.


(home page di Kataweb.it, 7 aprile ore 19:30)

Da quando Berlusconi ha usato quella parolaccia, "coglioni", l'home page di Kataweb.it (gruppo Repubblica-Espresso) è dominata dalla simpatica iniziativa delle fotografie degli "orgoglioni".

Notizia numero due.

Su Google.it digitate "fallimento" e poi cliccate su "mi sento fortunato": si aprirà la biografia ufficiale di Silvio Berlusconi.
Digitate ora "failure" e poi cliccate su "mi sento fortunato": si aprirà la biografia ufficiale di George Bush.




permalink | inviato da il 7/4/2006 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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